Campo largo, la paura di perdere vale più delle differenze politiche

Un’alleanza costruita più sull’antigovernismo che sulle proposte

«’A paura fa nuvanta e chi s’ ’a piglia fa nuvantuno». Dice l’antica saggezza napoletana. E il cosiddetto campo largo, o camposanto che dir si voglia, deve essersela presa davvero grande se – come scrivevano tutti i quotidiani ieri mattina – temendo che le politiche possano essere anticipate in primavera, ha deciso di dare un colpo di accelerata, annunciando: la presentazione del programma al massimo entro un mese; che le primarie si faranno entro febbraio; e, terzo, che l’area centrista sarà rappresentata da Italia Viva, Più Europa, Progetto Civico di Onorato e Più Uno di Ruffini e Gabrielli.

L’accordo sarebbe stato raggiunto in sole tre ore con una call fra la leader del Pd, Schlein, il capo dei 5S, Conte, e i portavoce di Avs, Bonelli e Fratoianni, che così hanno giustificato la loro assenza dalla piazza. Sarà vero? Può darsi, ma probabilmente – alla luce delle lungaggini precedenti – pur se preferiscono (e giustamente) non renderlo noto, la verità è che si tratta della prima conseguenza del fatto che finalmente – scartando «fior da fiore» – sembrano essere riusciti a trovare qualcuno che, seppure da dietro le quinte e magari anche senza volerlo, è riuscito a metterli d’accordo.

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Youssef Siher e il Movimento 17 ottobre

Una sorta di federatore e, fors’anche – su proposta di Lucano – potenziale candidato alle prossime politiche con Avs. Quel Youssef Siher, trentenne ricercatore in geopolitica e giornalista freelance, che ha collaborato con «Il Fatto Quotidiano» e «Il Foglio».

Italiano di origini marocchine, residente nel Bresciano, finito al centro delle cronache giudiziarie dell’ultimo mese perché ritenuto dagli investigatori mente e fondatore del «Movimento 17 ottobre», un sito online costituito sui social sull’onda degli scontri di Milano e che ha dato il meglio di sé, in fatto di violenze, ruberie, devastazioni di negozi e aggressioni alle forze dell’ordine, così come da indicazioni diffuse da lui attraverso i propri canali online, durante le pseudo-dimostrazioni contro il carovita (?). Del quale, però, hanno parlato soltanto dopo giornalisti e giornali mainstream – per giustificare le violenze – e non certo i manifestanti (in tutt’altre faccende affaccendati), dopo la «battaglia» di sabato 17 ottobre.

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Fermato prima di aver avuto il tempo di accendere i nuovi fuochi d’artificio, il sabato successivo, indicando – come aveva promesso di fare via web – ai suoi «seguaci» le piazze da attaccare, dopo che le prime si erano preventivamente riempite di militari e forze dell’ordine per evitare gli scontri, è stato condotto alla Procura di Milano, dove il pm, ritenendolo il principale responsabile degli incidenti, ha deciso di chiedere per lui l’applicazione di misure cautelari, imputandogli l’istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo.

La decisione della gip e le reazioni politiche

Richiesta respinta dalla gip milanese Landoni che precedentemente (alla faccia della terzietà delle toghe) aveva firmato appelli pro Palestina, non esistendo, a suo parere, indizi di colpevolezza, tantomeno pericolo di fuga e neanche il rischio d’inquinamento delle prove.

Non un istigatore alla violenza, quindi, ma un’anima pia e pacifista indomabile, contrariamente a quanto si dedurrebbe dalla lettura dei suoi post in chat. Ciò nonostante, però, per quanto scarcerato, resta indagato insieme alla moglie per gli stessi reati di cui sopra.

Il che ne fa un benemerito del camposanto e qualcuno già comincia a pensare a lui come potenziale candidato alla Camera (magari per potergli assicurare l’immunità parlamentare). Basta riflettere sulle «feroci proteste» levatesi dalla sinistra contro la richiesta di misure cautelari della Procura milanese che, peraltro, pensa d’impugnare la decisione della gip Landoni, e sull’intenzione (nota a tutti e confermata dall’accordo di venerdì, sempre che sia effettivo) che pervade il camposanto di aggregare, pur di vincere, tutti gli avversari della Meloni (anche a costo di non poter governare, causa disaccordo totale sulle cose da fare, ndr) per averne consapevolezza.

Il 71% degli italiani contrario alla scarcerazione

Ma il 71% degli italiani si dice contrario alla scarcerazione. Lo rileva l’analisi «Spin Factor» per Adnkronos al termine del monitoraggio dei contenuti social del 26-28 ottobre e lo stesso 71% dice «no» alla violenza, agli agitatori di piazza e ai loro spalleggiatori vari ed eventuali.

Ma se a Napoli – che, ancora una volta, ha saputo distinguersi dai facinorosi – sono state distribuite sfogliatelle alla polizia, e a Torino, davanti al cordone di polizia, un ragazzo si è inginocchiato per chiedere alla compagna di sposarlo, a Roma, Bologna, Torino e nelle altre città non sono mancati cortei con scontri e feriti e sulla tangenziale di Milano sono riapparsi i soliti intolleranti messaggi trasudanti odio e istiganti alla violenza contro «Salvini appeso» e contro «Meloni appesa», che non possono essere sottaciuti.

Chi manifesta legittimamente non ha nulla a che vedere con chi alimenta il clima di intimidazione e minaccia. La verità è che, come tutti i cattivi maestri, anche Siher ha lasciato il segno. Checché ne dica la gip Landoni.

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