San Giorgio a Cremano, Villa Pignatelli di Montecalvo: da 14 anni prigioniera dell’acciaio

L’architetto Eduardo Russo: «Non possiamo aspettare ancora!»

Chi percorre Largo Arso, a San Giorgio a Cremano, la riconosce subito. Non per l’eleganza del suo monumentale portale in piperno o per la storia che custodisce da quasi tre secoli, ma per quell’enorme struttura metallica che da oltre quattordici anni ne avvolge la facciata. Dovevano essere opere provvisionali, installate per mettere in sicurezza una parte dell’edificio, ma con il passare del tempo sono diventate esse stesse il simbolo dell’immobilismo che circonda Villa Pignatelli di Montecalvo.

Un’immagine che stride con l’importanza della dimora, una delle più rappresentative tra le Ville Vesuviane del Miglio d’Oro. Costruita nella metà del Settecento, la villa racconta una stagione in cui l’aristocrazia napoletana trasformò il territorio vesuviano in un luogo di villeggiatura, cultura e rappresentanza, lasciando un patrimonio architettonico unico nel suo genere.

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Negli anni, inoltre, Villa Pignatelli è diventata anche un set cinematografico d’eccezione, scelta per produzioni come «Io speriamo che me la cavo», «Reality» di Matteo Garrone, «L’Immortale» e «Gomorra 5». Un luogo che continua a esercitare fascino sul grande schermo, mentre nella realtà attende ancora un progetto concreto di rinascita.

Un patrimonio che appartiene all’intera città

A raccontare il valore della villa è l’architetto Eduardo Russo, promotore del Comitato per Villa Pignatelli di Montecalvo e tra i principali sostenitori della candidatura del complesso al censimento FAI I Luoghi del Cuore. «Villa Pignatelli di Montecalvo rappresenta una delle testimonianze più significative della storia architettonica, culturale e sociale di San Giorgio a Cremano. Non è semplicemente un edificio antico, ma una parte fondamentale dell’identità della nostra città e del più ampio sistema delle Ville Vesuviane del Miglio d’Oro». Per Russo, salvare la villa significa preservare qualcosa che va oltre le mura dell’edificio. «Significa preservare anche un frammento irripetibile della memoria collettiva di San Giorgio a Cremano e dell’intera area vesuviana».

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Perché il recupero è così difficile

Se dall’esterno può sembrare un semplice caso di abbandono, la situazione è in realtà molto più complessa. L’architetto racconta che «Il principale ostacolo al suo recupero è rappresentato dalla frammentazione della proprietà in numerose unità private, che rende particolarmente difficile assumere decisioni unitarie e programmare un intervento complessivo».

Secondo l’esperto, non è pensabile che un progetto di questa portata ricada esclusivamente sui proprietari. «Per questa ragione ritengo che la strada più concreta sia quella di costruire un partenariato pubblico-privato che coinvolga i proprietari, il Comune, la Regione Campania, il Ministero della Cultura, la Soprintendenza, fondazioni e soggetti imprenditoriali sensibili alla tutela del patrimonio storico». Il primo pensiero, sottolinea, deve essere rivolto proprio a chi vive ancora all’interno della villa. «Il recupero della villa non può avvenire contro chi vi abita, ma deve essere costruito insieme a chi vi abita».

Dal terremoto del 1980 alle impalcature del 2012

Danneggiata dal terremoto dell’Irpinia del 1980, Villa Pignatelli è stata nuovamente messa in sicurezza nel 2012 con l’installazione delle grandi strutture metalliche che ancora oggi sostengono parte dell’edificio. «Da molti decenni alcune parti della villa sono sostenute e protette da opere provvisionali e strutture metalliche, oggi fortemente segnate dal tempo e dalla corrosione. La presenza prolungata di queste strutture dimostra che non siamo di fronte a un problema recente, ma a una situazione che si trascina da troppo tempo». Per Russo, continuare ad aspettare non è più un’opzione: «Non possiamo attendere un’emergenza o un eventuale crollo per riconoscere il valore e la fragilità di questo bene».

