Legge elettorale, la Camera dà il primo via libera: la partita si sposta al Senato

La riforma approvata con 217 sì

La legge elettorale supera il primo passaggio parlamentare. Il voto favorevole della Camera consegna al centrodestra un risultato politico rilevante e sposta il confronto sul successivo esame del Senato. La riforma è stata approvata con 217 sì a scrutinio segreto, al termine di quasi 72 ore di lavori, e introduce un sistema proporzionale con premio, liste bloccate e indicazione del candidato premier.

Il via libera di Montecitorio consente alla maggioranza di compiere il primo passo dell’iter e di guardare ora a Palazzo Madama, dove dovrà essere definita la strategia sul tema delle preferenze. La questione era emersa durante l’esame alla Camera, quando l’emendamento presentato dai vannacciani era stato respinto anche per effetto di circa cinquanta franchi tiratori: Fratelli d’Italia aveva votato a favore, mentre Lega e Forza Italia si erano espresse contro.

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Le scelte in vista del Senato

Giovanni Donzelli ha spiegato che il centrodestra valuterà, seguendo quanto indicato da Giorgia Meloni, se riproporre le preferenze durante la seconda lettura oppure procedere senza modificare il testo. Nel primo caso sarebbe necessario un nuovo passaggio alla Camera, con tempi più lunghi e un ulteriore voto a scrutinio segreto; nel secondo, la maggioranza potrebbe puntare all’approvazione definitiva subito dopo la pausa estiva. Lega e Forza Italia sono orientate a chiudere il dossier senza nuovi interventi.

La maratona parlamentare si è conclusa a metà mattinata in un’Aula affollata, con deputati e diversi ministri presenti per il voto finale. Il risultato è stato accolto dai banchi della maggioranza con applausi e strette di mano, mentre le opposizioni hanno mostrato cartelli con le scritte «Meloni hai fallito» e «La maggioranza non esiste più, a casa».

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Donzelli replica alle opposizioni

Il confronto si è acceso durante l’intervento di Giovanni Donzelli, che ha respinto le accuse secondo cui la riforma sarebbe stata costruita per favorire Giorgia Meloni. «Smettetela di dire che è una legge costruita su misura per far vincere Meloni», ha affermato il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, sostenendo che una simile tesi equivalga ad ammettere di non credere nella possibilità di superare la presidente del Consiglio sul piano elettorale.

Donzelli ha poi richiamato il voto sulle preferenze, osservando che le opposizioni avevano ottenuto un risultato «nei giochi segreti e degli inciuci», e ha ironizzato sul confronto diretto con gli elettori: «Sarebbe stato per voi traumatico uscire dai salotti televisivi e confrontarvi con il popolo italiano. Non agitatevi, riuscirete a essere eletti con le vostre liste bloccate».

Gli attacchi del centrosinistra

Dal centrosinistra sono arrivati nuovi attacchi alla presidente del Consiglio. Elly Schlein ha sostenuto che Giorgia Meloni sia stata «sfiduciata» e abbia scelto di non presentarsi in Aula, accusandola inoltre di avere «tradito i suoi alleati inseguendo Vannacci». Il riferimento è al voto favorevole di Fratelli d’Italia sull’emendamento relativo alle preferenze, poi respinto con il voto contrario di Lega e Forza Italia.

Anche Giuseppe Conte ha contestato l’assenza della premier dal Parlamento: «Meloni ci ha sfidato a metterci la faccia, ma lei è rimasta a Palazzo Chigi», ha dichiarato il leader del Movimento 5 Stelle, aggiungendo: «Non vi permetteremo di confondere il Colle del Quirinale con Colle Oppio».

La maggioranza ha rispedito le accuse al mittente e rivendicato il valore politico della riforma. Per Donzelli, con la nuova legge elettorale «vince l’Italia», perché il sistema garantirebbe maggiore stabilità e permetterebbe di preservare la credibilità costruita durante il governo Meloni. Senza questo intervento, ha sostenuto, il Paese rischierebbe di tornare a partiti in campagna elettorale permanente, impegnati a distribuire «superbonus, regali e cotillon». «Se passa questa legge avrà vinto il Parlamento», ha concluso, assicurando che non si tornerà a maggioranze con una stabilità «inferiore a quella delle coppie di Temptation Island».

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