Melanoma, a 5 anni sopravvive il 92% dei pazienti con vaccino a mRNA e immunoterapia

Ascierto: «Possibile cambio di paradigma nelle cure».

Dal congresso mondiale ASCO di Chicago arriva una conferma pesante per la ricerca sul melanoma: il vaccino personalizzato a mRNA, combinato con l’immunoterapia, mantiene nel tempo risultati clinici rilevanti e rafforza una strada aperta anche dall’Italia, con il ruolo centrale dell’Istituto Pascale di Napoli e di Paolo Ascierto.

Il dato che emerge dallo studio di Fase 2b Keynote-942 è netto: a cinque anni dalla sperimentazione, avviata nel 2021, il 92,2% dei pazienti trattati con il vaccino è vivo, contro il 71,3% registrato nel gruppo di controllo. La terapia, totalmente personalizzata, è stata valutata in associazione all’immunoterapia standard e ha mostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte nei pazienti con melanoma ad alto rischio.

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I risultati sono stati illustrati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, in corso a Chicago, e pubblicati in contemporanea sul Journal of Clinical Oncology. Al centro dello studio c’è la combinazione tra intismeran, vaccino anti-cancro personalizzato, e pembrolizumab, immunoterapia standard già utilizzata nel trattamento del melanoma.

Ascierto: «La strada intrapresa è quella giusta»

In Italia, come in altre parti del mondo, è già partita la sperimentazione di Fase 3. Il primo centro ad avviarla nel nostro Paese è stato l’Istituto Pascale di Napoli, con Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus.

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«I risultati presentati all’ASCO confermano che la strada intrapresa con il vaccino a mRNA è quella giusta e che l’efficacia della combinazione con l’immunoterapia si mantiene costante nel tempo», commenta Ascierto.

Per l’oncologo, il valore clinico dei numeri sta soprattutto nella loro tenuta a distanza di anni: «Ridurre del 49% il rischio di recidiva e del 59% quello di metastasi a distanza a cinque anni apre prospettive cliniche importantissime per il futuro dei pazienti ad alto rischio».

La sperimentazione ha coinvolto 157 pazienti operati per melanoma, suddivisi in due gruppi per misurare l’efficacia della terapia adiuvante, cioè somministrata dopo l’intervento chirurgico. Nel gruppo trattato con vaccino più immunoterapia, il 68,8% dei pazienti risulta completamente libero da tumore dopo cinque anni. Tra coloro che hanno ricevuto soltanto l’immunoterapia, la percentuale si ferma al 49,1%.

«Inoltre, la combinazione ha ridotto del 59% il rischio che il melanoma si diffonda in altri organi del corpo», riferisce Ascierto. Poi sottolinea il dato più forte: «Ma il dato forse più impressionante è che il 92,2% dei pazienti del gruppo vaccino è vivo a cinque anni».

Come funziona il vaccino personalizzato

L’elemento innovativo del trattamento è la costruzione della terapia sul profilo biologico del singolo paziente. Non si tratta, chiarisce Ascierto, di un vaccino preventivo tradizionale, ma di un intervento terapeutico progettato dopo l’analisi del tumore rimosso chirurgicamente.

Da quel campione vengono individuati fino a 34 neoantigeni, cioè le «firme» proteiche specifiche ed esclusive di quel melanoma. Su questa base viene sintetizzato un filamento di mRNA che, una volta iniettato, serve a orientare la risposta immunitaria.

«Istruisce i linfociti T, cioè i soldati del sistema immunitario, a riconoscere e distruggere qualsiasi cellula tumorale residua che tenti di nascondersi o riprodursi», spiega Ascierto.

Il meccanismo della combinazione si fonda su due azioni complementari. Pembrolizumab rimuove il «freno» che il tumore utilizza per difendersi dal sistema immunitario. Intismeran, invece, consegna ai linfociti T l’identikit preciso del bersaglio da colpire.

Dalla Fase 3 al possibile cambio di paradigma

Secondo Ascierto, i dati disponibili rafforzano anche il profilo di sicurezza del trattamento. «La sicurezza del trattamento è ormai comprovata, con effetti collaterali assolutamente gestibili e sovrapponibili a quelli di una normale reazione influenzale», afferma.

La sperimentazione internazionale di Fase 3 è già in corso e, aggiunge l’oncologo, «vede l’Italia fortemente protagonista». Ma il passaggio più rilevante riguarda la prospettiva aperta dalla tecnologia dell’mRNA nella cura dei tumori.

La «vera notizia», per Ascierto, è che questo approccio «fa da apripista». L’applicazione dell’mRNA ai tumori ad alto tasso di mutazione, come il melanoma, è infatti già in fase di valutazione anche nel tumore al polmone e in altre neoplasie difficili da trattare. «Siamo di fronte a un potenziale cambio di paradigma: se i dati della Fase 3 confermeranno questi trend, la medicina di precisione diventerà uno standard terapeutico consolidato per queste patologie».

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