Domenico Caliendo, i periti: «Con il Berlin Heart sarebbe stato ritrapiantabile»

L’avvocato PEtruzzi: «Contestare l’omicidio volontario»

«Se entro 72 ore fosse stato collegato al Berlin Heart, Domenico sarebbe stato ritrapiantabile». Da questo passaggio della perizia parte la richiesta dell’avvocato Francesco Petruzzi alla Procura di valutare «l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto del colposo».

«Avrebbe avuto una percentuale di riuscita di oltre il 70%, lo scrivono i periti del gip nella loro relazione di 553 pagine, per questo chiedo che la Procura valuti l’ipotesi di contestare l’omicidio volontario al posto del colposo», afferma il legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto a causa di un trapianto di cuore fallito eseguito all’ospedale Monaldi di Napoli il 23 dicembre 2025.

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«Deve rilevarsi che il VAD (Berlin Heart Excor) – si legge nella perizia – quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d’organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore a quello garantito dall’Ecmo».

Il 17 febbraio si rese disponibile un altro cuore per Domenico, ma a quel punto le condizioni dei suoi organi, già dalla metà di gennaio a causa dell’Ecmo, erano tali da renderlo inadatto al ritrapianto. «È pertanto possibile affermare, secondo i criteri della probabilità logica – spiegano i periti – che con il ritrapianto la probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine sarebbe stata significativa». Secondo i periti del gip, in caso di ritrapianto la sopravvivenza a medio e lungo termine di Domenico sarebbe stata superiore al 70%.

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«I periti sostengono che una cardiectomia anticipata può essere eseguita e che in caso di specie è stata eseguita prima dell’apertura del frigo box. Ma allora – si chiede l’avvocato Petruzzi – perché Guido Oppido nel diario clinico sottoscrive che l’ha fatto invece contemporaneamente all’apertura del frigo?».

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