Tra Pd e Palazzo Chigi anche uno scambio diretto di messaggi
La mano tesa di Elly Schlein a Giorgia Meloni spacca il campo largo. La premier apre al confronto, mentre Giuseppe Conte e Angelo Bonelli prendono subito le distanze e dentro Avs cresce il malumore. La lettera pubblicata giovedì 17 settembre dalla segretaria del Pd, nata per proporre una collaborazione su clima ed energia e sull’utilizzo di 14 miliardi di euro, finisce così per accendere una discussione politica tra le forze che lavorano alla costruzione dell’alternativa al centrodestra. Nella notte Schlein prova a circoscrivere la portata della propria iniziativa: «Io ho fatto solo delle proposte, non c’è nessuna mano tesa».
Sul tavolo ci sono le risorse che l’Italia potrebbe utilizzare entro il 2028 per accelerare la transizione energetica. Schlein propone cinque direttrici: due miliardi per il Conto Termico, tre per la riqualificazione energetica degli alloggi popolari, quattro per sostenere le imprese nella conversione dei processi produttivi, tre per metropolitane e trasporto rapido di massa e due per reti elettriche, sistemi di accumulo e infrastrutture di ricarica. «Come Partito Democratico siamo disponibili al dialogo su come utilizzare queste risorse al meglio», scrive la leader dem, chiedendo un «confronto costruttivo» sulle politiche per clima ed energia.
Meloni: «Approfondirò senza pregiudizi»
Da Oslo Giorgia Meloni non chiude la porta. «Intendo approfondirla senza pregiudizi», dice la presidente del Consiglio, aggiungendo: «Se ci saranno delle proposte utili le prenderò in considerazione».
Meloni punta poi sul Piano casa e sulle precedenti critiche arrivate dal Pd: «Il piano casa era fuffa», ricorda a proposito della posizione dei dem. Poi sottolinea il cambio di impostazione che intravede nella proposta di Schlein: «Oggi si chiede di metterci più risorse». E conclude: «Mi accontento per ora dell’implicito riconoscimento del lavoro che abbiamo fatto fin qui».
Tra Meloni e Schlein, secondo Repubblica, dopo la lettera ci sarebbe stato anche uno scambio diretto di messaggi. Il confronto sul dossier energetico resta aperto, mentre le reazioni più dure arrivano dagli alleati del Pd.
Giuseppe Conte rivendica innanzitutto i precedenti tentativi di confronto con Palazzo Chigi: «Io ho proposto a questo governo varie forme di collaborazioni, sul salario minimo ad esempio». Ma sul presente la posizione cambia: «Oggi non ci sono le condizioni per lavorare insieme». Il presidente del Movimento 5 Stelle contesta inoltre le scelte del governo sulle trivellazioni e conclude chiedendo che Meloni lasci Palazzo Chigi.
Bonelli: «Questa mano tesa è incomprensibile»
Ancora più netto Angelo Bonelli. Dopo aver contestato le politiche climatiche ed energetiche dell’esecutivo, il leader di Europa Verde va direttamente sulla scelta di Schlein: «Questa mano tesa a lavorare insieme è incomprensibile». Quindi indica la linea che, a suo giudizio, dovrebbe seguire l’opposizione: «Dobbiamo fare solo opposizione a un governo che fa male all’Italia. E costruire l’alternativa».
Il malumore non riguarderebbe soltanto Bonelli. Secondo Repubblica, l’iniziativa di Schlein non sarebbe stata condivisa preventivamente con gli alleati e avrebbe irritato anche Nicola Fratoianni. Dentro Avs la tempistica viene giudicata almeno «intempestiva». Sullo sfondo c’è inoltre il lavoro avviato dalle forze del campo largo su una proposta unitaria sull’energia, annunciata pochi giorni prima proprio da Bonelli.
Schlein: «Nessuna mano tesa»
Le critiche sorprendono il Nazareno e spingono Schlein a chiarire la propria posizione. «Io ho fatto solo delle proposte, non c’è nessuna mano tesa», dice la segretaria ai suoi. Per la leader dem il punto è decidere come utilizzare i 14 miliardi disponibili, mentre gli alleati contestano soprattutto il metodo seguito. La mano tesa diventa così una mano fantasma: Schlein dice di non averla mai allungata. Eppure Meloni l’ha raccolta e nel campo largo qualcuno l’ha pure sentita.




