Ranucci porta la Rai in tribunale: ricorso contro la rimozione da Report

La difesa punta all’immediata reintegrazione del giornalista

Un ricorso urgente per ottenere la revoca del provvedimento della Rai e la reintegrazione di Sigfrido Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report. È l’iniziativa depositata questa mattina davanti al tribunale del Lavoro di Roma dalla difesa del giornalista.

«Con il ricorso viene chiesto al Tribunale di accertare, in sede cautelare, l’illegittimità del provvedimento e di ordinarne la revoca, con l’immediata reintegrazione di Ranucci nelle funzioni di autore e conduttore di Report», spiega l’avvocato Roberto De Vita in una nota. L’atto è firmato dai professori Franco Focareta, Franco Scarpelli e dall’avvocato Stefano Rossi, componenti del più ampio team legale dello studio De Vita.

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Le due scadenze indicate dalla difesa

La richiesta d’urgenza viene motivata anche con due scadenze ormai vicine: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione di Report.

La difesa contesta «radicalmente le ragioni indicate dalla Rai a fondamento della decisione». Nella nota vengono richiamate espressioni come «obiettiva situazione di incompatibilità», «continue pressioni» e «percezioni di opacità, commistione e interferenze», che secondo i legali «non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto (tantomeno già accertato) e riferibile a Ranucci, né dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione».

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«A fronte della formale richiesta di conoscere fatti – prosegue la nota –, circostanze e documenti posti alla base di valutazioni tanto gravi sulla credibilità, sull’autorevolezza e sull’indipendenza professionale del giornalista, la Rai ha ritenuto di non fornire ulteriori chiarimenti né alcun supporto documentale».

Le presunte pressioni politiche richiamate nel ricorso

Il ricorso ricostruisce inoltre il contesto nel quale, secondo la difesa, sarebbe maturata la decisione aziendale. I legali richiamano alcune prese di posizione pubbliche di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report.

È sulla base di questi elementi che la difesa sostiene l’esistenza di presunte pressioni politiche. Secondo i legali, «la successione temporale e la convergenza di tali circostanze, unitamente alla genericità delle motivazioni fornite dall’Azienda, delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante».

Si tratta quindi della tesi prospettata nel ricorso, sulla quale sarà il giudice a pronunciarsi. Nell’atto vengono richiamati anche i principi costituzionali ed europei posti a tutela della libertà di informazione, gli obblighi derivanti dal contratto di servizio Rai e dal Codice Etico aziendale, oltre alle garanzie introdotte dall’European Media Freedom Act.

La richiesta al tribunale

«Non si chiede al Giudice di entrare nelle scelte editoriali della Rai. Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione», conclude la nota.

Sempre secondo la difesa, «è una questione che riguarda Sigfrido Ranucci, ma riguarda anche il confine che deve esistere, in una democrazia, tra il potere politico e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo e del giornalismo d’inchiesta».

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