È il «Vangelo» degli italiani, non un logo di partito
Che strana la vita, a volte succede proprio quello che non t’aspetti. Ha dovuto accorgersene mercoledì scorso, a Napoli, il quartetto Cetra del Campo(santo), Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, che, arrivato a piazza del Gesù per aprire la campagna elettorale per le politiche del 2027, si è ritrovato suonato proprio da quelli da cui non se l’aspettava: i propri fan, i disoccupati organizzati e non, compagni vari e gli amici di Potere al Popolo. Che, tra l’altro, contrariamente alle aspettative, non erano neanche in molti. Li hanno accompagnati per tutta la durata della manifestazione con sberle, fischi, pernacchie e accuse di tradimento per Giuseppi.
Il flop di piazza del Gesù
E dire che la sede di piazza del Gesù per l’evento dal titolo molto suggestivo ma, visti i protagonisti, poco credibile, «Al lavoro per l’Italia», era stata scelta con cura perché rappresentava il quartier generale dei centri sociali partenopei ed era stata voluta dal M5S per meglio «festeggiare» il neo presidente regionale Fico, frutto della collaborazione fra il Pd, che ha portato i voti, e i pentastellati, che governeranno. Non sarà per questo che nessuno, tranne «La Stampa», tra gli organi d’informazione «mainstream» televisivi e cartacei, sembra essersi «accorto» del flop?
Era prevedibile che, nell’occasione, i «magnifici quattro» avrebbero parlato di elemosina, pardon, di reddito di cittadinanza. Era la sede migliore per discuterne in ottica elettorale. Del resto, è tuttora l’unica e più concreta, seppure assolutamente fallimentare, fra le tante proposte economiche avanzate dal Campo(santo). Se non altro per informare che la misura era già stata prevista da Fico: 500 euro al mese ai senza lavoro della Campania, che così, dal post voto in poi, avranno di che scialare. Se non qui, allora dove, per cercare di ricavarne il massimo risultato possibile in termini elettorali?
Evidentemente, però, gli italiani sono stanchi di sentirsi raccontare sempre le stesse frottole dai sinistrati. Inoltre, la contestazione di massa di cui è stato fatto oggetto il poker di leader dei tre partiti dell’apocalisse, oltre a vanificare tutto, ha finito anche per trascinare nella bolgia delle accuse il neo governatore Fico e il sindaco Manfredi, costringendoli a sospendere, per il momento, gli incontri già programmati.
Un’alleanza unita soltanto alle urne
Eppure, ciò nonostante, poiché ambiscono disperatamente, non per loro ovviamente (?), a «liberare il Paese dal fardello fallimentare del governo di centrodestra», che proprio non gli piace ma che, a differenza loro, è riuscito a governare per l’intero mandato e a tenere i conti in ordine, nonostante la tragica eredità di bonus, superbonus, reddito di cittadinanza e sprechi Covid lasciata dai «Giuseppini» pentastellati, hanno assicurato che si presenteranno all’appuntamento con le urne tutti insieme.
Come riusciranno a farlo, però, non è dato sapere. Più che una coalizione, sono una sorta di esercito di tutti contro tutti, dove ognuno la pensa a modo suo, propone ciò che gli pare, vota come più gli aggrada, ma senza mai avanzare idee utili al Paese per crescere. E se a tutto questo si aggiunge, com’è giusto che sia, la guerra senza frontiere fra le due prime ballerine, Giuseppi ed Elly, per trovare una quadra, fare squadra e scegliere, naturalmente fra loro due, il capitano, si può facilmente rilevare che i buchi, per di più profondissimi, sono più numerosi delle toppe.
Inoltre, non è chiaro perché il «conte Max», il cui partito pesa solo la metà del Pd, pretenda di strappare alla Schlein il diritto di puntare a Palazzo Chigi.
La battaglia sul logo
E, dulcis in fundo, c’è la questione legata al cambio di logo. Anche questa non è facile da risolvere. Ne sono testimonianza i sette, quasi due per leader, già presentati, fra cui quello proposto da «Giuseppi», peraltro, a mio personale avviso, ai limiti della costituzionalità. Impatta con le prerogative del Capo dello Stato. Del che Mattarella non potrà, se dovesse essere scelto, fingere di non accorgersi.
Quell’«Alleanza per la Costituzione e la Democrazia» fa a pugni con l’articolo 87 della nostra «Magna Charta», che chiarisce come «il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale». Di conseguenza, una sua eventuale approvazione spaccherebbe il Paese.
Cittadini di serie A e cittadini di serie B
Da un lato, i cittadini di «serie A», «iperlegittimati» dall’aver aderito e poi rafforzato l’adesione con il voto per l’alleanza contiana, a ritenersi gli unici «testimoni» della Costituzione e della democrazia; dall’altro, quelli di «serie B», «delegittimati» e non graditi al potere perché, amanti della libertà di pensiero, si ostinano a dire «no» al pensiero unico e, pur riconoscendosi nella Costituzione, scelgono, sostengono e si impegnano politicamente con una forza diversa da quella che la richiama nel proprio logo. Appestati da tenere a debita distanza, perché «fascisti»?
Siamo seri: una cosa è difendere la Costituzione, tutt’altra è darne, come vorrebbe fare Giuseppi, l’esclusiva a chicchessia, facendola diventare un logo partitico. Privo, peraltro, di qualsivoglia afflato costituzionale e democratico.




