Gragnano, la deputata Annarita Patriarca assolta anche in Appello

L’onorevole: «Fine di un incubo durato 17 anni»

La Corte di Appello di Napoli ha respinto l’impugnazione della Procura e confermato l’assoluzione di Annarita Patriarca perché il fatto non sussiste. Si chiude così, dopo 17 anni, la vicenda giudiziaria nata quando l’attuale deputata di Forza Italia era sindaco di Gragnano.

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Il procedimento riguardava un’ipotesi accusatoria di tentata concussione collegata alla gara del trasporto scolastico. Già in primo grado il giudice si era pronunciato con formula assolutoria piena nei confronti di Patriarca. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata aveva però interposto appello, chiedendo alla Corte partenopea di riformare quella decisione.

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I giudici di secondo grado hanno invece integralmente confermato la sentenza di assoluzione, accogliendo le tesi della difesa sostenute dagli avvocati Mario Griffo e Francescopaolo De Rosa.

«La fine di un incubo»

«La fine di un incubo, la parola fine ad una vicenda che si trascina da 17 anni e che ha provocato tantissima, inspiegabile sofferenza», ha dichiarato la deputata di Forza Italia. Patriarca ha ricordato l’origine dell’inchiesta: «Da sindaco di Gragnano fui accusata del reato di tentata concussione per una vicenda relativa alla gara del trasporto scolastico». Poi il riferimento alle conseguenze politiche e personali di quella stagione: «Travolsero un’intera amministrazione gettando ombre dove non c’erano». Secondo l’ex sindaco di Gragnano, «abbiamo tutti pagato un prezzo troppo alto per un processo che non aveva ragione di esistere».

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Nel commentare la decisione della Corte di Appello di Napoli, Patriarca ha legato la sentenza anche a una ferita privata: «Dedico quest’assoluzione a una bambina che non è mai nata perché quando fui travolta dal provvedimento cautelare di allontanamento fuori regione avevo in corso una gravidanza difficile». La conferma dell’assoluzione perché il fatto non sussiste chiude dunque il giudizio di secondo grado e lascia ferma la decisione già pronunciata in primo grado.

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