Un progetto da almeno sei milioni di euro

Quanto costerebbe restituire Villa Pignatelli alla città? Una stima definitiva potrà arrivare solo dopo approfondite indagini tecniche, ma l’ordine di grandezza è già chiaro. «Considerando le dimensioni del complesso, il valore storico dell’edificio, il degrado accumulato nel tempo e gli interventi necessari, ritengo che l’investimento complessivo possa partire da almeno sei milioni di euro». Un percorso che richiederebbe tra i tre e i cinque anni, procedendo per lotti funzionali e partendo dalle opere di messa in sicurezza.

Una villa viva, non un museo chiuso

L’idea dell’architetto non è quella di trasformare Villa Pignatelli in un monumento statico, ma in uno spazio capace di vivere quotidianamente insieme alla città. «Immagino una destinazione d’uso mista, rispettosa della presenza degli attuali condomini e capace, nello stesso tempo, di aprire progressivamente alcune parti della villa alla città».

Tra le ipotesi figurano un museo dedicato alle Ville Vesuviane e alla storia di San Giorgio a Cremano, sale espositive, convegni, laboratori di restauro, spazi per le scuole, attività di ricerca e percorsi turistici collegati alle altre dimore del Miglio d’Oro. «Non penso quindi ad un monumento immobile o una struttura estranea alla comunità, ma un luogo vivo, accessibile e sostenibile, capace di generare cultura, conoscenza, lavoro e nuove opportunità per il Comune di San Giorgio».

Il ruolo del FAI e una comunità che vuole reagire

Tra le iniziative che stanno riportando l’attenzione sulla villa c’è il già citato censimento del FAI I Luoghi del Cuore, che punta a coinvolgere direttamente cittadini e istituzioni. Per Russo il valore dell’iniziativa va oltre l’eventuale accesso ai contributi economici. «Il voto al censimento FAI è importante non soltanto per l’eventuale possibilità di accedere a un contributo, ma soprattutto perché dimostra che esiste una comunità che considera questo luogo parte della propria identità». L’obiettivo, spiega, è trasformare la mobilitazione popolare in un percorso concreto. «La mobilitazione popolare deve trasformarsi in un percorso amministrativo, tecnico e progettuale concreto. Il nostro obiettivo non è limitarci alla sensibilizzazione, ma creare le condizioni affinché si possa finalmente passare dalle parole ai fatti».

Vent’anni di studio e impegno per Villa Pignatelli

Dietro il progetto di recupero c’è anche una motivazione profondamente personale. Russo racconta che il suo legame con Villa Pignatelli nasce oltre vent’anni fa, quando dedicò proprio alle Ville Vesuviane di San Giorgio a Cremano la sua tesi di laurea in Architettura. Da allora non ha mai smesso di seguirne le sorti. «Per me Villa Pignatelli rappresenta il punto d’incontro tra la mia professione di architetto, il mio legame con San Giorgio a Cremano e il dovere civico di restituire qualcosa alla comunità nella quale sono cresciuto».

Ed è forse nelle sue ultime parole che si concentra il senso dell’intera battaglia. «Ho deciso di dedicarle gratuitamente tempo, competenze e impegno perché ritengo che un architetto non debba occuparsi soltanto di costruire il nuovo. Deve anche essere capace di riconoscere, proteggere e tramandare ciò che abbiamo ricevuto dalla storia».

Un impegno che nasce dall’amore per un luogo simbolo della città e dalla convinzione che il destino di Villa Pignatelli non sia ancora scritto. «Non possiamo limitarci a documentarne il degrado o, un giorno, a raccontarne la scomparsa. Abbiamo il dovere di provarci, unendo cittadini, proprietari, tecnici e istituzioni, affinché la storia di Villa Pignatelli non si interrompa, ma possa finalmente continuare».

 

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