Nessuno può sentirsi esente: per la sicurezza serve l’impegno di tutti

Se occorre, dimostriamo di esserci usando il telefono per chiamare le forze dell’ordine

Dopo la pubblicazione, su queste colonne, all’indomani della «violenta protesta» di Bologna per la morte del marocchino Fakir e della guerriglia dei «No Tav» in Val di Susa contro i cantieri della linea Torino-Lione, di una mia nota sull’argomento, è arrivato un commento del commendatore Michele Pinto, che da quella nota prendeva spunto e, in parte, la contestava.

«Non mi appassiona – scrive – sentire (leggere) questo appiattimento di tutta la stampa di destra e di sinistra sulle vicende della sicurezza, mentre s’ignorano (penso volutamente) i problemi del caro carburante, con tutto quello che ne deriva sulla spesa delle famiglie. Oppure la legge sull’autonomia differenziata, oppure la crescita zero virgola. Oppure la nuova finanziaria. Certamente, per quanto riguarda l’informazione, non stiamo passando un buon periodo. D’altronde, quando l’informazione è concentrata nelle mani di poche persone, presenti anche nella maggioranza, questo è il risultato».

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Gli attacchi alle forze dell’ordine

Sapesse quanto poco appassioni il sottoscritto e, credo, anche tutti i colleghi, di destra o di sinistra, parlare di certi avvenimenti. Ma come si fa a tacere sugli oltre 190 feriti fra le forze dell’ordine – 70 nella guerriglia di Bologna e 120 negli assalti ai cantieri di Chiomonte –, sui sei mezzi di servizio danneggiati e a non rendersi conto che solo la prima stima dei danni prodotti ai cantieri ammonta a un milione di euro? E fin qui non ho parlato della sicurezza dei cittadini, bensì di terrorismo da condannare.

Eppure, nonostante la contestazione dei reati di devastazione e lesioni personali agli agenti, l’identificazione di 3.300 persone – molte delle quali provenienti da Francia, Belgio e Germania, con la regia del centro sociale Askatasuna di Torino – e l’emissione di 16 fogli di via e nove Daspo urbani, solo due dei fermati sono stati arrestati, mentre tutti gli altri sono stati rimessi in libertà. Si può tacere di tutto questo e girare la testa dall’altra parte? Ritengo di no.

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E fin qui – lo avrete notato – ho parlato solo di violenza contro le forze dell’ordine, continuamente sotto pressione, con il livello dello scontro sempre più alto e gli agenti sempre più in difficoltà al momento di scegliere cosa fare e come farlo, per non rischiare la pelle ed evitare di ritrovarsi anche indagati per aver fatto il proprio dovere.

La sicurezza dei cittadini

C’è, però, un altro aspetto di questa fenomenologia di eventi che non può e non deve essere sottaciuto: la sicurezza dei cittadini. Anche qui la realtà è tutt’altro che facile da sostenere. E per parlarne a fondo – tra maranza, baby gang, ragazzini armati ecc. – ci vorrebbe un saggio di centinaia e centinaia di pagine. Mi limiterò, quindi, soltanto a due eventi recenti, rappresentativi di tutti gli altri.

Il primo è avvenuto a Bari, dove Giuditta D’Elia, studentessa universitaria di 26 anni, è stata vittima di una brutale aggressione a calci e pugni nel parco Rossani, a opera di un gruppo di ragazzini dagli 8 ai 14 anni, fomentati e aiutati da due adulti: la madre e il compagno di due di quelli coinvolti nell’aggressione. Da ciò bisogna dedurre che, quando si dice che i ragazzini dovrebbero essere tenuti maggiormente sotto controllo dai genitori, bisognerebbe anche tenere conto di quali genitori si parla.

L’altro è il pestaggio di un 70enne per una pallonata tirata da un gruppo di ragazzini, che aveva rotto il vetro di una finestra di un circolo ricreativo a Grumo Nevano. L’episodio ha dato origine a un litigio tra un 18enne e il 70enne, che era intervenuto per fermarlo ma che, perdendo l’equilibrio, è caduto pesantemente sull’asfalto, battendo la testa. Quando era già a terra, il diciottenne gli ha sferrato un violento calcio al volto, lasciandolo immobile sul selciato, con una vistosa perdita di sangue dalla testa.

L’indifferenza che va combattuta

Ma il peggio è che tutto ciò normalmente avviene nell’indifferenza dei cittadini, che passano e se ne vanno, limitandosi, al massimo, a scattare fotografie da rilanciare sul web. Paura o disinteresse? Chissà, ma è proprio questo che va combattuto. Tacerne, purtroppo, non risolverebbe il problema, ma lo aggraverebbe. Così come il solo imprecare sui giornali contro il caro carburante non fermerebbe né la sua ascesa né la crescita dell’inflazione né il calo del Pil se, oltre alle imprecazioni, non taceranno le armi.

Quello che realmente servirebbe è fare fronte comune, mettendo per un attimo da parte gli interessi dei partiti e contribuendo tutti insieme a cambiare le carte in tavola, sia per la sicurezza sia per il caro-spesa delle famiglie. È giusto, però, ricordare che, nonostante il contesto generale negativo, la guerra non ha fermato la crescita del Pil, che a metà anno è arrivato al +0,8% e corre verso il +1%.

Ma occorrerebbe anche che quella parte ideologizzata dei giudici – che purtroppo esiste – la smettesse di disapplicare le leggi per antigovernismo e si decidesse ad applicarle. E che i cittadini si rendessero conto che, per difendere la sicurezza, bisogna collaborare tutti. Magari anche con una telefonata alle forze dell’ordine.

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