Banco del Mutuo Soccorso: la band che ha trasformato il prog in una lingua madre

La dimostrazione che la visione può trasformarsi in eredità

Il Banco del Mutuo Soccorso nasce nel 1968 da un gesto impulsivo di Vittorio Nocenzi: per ottenere un’audizione alla RCA inventa un gruppo che non esiste e lo costruisce in pochi giorni nella celebre «Stalla» di Marino, trasformata da fienile a laboratorio sonoro. Dopo i primi brani incisi per «Sound ’70», la formazione cambia volto al Festival di Caracalla del 1971, quando l’arrivo di Francesco Di Giacomo, Renato D’Angelo, Pierluigi Calderoni e Marcello Todaro spinge il Banco verso un progressive colto e teatrale.

Tra il 1972 e il 1979 la band firma una stagione irripetibile: l’esordio con copertina-salvadanaio, il concept «Darwin!», l’ingresso di Rodolfo Maltese, il passaggio alla Manticore di Emerson, Lake & Palmer, i tour europei con i Gentle Giant e gli album strumentali «Garofano rosso» e «…di terra», che fondono rock, jazz e musica classica. Il decennio si chiude con «Canto di primavera» e con il nome abbreviato della formazione in «Banco», ma la loro identità è già leggenda.

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La seconda vita tra svolte, revival e ferite

Negli anni Ottanta il Banco chiude la sua stagione prog con «Capolinea» e vira verso brani più essenziali, come in «Urgentissimo» e «Buone notizie», sostenuti dal ritmo percussivo di Karl Potter. Nel 1983 arriva «Banco» con «Moby Dick» e l’uscita di Gianni Nocenzi; seguono l’ingresso di Gabriel Amato, Sanremo con «Grande Joe» e un lungo stop discografico interrotto solo dal debutto solista di Di Giacomo. Il decennio si chiude con «Donna Plautilla». Negli anni Novanta la band recupera il nome completo, riscrive da zero i primi due album nel cofanetto «Da qui messere si domina la valle», pubblica «Il 13», avvia il progetto Acustico e porta il proprio repertorio in tour in Giappone, Messico, USA e Brasile.

Dal live giapponese nasce «Nudo». Il nuovo millennio vede «No palco» e collaborazioni prestigiose, ma nel 2014 la morte improvvisa di Francesco Di Giacomo segna una frattura profonda. Nocenzi risponde con «Un’idea che non puoi fermare», mentre nel 2015 la formazione si rinnova, subito colpita da due eventi drammatici: l’emorragia cerebrale di Nocenzi e la scomparsa di Rodolfo Maltese, che interrompono l’attività live e chiudono una fase cruciale della storia del Banco.

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La rinascita tra nuove formazioni e nuove visioni

Dal 2016 il Banco entra in una fase di ricostruzione: Vittorio Nocenzi rinnova la formazione con Marco Capozi, Augusto Zanonzini e Tony D’Alessio, chiudendo la parentesi con De Leo, Solieri, Sardo, Vacca e Ricci. L’anno dopo arriva la «Legacy Edition» di «Io sono nato libero», con il disco inedito «La libertà difficile» e il debutto del batterista Fabio Moresco. Nel 2019 la band firma con Inside Out Music e pubblica «Transiberiana», primo album di soli inediti dopo venticinque anni, ottenendo anche una candidatura ai «Progressive Music Awards».

Nel 2022 il Banco torna al concept con «Orlando: le forme dell’amore», ispirato all’Ariosto. Nel 2023 entra Michelangelo Nocenzi, ripristinando la tradizione delle due tastiere, mentre Dario Esposito sostituisce Moresco. La trilogia sull’esistenza umana si chiude nel 2025 con «Storie invisibili», anticipato dal singolo «Il mietitore»: un nuovo capitolo che conferma la capacità del Banco di reinventarsi senza perdere la propria identità.

2026: il prog che diventa rito civile

Nel 2026 il Banco del Mutuo Soccorso ha trasformato il proprio calendario live in un gesto culturale più che musicale. Le date annunciate in tutta Italia hanno mostrato una band che non si limita a suonare: costruisce esperienze, intreccia memoria e presente, rimette il pubblico al centro. Il momento chiave è il concerto di Ascoli Piceno, registrato per un vinile che includerà i nomi degli spettatori, quasi a sancire un patto generazionale tra la storia del prog e chi continua a seguirlo.

La stagione estiva ha ampliato questo percorso: il Banco è tornato sui palchi all’aperto con una serie di appuntamenti che hanno consolidato il 2026 come un anno di rinascita scenica. A luglio, la band ha suonato in rassegne dedicate al rock d’autore, mentre ad agosto ha riportato il proprio repertorio nei festival estivi e nei concerti, con tappe che hanno attraversato piazze storiche e arene all’aperto, confermando un pubblico trasversale e fedele. Tra collaborazioni, concerti-evento e un’estate vissuta come un pellegrinaggio musicale, il 2026 non è stato solo un anno di attività: è diventato un capitolo identitario della loro lunga avventura, un modo per riaffermare che il Banco non interpreta il prog: lo custodisce e lo rinnova, insieme alla sua comunità.

Il brano scelto: «750.000 anni fa… l’amore?»

«750.000 anni fa… l’amore?», il Banco scava nell’origine del sentimento umano come fosse una ferita antica. L’amore diventa un impulso primordiale, una scintilla che attraversa ere e sopravvive a tutto. Un brano che non guarda al passato: lo usa per colpirci nel presente.

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