La rabbia del fratello della vittima: «Vergogna italiana»
Il processo è appena cominciato, ma Tommaso Severino ha già lasciato il carcere. La concessione degli arresti domiciliari all’imputato per la morte di Aniello Scarpati ha riacceso la sofferenza dei familiari e dei colleghi del poliziotto. Severino, giovane imprenditore di Ercolano, era detenuto da otto mesi per l’incidente avvenuto nella notte del 1° novembre 2025 in viale Europa, a Torre del Greco. Nello schianto perse la vita il vice sovrintendente della Polizia di Stato Aniello Scarpati, 47 anni, mentre l’agente scelto Ciro Cozzolino rimase gravemente ferito.
La nuova misura cautelare è stata disposta lo scorso 10 luglio, pochi giorni dopo la prima udienza del processo, celebrata il 2 luglio. In quella occasione si sono costituite le parti civili e la difesa dell’imputato ha chiesto il rito abbreviato. La richiesta è stata accolta dal giudice, che ha rinviato l’udienza al prossimo 28 ottobre. Prima della prosecuzione del procedimento, però, Severino ha lasciato il carcere ed è stato sottoposto agli arresti domiciliari.
Manuel Scarpati: «Vergogna italiana»
A esprimere per la propria indignazione è stato Manuel Scarpati, fratello del poliziotto morto in servizio, che ha affidato ai social un duro messaggio dopo la concessione degli arresti domiciliari. «È l’ennesima vergogna italiana. Tommaso Severino va ai domiciliari», ha esordito nel video. «I giudici hanno deciso che dopo otto mesi un uomo del genere può tornare già a casa sua», ha proseguito, rivolgendosi «a ogni cittadino italiano» e alle persone che, nelle sue parole, sono stanche di un Paese in cui vengono giustificati «il crimine, i reati e il criminale», mentre a pagare è «la persona onesta». Poi la conclusione, affidata al dolore della famiglia: «In questo modo mio fratello lo avete ucciso due volte e la condanna all’ergastolo a vita è toccata a noi».
Sulla decisione è intervenuto anche Domenico Pianese, segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp. «È una notizia che lascia sgomenti e riapre una ferita mai rimarginata», ha dichiarato, sottolineando il «profondo dolore» provocato nei familiari di Aniello Scarpati e nei suoi colleghi. Per Pianese, la scarcerazione «pesa come un macigno» su chi è ancora segnato dalla tragedia e fatica a comprendere una decisione arrivata prima della conclusione del processo.




