Sorelline scomparse e ritrovate, la mamma: «Vogliono stare con me»

Il padre: «Cerco di proteggere le mie figlie»

Da una parte la madre detenuta, dall’altra il padre che si difende in televisione. Nel mezzo ci sono Sarah e Alisya, oggi in una struttura protetta dopo la scomparsa da Civitella Alfedena e il ritrovamento a Formia. Il caso delle due sorelle, 12 e 16 anni, resta segnato dal lungo scontro familiare che da sette anni accompagna la causa di separazione dei genitori. Una frattura che, anche dopo il ritrovamento delle ragazze, continua ad allargarsi tra accuse, repliche pubbliche e nuovi passaggi giudiziari.

Valentina D’Acunto, madre delle due minorenni, è detenuta nel carcere di Teramo con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso. Con lei sono stati arrestati anche il padre Marco D’Acunto e il compagno Vincenzo Esposito, rinchiusi nel carcere di Sulmona e destinati con ogni probabilità al trasferimento in caso di convalida del fermo.

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La madre in carcere e le parole del padre

Dal carcere Valentina D’Acunto continua a rivendicare il legame con le figlie: «Io voglio stare con le bambine e le bambine vogliono stare con me». L’ex marito, intanto, ha raccontato in diretta tv di aver incontrato in segreto una delle due ragazze a fine maggio, pochi giorni prima che il tribunale gli restituisse la potestà genitoriale.

Secondo il padre, quell’incontro sarebbe stato «richiesto espressamente» dalla figlia e segnato da «abbracci, coccole, carezze e pianti». Un passaggio destinato a entrare nel confronto davanti ai magistrati, insieme al contenzioso familiare maturato negli anni.

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L’interrogatorio di garanzia al tribunale di Sulmona sarà uno dei momenti decisivi dell’inchiesta. Il procuratore Luciano D’Angelo dovrà ricostruire gli ultimi tasselli della vicenda e chiarire i punti ancora oscuri che hanno portato all’arresto dei tre indagati.

L’accusa e la reazione degli arrestati

A carico di Valentina D’Acunto, Marco D’Acunto e Vincenzo Esposito viene contestato il sequestro di persona aggravato in concorso. Un’accusa che, secondo chi ha incontrato gli arrestati, sarebbe stata inizialmente sottovalutata.

Monia Scalera, garante dei detenuti dell’Abruzzo, ha visto la donna in cella a Teramo e ha riferito la propria impressione: «La mia idea è che non abbia contezza della gravità dei fatti che le vengono contestati». La madre delle ragazze le avrebbe chiesto aiuto: «Mi aiuti come può, se può, faccia tutto quello che può, mi aiuti» Anche gli altri due arrestati vengono descritti come «increduli» per l’epilogo della vicenda, quasi non avessero compreso la portata delle azioni commesse.

Le accuse incrociate

Nelle stesse ore il padre ha replicato alle parole dell’ex suocera, che aveva sostenuto che «i buoni sono dentro e i cattivi stanno fuori». La donna, secondo gli atti, sarebbe stata coinvolta direttamente nell’organizzazione del piano di sequestro e, nei giorni successivi alla scomparsa delle nipoti, si era mostrata in lacrime davanti alle telecamere.

«Ne ho ricevute tante di offese in tutti questi anni, ho sempre sorvolato andando avanti a testa alta: pianti, finzioni», ha detto il padre. Poi ha aggiunto: «Mi stanno continuando ad attaccare invece di pensare alle ragazze, invece io cerco di proteggere le mie figlie».

Il tutore legale: «Ora è il momento della serenità e del rispetto».

Sarah e Alisya si trovano ora in una nuova struttura protetta, lontane dai riflettori e dagli sguardi indiscreti. Il sindaco di Minturno Gerardo Stefanelli, loro tutore legale, invita a fermare l’esposizione pubblica: «Ora è il momento della serenità e del rispetto».

Stefanelli ha spiegato che il contributo fornito per chiarire «fatti, percorsi e verità» si è esaurito, dopo aver messo a disposizione ogni elemento utile alla comprensione della vicenda. «Ogni nostra azione ha avuto il solo scopo di supportare le indagini e la corretta informazione, sempre nel massimo rispetto della privacy e del lavoro degli inquirenti», ha concluso. Gli stessi magistrati proseguono gli accertamenti. La scomparsa da Civitella Alfedena, il ritrovamento a Formia e gli arresti di lunedì scorso non chiudono una vicenda che resta ancora aperta sul piano investigativo e familiare.

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