Dal 2023 al 2026 oltre 12 miliardi di riduzioni di spesa dei ministeri
Meno spesa nei ministeri e adesso meno soldi per auto blu, missioni, consulenze e convegni. La nuova stretta da circa 100 milioni decisa a Palazzo Chigi non nasce dal nulla, ma rappresenta l’ultimo passaggio di un percorso di revisione della spesa che il governo Meloni porta avanti dal 2023, prima confermando gli obiettivi già fissati e poi aumentando le riduzioni.
Quando Giorgia Meloni arriva a Palazzo Chigi, nell’ottobre del 2022, trova infatti già sul tavolo la spending review impostata dal precedente governo. L’esecutivo decide di mantenerla e con la prima legge di bilancio vengono realizzate riduzioni per 883,1 milioni di euro nel 2023. Negli anni successivi, però, il governo non si limita a portare avanti il percorso ereditato e introduce nuovi interventi che si aggiungono progressivamente a quelli già in vigore.
Nel 2024 le riduzioni di spesa legate ai primi cicli di spending review arrivano a circa 1,62 miliardi. Al netto di alcuni reintegri intervenuti nel corso dell’anno, il risultato effettivamente conseguito si attesta poco sotto 1,58 miliardi. Ma è soprattutto dal 2025 che le cifre aumentano sensibilmente: alle riduzioni già operative, pari a circa 1,98 miliardi, la nuova legge di bilancio aggiunge altri 2,64 miliardi di minori dotazioni ai ministeri. Mettendo insieme gli interventi che operano nello stesso anno si arriva così a circa 4,62 miliardi.
Nel 2026 la stretta supera i 5 miliardi
La stessa dinamica prosegue nel 2026, perché le riduzioni decise negli anni precedenti non scompaiono con l’arrivo della nuova manovra, ma continuano a produrre i propri effetti. Circa 2,18 miliardi derivano dai primi cicli di spending review e altri 2,6 miliardi dalla legge di bilancio precedente. A questi il governo aggiunge ulteriori 354,9 milioni di riduzioni della spesa corrente dei ministeri, mentre la Presidenza del Consiglio deve contribuire al bilancio dello Stato con altri 50 milioni.
Nel 2026 gli interventi considerati in questa ricostruzione valgono quindi complessivamente circa 5,18 miliardi. I 404,9 milioni introdotti con l’ultima manovra non sostituiscono le riduzioni precedenti, ma si aggiungono a quelle ancora operative. È proprio questa sovrapposizione progressiva a mostrare la dimensione raggiunta dalla revisione della spesa: dagli 883,1 milioni del 2023 si passa a circa 1,62 miliardi nel 2024, quindi a 4,62 miliardi nel 2025 e a 5,18 miliardi nel 2026. Considerando gli effetti annuali delle riduzioni che si sono accumulate nel quadriennio, il totale arriva così a circa 12,3 miliardi.
Non significa che il governo abbia individuato e cancellato 12,3 miliardi di «sprechi», né che quella cifra costituisca un unico tesoretto. Si tratta della somma, anno dopo anno, delle riduzioni della spesa e delle dotazioni considerate nella ricostruzione. Ma è un dato che permette di leggere in una prospettiva diversa l’ultima decisione arrivata da Palazzo Chigi.
Ora tocca ad auto blu, viaggi e consulenze
Una direttiva firmata il 15 settembre dal segretario generale della Presidenza del Consiglio, Carlo Deodato, detta le indicazioni per la formazione del bilancio 2027 e chiede alle strutture interessate di muoversi secondo criteri di «prudenza ed essenzialità». L’obiettivo è arrivare a 100,9 milioni di risparmi nel 2027, praticamente il doppio dei 50,9 milioni previsti per il 2026.
La stretta riguarda ministri senza portafoglio, sottosegretari alla Presidenza del Consiglio e strutture di missione e questa volta interessa alcune delle spese più facilmente riconoscibili dai cittadini. Nel mirino ci sono auto di servizio, missioni, consulenze, convegni, rappresentanza e rimborsi. La direttiva prevede un taglio del 5% dei consumi intermedi, mentre per le missioni la riduzione arriva al 50%, con alcune eccezioni per gli impegni istituzionali. La spesa per le auto di servizio deve rispettare il limite del 30% rispetto ai livelli del 2011, mentre consulenze, convegni e rappresentanza restano sottoposti ai tetti previsti. Per i rimborsi degli organi collegiali viene indicato un massimo di 30 euro al giorno.
I cento milioni, dunque, rappresentano soltanto l’ultimo tassello di un percorso più ampio. Meloni parte nel 2023 mantenendo la spending review ereditata dal governo precedente, poi negli anni successivi aggiunge nuovi interventi a quelli già operativi. E mentre le riduzioni decise nelle precedenti manovre continuano a produrre i propri effetti, adesso le forbici arrivano ancora più vicino alla macchina di Palazzo Chigi.




