Per Pd, M5s e Avs è lesa maestà: autonomia solo quando conviene
Alla fine la Rai ha deciso. Dopo gli accertamenti interni e la consegna delle risultanze del Comitato Etico, l’azienda ha ritenuto di cambiare la conduzione di Report. Una scelta che rientra pienamente nelle sue prerogative, ma che per una parte della politica è già diventata l’ennesima prova di una presunta deriva autoritaria.
Dalla prossima stagione Sigfrido Ranucci lascerà il posto a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, «giornalisti selezionati e vincitori del concorso Rai» e scelti per professionalità ed esperienza sul campo. A Ranucci, attualmente vicedirettore ad personam, vengono offerte tre possibilità: Rainews, Tg3 oppure un ufficio di corrispondenza.
La decisione arriva dopo che il 13 agosto l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha ricevuto gli esiti dell’indagine del Comitato Etico. La Rai ha quindi svolto i propri accertamenti, valutato la situazione e ritenuto che non fosse più opportuno proseguire con lo stesso assetto. È esattamente ciò che un’azienda deve poter fare: gestire risorse, ruoli e programmi secondo ciò che considera migliore, nel rispetto di regole e procedure.
La scelta può essere criticata, ma altra cosa è trasformarla automaticamente in censura. Ancora più singolare è vedere esponenti politici pretendere di stabilire chi debba condurre una trasmissione, quasi spettasse ai partiti amministrare la Rai. C’è chi probabilmente avrebbe difficoltà persino ad accendere un televisore e tuttavia si sente titolato a impartire lezioni sulla gestione del servizio pubblico.
Ranucci e la redazione non ci stanno
Da Favignana, dove partecipa a una due giorni di appuntamenti pubblici, Ranucci annuncia battaglia: «Il mio non è un addio, non condurrò Report ma condurrò la battaglia più importante della mia vita per la libertà di stampa». Parla di un mondo governato da «persone mostruose e vigliacche» che non tollerano giornalismo libero e magistrati indipendenti e attacca la scelta dei nuovi conduttori, che a suo giudizio «mortificano le professionalità che per 30 anni hanno fatto la storia di Report».
Gli storici inviati definiscono la decisione «completamente irricevibile», sostengono che Presutti e Piervincenzi non rappresentino storia e valori del programma e annunciano l’intenzione di dimettersi in blocco. Il direttore Approfondimento Paolo Corsini indica Bernardo Iovene e Giulio Valesini come capi autori e punti di riferimento della redazione, ma entrambi rifiutano. Report, però, resta un programma Rai. Non appartiene al suo conduttore né alla redazione, che può contestare le decisioni ma non rivendicare un diritto di veto sulle scelte aziendali.
Anche il Cda si divide. Simona Agnes, Federica Frangi e Antonio Marano difendono la sostituzione, assunta «nell’interesse dell’azienda» per tutelare immagine di Report e credibilità della Rai. Sostengono inoltre che siano state rispettate regole, procedure e competenze previste dalla governance.
Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale definiscono invece «dissennata» la scelta e si dissociano dalle eventuali conseguenze legali ed economiche, denunciando il mancato coinvolgimento del Cda. Il legale di Ranucci annuncia già battaglia «in ogni sede».
Ed ecco «golpe» ed «editto Meloni»
Sul terreno politico torna il repertorio ormai consueto. Barbara Floridia del M5s parla di «un vero e proprio golpe» e paragona la vicenda all’«editto bulgaro di Berlusconi», ribattezzandolo «Editto Meloni». Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs sostengono che la destra abbia usato la vicenda dell’attentato per «far demolire Report». Per Sandro Ruotolo del Pd «era già tutto scritto», perché la destra sarebbe «insofferente al controllo del giornalismo».
Il salto logico è evidente: cambia un conduttore, Report resta in onda, arrivano due giornalisti interni e immediatamente ricompaiono golpe, editti e allarmi democratici. A furia di evocare censura e regime ogni volta che viene toccato uno dei propri riferimenti, il centrosinistra rischia di svuotare quelle parole di qualsiasi significato. Fratelli d’Italia accoglie invece positivamente la scelta e auspica che Report torni a fare «il suo vero mestiere», il giornalismo d’inchiesta. Matteo Salvini commenta: «Giusto così. Ora si faccia chiarezza».
I parlamentari della Lega in Vigilanza Rai respingono le accuse: «Altro che “editto Meloni” o “golpe”». Difendono la correttezza del percorso seguito, ricordano che Report continuerà ad andare in onda e sostengono che la Rai, dopo il danno reputazionale subito, avesse il diritto e il dovere di tutelarsi. Contestano inoltre qualsiasi pretesa di veto da parte della redazione: «La Rai non può essere tenuta in ostaggio da nessuno».
Ranucci può contestare la decisione, la redazione può protestare e le opposizioni possono criticare. Ma la Rai deve poter scegliere come organizzarsi. Ha svolto i propri accertamenti e ha deciso di cambiare. Se avrà fatto bene o male lo diranno i risultati. Trasformare subito tutto nell’ennesimo «golpe» o «editto Meloni», mentre Report resta regolarmente in onda, racconta soprattutto il riflesso politico di chi protesta.




