L’Italia difende i confini, la Spagna risponde con gli insulti. Tajani: «Reazione aggressiva»

Schengen, l’Italia conferma la proroga dei controlli

L’Italia fa il proprio dovere, la Spagna perde la misura. Il governo Meloni proroga i controlli perché, secondo le verifiche del Viminale, restano rischi concreti per la sicurezza interna. Da Madrid, anziché una risposta nel merito, arrivano accuse e giudizi offensivi contro le istituzioni italiane. Una scelta legittima e motivata viene così trasformata dal governo spagnolo in un caso politico, con toni che superano abbondantemente il normale confronto tra due Paesi europei.

Roma ha deciso di mantenere per altri 15 giorni il blocco dell’accordo di Schengen con la Spagna dopo l’ondata migratoria di fine luglio a Ceuta. A comunicare la proroga alla Commissione europea e agli altri governi dell’Unione è stato Matteo Piantedosi. Il provvedimento arriva dopo la riunione del Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere e viene giudicato «necessario» dal Viminale.

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Il governo italiano non arretra

La valutazione del ministero dell’Interno non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Rimangono elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche». Il governo ha quindi scelto di continuare con i controlli, anteponendo la sicurezza dei cittadini.

Ed è proprio la reazione spagnola a segnare il vero salto di livello. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha definito la decisione italiana «assurda», «inutile» e «una vergogna perché mina lo spirito, la filosofia di ciò che significa essere partner europei». Una critica già durissima, alla quale si è aggiunto un attacco diretto ai vertici dell’Esecutivo italiano.

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Albares ha sostenuto che il provvedimento sarebbe legato alla «politica interna» e ha accusato Giorgia Meloni e Antonio Tajani di non comportarsi come «leader europei all’altezza della situazione». Ha inoltre ricordato che l’Italia registra «il doppio degli ingressi irregolari rispetto alla Spagna». Madrid è libera di contestare la scelta italiana, ma distribuire patenti di europeismo ai vertici di un Paese alleato è un’altra cosa.

Viene quasi da pensare che a irritare Madrid sia stata proprio la fermezza mostrata da Roma. Il governo italiano, invece di ammorbidire la propria posizione per evitare uno scontro diplomatico, ha scelto di tenere il punto sulla sicurezza e di assumersi fino in fondo la responsabilità della decisione. Un atteggiamento che evidentemente il governo spagnolo non ha gradito, se la risposta è arrivata con toni tanto duri e personali.

Tajani respinge l’attacco di Madrid

La replica della Farnesina non si è fatta attendere. «L’Italia applica le regole e i Trattati europei con l’unico obiettivo di difendere la sicurezza delle frontiere e dei propri cittadini», ha affermato Tajani, definendo la reazione spagnola «fuori luogo, inappropriata e inutilmente aggressiva».

È questo il punto politico della vicenda. Il governo spagnolo può contestare la proroga e può adottare provvedimenti speculari, ma mettere in discussione la statura europea del presidente del Consiglio e del ministro degli Esteri italiano significa spostare lo scontro dal merito della decisione all’attacco personale.

A Palazzo Chigi e negli ambienti della maggioranza la durezza delle parole arrivate da Madrid ha provocato sorpresa. Nelle ultime ore l’Esecutivo attendeva infatti i dati necessari per decidere se mantenere o meno la misura e, secondo quanto riferito, le verifiche hanno confermato rischi ancora reali e consistenti. Meloni, nonostante gli attacchi ricevuti, non avrebbe intenzione di replicare pubblicamente.

Madrid prepara la risposta

La Spagna si muove intanto sul piano delle contromisure. Il governo iberico aveva introdotto l’8 agosto controlli sui viaggiatori italiani in risposta al primo provvedimento adottato da Roma e, secondo l’agenzia Efe, sarebbe pronto adesso a prolungarli fino all’8 ottobre. La scadenza potrebbe comunque essere modificata qualora cambiassero le «circostanze» che hanno determinato la misura.

Parallelamente, il dossier migratorio continua a occupare una parte rilevante dell’agenda europea. Giorgia Meloni ha avuto un colloquio con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e ha «accolto positivamente l’inclusione all’ordine del giorno» del Consiglio Ue «di un dibattito strategico sull’immigrazione, che consentirà di fare il punto sul nuovo approccio europeo al contrasto dell’immigrazione irregolare, sulle soluzioni innovative e sull’attuazione del nuovo regolamento sui rimpatri».

Palazzo Chigi ha inoltre indicato come priorità il rafforzamento del controllo delle frontiere esterne e il consolidamento dei rapporti con i Paesi di origine e di transito. È la linea che il governo Meloni porta avanti da tempo e che intende continuare a difendere anche in Europa.

La Spagna è libera di non condividerla. È libera anche di rispondere con proprie misure. Molto meno accettabile è trasformare una decisione italiana, motivata ufficialmente da ragioni di sicurezza, in un’occasione per colpire personalmente Meloni e Tajani. Roma ha spiegato perché proroga i controlli. Madrid, invece, ha scelto di alzare il tono dello scontro. Ed è proprio su questo terreno che il governo spagnolo ha finito per perdere la misura.

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