Affitti brevi, Bruxelles prepara la stretta e fa inalberare quasi tutti

Bruxelles combatte il caro-casa restringendo la proprietà privata

Per combattere il caro-casa Bruxelles guarda ancora una volta ai divieti. La nuova proposta europea consente alle autorità locali di limitare gli affitti turistici nelle aree considerate sotto pressione abitativa, sollevando dubbi su proprietà privata, investimenti e reale efficacia della misura.

Il punto critico dell’Affordable Housing Act emerge proprio dalla soluzione scelta dalla Commissione. Di fronte a una crisi abitativa definita dalla stessa Bruxelles una «emergenza», il nuovo quadro europeo non parte dall’aumento dell’offerta di abitazioni, ma rende più semplice per Stati ed enti locali introdurre restrizioni sul mercato immobiliare. E non soltanto sugli affitti brevi: le misure potranno riguardare anche la compravendita di immobili non utilizzati come abitazione principale. Resta invece esclusa dalle restrizioni sulle locazioni turistiche la prima casa del proprietario.

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Bruxelles stabilisce inoltre una metodologia comune per individuare le aree «sotto stress abitativo». Potranno rientrarvi i territori nei quali il prezzo di un’abitazione media raggiunge almeno otto volte il reddito disponibile annuo pro capite. In linea generale dovrà essere verificato anche l’aumento del rapporto tra prezzi e redditi negli ultimi dieci anni, ma questo requisito cadrà quando l’indice raggiungerà quota dieci. Sarà inoltre necessario dimostrare che, senza misure, sia improbabile che la pressione abitativa si attenui nei tre anni successivi.

La cornice europea per introdurre le restrizioni

È quindi la Commissione a costruire i parametri entro i quali potranno essere giustificate nuove limitazioni, nonostante la politica abitativa continui formalmente a rimanere competenza degli Stati, delle Regioni e degli enti locali. L’Affordable Housing Act introduce infatti per la prima volta un quadro comune europeo per valutare le misure relative agli alloggi che incidono sul mercato unico.

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Teresa Ribera insiste sul fatto che «non stiamo imponendo obblighi» e spiega che Bruxelles si limita a «fornire una cornice giuridica». Ma è precisamente quella cornice a consentire alle autorità competenti di adottare misure sugli affitti turistici senza incorrere negli ostacoli legati alle norme del mercato interno, compresa la direttiva Servizi.

La contraddizione diventa ancora più evidente nelle parole del commissario all’Housing Dan Jorgensen. Da un lato riconosce che gli affitti brevi sono soltanto «una parte del problema in molte città» e ammette che le nuove norme sono «ben lungi dal risolvere tutti i nostri problemi. Tutt’altro». Dall’altro invita politicamente gli Stati a sfruttare il nuovo strumento: «Se non affrontate questo problema e i vostri cittadini lo considerano un problema enorme, allora probabilmente gli elettori ve lo faranno capire alle prossime elezioni».

Nessun obbligo formale, dunque, ma un’indicazione politica difficilmente equivocabile: Bruxelles prepara gli strumenti per restringere il mercato e sollecita governi e amministrazioni a utilizzarli. Il dossier, del resto, ha diviso anche il collegio dei commissari. Gli esponenti del Ppe presenti nell’esecutivo europeo erano orientati a eliminare gran parte delle misure inizialmente previste. Jorgensen è riuscito a mantenere la norma sugli affitti brevi, mentre altre indicazioni sono rimaste soltanto raccomandazioni proprio perché le politiche abitative restano di competenza nazionale.

Il centrodestra contro Bruxelles

Il centrodestra ha promesso battaglia al Parlamento europeo contro il nuovo impianto. Durissima la reazione della Lega, che parla dell’«ennesimo attacco di Bruxelles alla casa, alla proprietà privata e ai risparmi degli italiani» e ribadisce che «la casa è il frutto dei sacrifici di una vita e la proprietà privata non si tocca». Netta anche Fratelli d’Italia. «La Commissione sbaglia a procedere con la presentazione del Regolamento europeo sulla casa e alimentare le preoccupazioni dei cittadini già emerse in questi giorni», affermano gli eurodeputati Carlo Fidanza, Antonella Sberna e Denis Nesci. Gli esponenti di FdI entrano poi nel merito dell’impostazione scelta da Bruxelles: «Con l’attuale impostazione si comprime il diritto di proprietà, si invadono le competenze che spettano agli Stati membri, si mettono i territori uno contro l’altro». Forza Italia ha invece chiesto il ritiro o una riscrittura della proposta.

Pd e M5s chiedono più spazio agli interventi

Sul fronte opposto, il Partito democratico accoglie favorevolmente il provvedimento. Irene Tinagli, eurodeputata dem e presidente della commissione del Parlamento europeo per l’Housing, sottolinea che il regolamento «non vieta nulla, ma dà ai sindaci e ai governatori degli strumenti per poter intervenire».

«Ora la palla passa ai governi nazionali e agli amministratori locali: se non intendono fare nulla, ne risponderanno ai propri cittadini», aggiunge Tinagli.

Dario Nardella, che da sindaco di Firenze aveva bloccato le nuove locazioni turistiche brevi nell’area Unesco, invita invece il governo ad ascoltare i sindaci e annuncia che al Parlamento europeo si lavorerà affinché il regolamento venga «rafforzato» attraverso «strumenti più incisivi contro la rendita speculativa e sull’edilizia sociale».

Critico anche il Movimento 5 Stelle, ma dalla direzione opposta rispetto al centrodestra. I pentastellati definiscono il testo «deludente» e contestano l’assenza di vincoli: «Non c’è nessun obbligo ma un impegno delegato ai singoli Paesi che quindi rischia di restare solo sulla carta».

Il dossier casa era stato del resto uno dei temi sui quali i socialisti europei avevano insistito per sostenere il secondo mandato di Ursula von der Leyen. Il gruppo aveva ottenuto anche una commissione speciale sulle Politiche abitative e promosso un confronto con un’alleanza di sindaci, sostenuto dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.

La presidente della Commissione rivendica ora il provvedimento come il mantenimento di una promessa fatta agli europei sull’accessibilità economica delle abitazioni. Resta però il nodo di fondo: davanti a una crisi che lo stesso Jorgensen definisce un’«emergenza», Bruxelles sceglie come principale novità concreta una cornice che facilita nuove restrizioni sul mercato immobiliare, mentre il commissario competente ammette che gli affitti brevi costituiscono soltanto una parte del problema.

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