La società ha ottenuto il dissequestro
Prima l’idea di potenziare l’accoglienza allo stadio, poi il nodo dei permessi, i sigilli e infine il dissequestro. Il punto ristoro del Maradona si è trasformato in un pasticcio amministrativo: il Napoli ha ottenuto la restituzione dell’area, ma ora dovrà smontare la struttura e chiedere il titolo edilizio.
La vicenda nasce dai lavori avviati in tribuna autorità per realizzare uno spazio hospitality destinato alle nuove esigenze del club. Un intervento che per la società azzurra resta strategico, ma che si è fermato davanti alla contestazione della Procura per abusi edilizi. Il problema, secondo gli atti, è la mancanza del permesso per costruire.
Dopo la convalida dei sigilli il Napoli, scrive Alessio Gemma su «Repubblica Napoli» ha provato subito a rimettere in carreggiata la pratica. Aurelio De Laurentiis, informato dalla polizia municipale di essere sottoposto a indagini per abuso edilizio, ha nominato l’avvocato Fabio Fulgeri. Il legale si è confrontato con il pm Arturo De Stefano e ha ottenuto in tempi rapidi il dissequestro.
Il provvedimento è arrivato con una condizione sostanziale: la società dovrà regolarizzare la pratica edilizia e acquisire le autorizzazioni necessarie. Per questo la sala hospitality non potrà restare così com’è. Prima verrà smontata, poi il Napoli presenterà al Comune la richiesta del titolo edilizio che mancava all’avvio del cantiere.
Il progetto in tribuna autorità
L’obiettivo del club è riallestire in «tempi brevi» pannelli e pedane nei 350 metri quadrati della tribuna autorità. Lo spazio previsto dal progetto dovrebbe avere un’altezza di 3,5 metri, due wc e un impianto di climatizzazione.
Il punto è capire come si sia arrivati al sequestro. In casa Napoli si riteneva sufficiente la delibera comunale di settembre 2025, con cui la giunta Manfredi aveva accolto la richiesta del club di allestire tre sale hospitality. L’accordo prevedeva anche quasi 30mila euro in più di canone di concessione versato dalla società al Comune.
Per gli inquirenti, però, quella delibera non poteva sostituire il titolo edilizio. Il giudice, nell’ordinanza di convalida del sequestro, ha chiarito che l’atto del Comune non poteva «soppiantare» il permesso per costruire. Non è bastata nemmeno la tesi della struttura «temporanea», perché l’allestimento era previsto fino alla scadenza della convenzione, fissata a giugno 2028.
Manfredi e il fraintendimento sugli atti
Il sindaco Gaetano Manfredi, come raccontato da ilSud24.it, ha ricostruito il caso parlando di una diversa interpretazione: «Credo che dalle informazioni che ho avuto ci sia stata una interpretazione contrastante della delibera di concessione degli spazi che era stata fatta dal Comune. Delibera che la società ha interpretato anche come autorizzazione edilizia, mentre in realtà era necessario anche acquisire l’autorizzazione per i lavori, una volta concessi gli spazi».
«Come ha correttamente chiarito anche il sindaco, la autorizzazione alla trasformazione degli spazi già rilasciata dal Comune con delibera, il parere favorevole del sindaco ed il nulla osta sotto il profilo tecnico del servizio edilizia sportiva hanno determinato un fraintendimento che ha indotto i tecnici incaricati da De Laurentiis ad iniziare i lavori» spiegano dalla società azzurra.




