Famiglia nel bosco, il legale: «Entro giugno possibile decisione sul rientro dei bambini»

Il legale chiede un’udienza per i genitori dei tre minori

Entro la fine di giugno potrebbe arrivare una decisione sul futuro dei tre bambini allontanati dal bosco di Palmoli. Lo sostiene l’avvocato Simone Pillon, che dopo aver incontrato i genitori Nathan e Catherine annuncia il deposito di un’istanza al Tribunale dei minori dell’Aquila.

Il legale della “Famiglia nel bosco” ha spiegato che l’atto sarà presentato «entro pochi giorni» e che con l’istanza verrà chiesta anche un’udienza, in modo da consentire ai genitori di essere ascoltati dal Tribunale dei minori dell’Aquila. «Normalmente ho visto che il Tribunale non ha tempi particolarmente lunghi», ha dichiarato Pillon, aggiungendo di ritenere possibile una decisione «entro la fine di giugno».

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Al centro della nuova iniziativa c’è la richiesta di riportare i tre minori a casa. I bambini erano stati allontanati dal bosco di Palmoli e collocati in una casa famiglia dallo scorso novembre. Secondo Pillon, anche la Ctu andrebbe in questa direzione. «Per ben tre volte la Ctu scrive che è opportuno un precoce e auspicabile rientro a casa dei minori», ha affermato il legale. Su questo punto, ha aggiunto, la posizione dei genitori è pienamente concorde: «Pensiamo che sia giunto il momento di riportare i bambini a casa il prima possibile».

Il nodo della scuola e il confronto con i servizi

Uno dei temi ancora aperti riguarda l’iscrizione dei tre bambini a scuola per il prossimo anno scolastico, indicata tra le criticità rilevate dai giudici. Pillon ha chiarito che la questione sarà affrontata senza chiusure. «È argomento che vogliamo approfondire senza nessuno steccato con gli operatori, con la tutela, la curatela e il servizio sociale», ha detto. La famiglia, ha precisato, mantiene una propria idea sul tema, ma non intende trasformarla «per forza» in un motivo di divisione.

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Il legale ha richiamato anche l’equilibrio tra le esigenze rappresentate dagli operatori e il ruolo dei genitori. «Ci sono da una parte delle esigenze che sono state rappresentate e che hanno un loro senso», ha spiegato. Dall’altra, però, esiste «anche un diritto dovere dei genitori previsto dalla Costituzione». Per Pillon, una sintesi è possibile: una soluzione che rispetti «i diritti dei bambini alla relazione, alla socializzazione e i diritti dei genitori».

Il sostegno alla genitorialità e la sofferenza dei bambini

Il legale ha poi indicato la strada del confronto, escludendo l’utilità di un braccio di ferro. «Ormai la traiettoria è definita: i bambini devono tornare a casa», ha dichiarato. Per questo, secondo Pillon, non avrebbe senso imporre oggi decisioni ai genitori sapendo che saranno poi loro a doverle applicare. «È meglio che oggi si concordi con reciproca elasticità, con reciproca comprensione», ha aggiunto, così da attuare insieme quanto sarà deciso. «Andare allo scontro non serve a nessuno».

Nathan e Catherine, ha riferito ancora l’avvocato, hanno chiesto e ottenuto di iniziare un percorso di sostegno alla genitorialità. Pillon ha espresso apprezzamento per il lavoro dell’equipe del servizio di neuropsichiatria infantile di Atessa, definendolo «ottimo» sul piano dell’accoglienza, della comprensione, del sostegno, dell’aiuto e del supporto. I genitori, ha aggiunto, sono «molto contenti di questa relazione» e intendono proseguirla.

Resta, nella lettura del legale, la particolarità della vita condotta dai tre minori prima dell’allontanamento. «Abbiamo dei bambini che vivevano una vita molto peculiare», ha osservato Pillon, ricordando che non erano abituati «a vivere nelle quattro mura di un appartamento», ma all’aperto, con una quotidianità più bucolica. Per questo, secondo l’avvocato, ulteriori limitazioni avrebbero aggravato la loro sofferenza. «Già, di per sé tutti soffrono», ha concluso, «ma loro, secondo me, in modo particolare».

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