Democrazia a fari spenti: meno inviti al voto, più allarmi da salotto

Le comunali pesano, ma i media le scoprono a urne quasi chiuse

Mancano ancora soltanto poche ore per sapere come sono andate le cose nel primo appuntamento elettorale del 2026, nel quale erano impegnati quasi 8 milioni di cittadini per rinnovare le proprie assemblee comunali. Da sottolineare che anche stavolta l’affluenza ha fatto registrare l’ennesimo passo indietro, tranne che a Venezia, dove la furbata dem di candidare un discreto numero di islamici sembra aver funzionato e prodotto una vera e propria mobilitazione dei bengalesi.

La comunità schierata con il Pd ha dato indicazioni di voto ai seggi e ha messo a disposizione pulmini per portare gli elettori alle urne. In ogni caso, a questo punto, per sapere come sono andate le cose, non ci resta che aspettare la chiusura delle urne alle 15 di oggi e lo spoglio, che comincerà subito dopo. Nel frattempo, mi sembra giusto proporre qualche domanda sul modello di comunicazione offerto dalla stampa mainstream durante questa campagna elettorale.

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Un voto amministrativo dal peso politico nazionale

Tanto più che si tratta di un appuntamento che ci avvicina alla scadenza della XIX legislatura e del mandato del governo Meloni. Il solo che, se, come sembra ormai scontato, dovesse arrivare fino al termine, sarebbe riuscito a governare per l’intera legislatura per cui era stato eletto. Poi il ritorno alle urne per le politiche del 2027, per eleggere il nuovo Parlamento che, prima, dovrà dare vita e concedere la fiducia al prossimo esecutivo e, quindi, sarà chiamato nel 2029 a eleggere il successore di Mattarella. Sicché, proprio in considerazione di ciò, questo appuntamento assume – che ce ne si renda conto o meno – un’importanza tutt’altro che irrilevante.

Indubbiamente, è vero, restano sempre soltanto elezioni amministrative, ma, alla luce delle considerazioni di cui sopra, più del voto referendario, che peraltro è stato già ridimensionato e cancellato dai sondaggi successivi, potrebbero dare la misura di ciò che ci attende. Per cui, dal momento che – seppure parzialmente – tutta l’Italia è interessata a questo passaggio elettorale, a mio modestissimo avviso sarebbe stato opportuno che tutti i mass media avessero provveduto, con più continuità, a invitare i cittadini a non mancarlo.

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Il silenzio dei mass media sull’appuntamento elettorale

Invece, ancora una volta, se ne sono dimenticati. O quasi. Speriamo non perché preferiscano che gli elettori sfuggano alle urne, così da poter strillare nel dopovoto, con titoloni a nove colonne, che cresce soltanto il partito del non voto. E chissà se si siano mai domandati se la responsabilità di questa fuga non sia anche colpa loro, che fanno di tutto per deprezzare e delegittimare la politica, allontanandone i cittadini e facendosi complici degli spargitori d’odio.

Per cui, voglio pensare che quanto successo in queste ultime settimane, ma anche prima, abbia distratto l’attenzione dei giornali. Con ordine, cominciando dal più ridicolo, al quale proprio per questo si poteva sacrificare molto meno spazio. L’ex deputata ed europarlamentare Alessandra Mussolini, nipote del Duce, è stata subissata dai televotanti con una valanga di voti, il 55,95%, e ha vinto il «Grande Fratello Vip 2026», battendo Antonella Elia. Ma la sinistra – toccando il massimo dell’insulsaggine – è insorta gridando al «fascismo». Poteva mancare? Con questa opposizione, assolutamente no.

Così come grande spazio è stato riservato – e qui giustamente – alla strage di Modena, causata da un italiano di seconda generazione, marocchino di origine, che, sentendosi «emarginato», si è lanciato con la propria auto su un gruppo di cittadini; all’arresto a Firenze, per la seconda volta in pochi mesi, di un tunisino 15enne per terrorismo internazionale; e, poi, a quello a Cosenza di un 28enne tunisino, condannato a 6 anni per la stessa ragione. Con la sinistra che sta tentando di coprirli accusando il governo di «razzismo»; allo sciopero generale dell’Unione Sindacale di Base che, in nome di Gaza e della Flotilla, ha fermato l’Italia bloccando metropolitane e vaporetti; e poi ai cortei organizzati da Pro Pal, Potere al Popolo, Cambiare Rotta, gruppi alternativi e antagonisti vari. Tutti alla ricerca di un minimo di visibilità.

Il voto come radice della libertà

«Sono evidentissimi, anche in Italia – hanno arringato gli organizzatori —, i segni del sionismo, della repressione, del razzismo istituzionale e il silenzio politico del governo, permeato da logiche autoritarie». Per carità, nessuno – men che meno chi scrive – pretende che si «buchino» questi eventi, anzi. Ma perché non dedicare anche un po’ di spazio alle ragioni per cui è giusto votare, anche per impedire il rischio che i bengalesi candidati dai dem a caccia di voti a Venezia facciano breccia nelle nostre istituzioni, trascinandosi dietro moschee, usi, costumi e pericolo terrorismo. In fondo, il voto è il sale della democrazia e la radice della libertà.

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