Il modello di società multiculturale francese sembra aver fallito
Vedendo quanto accaduto a Parigi subito dopo la vittoria del PSG nella finale di Champions League, con migliaia di immigrati e francesi di seconda generazione che hanno messo a ferro e fuoco la città, mi è tornato subito in mente Michel Houellebecq e uno dei suoi capolavori letterari, Sottomissione (Soumission, 2015). Si tratta probabilmente della sua opera più discussa e, per molti aspetti, più profetica: una storia politica ambientata in una Francia del futuro governata da un partito islamico moderato.
La Francia ha ceduto, e il suo modello di società multiculturale sembra aver fallito. Soprattutto nelle grandi città si fatica ormai a riconoscere i tratti di un Paese che, con la sua storia millenaria, è stato uno dei pilastri dell’Occidente. Una nazione la cui resa è stata innanzitutto culturale, colpita mortalmente anche da quei francesi che, in nome di una cultura che si è rivelata più arrendevole che inclusiva, hanno finito per sostenere il primato degli usi e dei costumi di chi arrivava nel Paese, spesso in qualunque modo, invece di difendere le proprie tradizioni e la propria identità.
È una dinamica che stiamo imparando a conoscere anche in Italia, dove una parte politica, la sinistra, continua a ostacolare il governo Meloni sulle politiche di difesa dei confini e sui rimpatri di chi entra illegalmente nel nostro Paese. Non tutti gli immigrati vengono per delinquere: molti arrivano per lavorare e per offrire un contributo concreto allo sviluppo dell’Italia. Accanto a questi, però, vi sono anche persone che si rendono quotidianamente responsabili di episodi di violenza e illegalità, come dimostrerebbe l’elevata presenza di stranieri nella popolazione carceraria.
Difendere il nostro Paese significa saper integrare chi viene qui per lavorare, accetta le nostre leggi e rispetta le nostre tradizioni; ma significa anche espellere chi entra illegalmente e chi commette reati, prima che sia troppo tardi.



