Un gioiello settecentesco sospeso sul lago Fusaro
La Casina Vanvitelliana di Bacoli appare come un dipinto settecentesco nel lago Fusaro e sulle sponde dei Campi Flegrei. Voluta dai Borbone come rifugio di caccia e pesca e progettata nel 1782 da Carlo Vanvitelli, figlio dell’architetto della Reggia di Caserta, è collegata alla terraferma tramite un lungo pontile di legno, diventando nel tempo uno dei simboli più suggestivi della Campania.
La piccola dimora reale, nota come Casina Vanvitelliana, nel tempo ha accolto sovrani, musicisti e presidenti della Repubblica. Tra questi ricordiamo Francesco II d’Asburgo-Lorena, Gioachino Rossini e Luigi Einaudi.
Ha una struttura alquanto complessa e articolata, in quanto è composta da tre corpi ottagonali che si intersecano l’uno alla sommità dell’altro, restringendosi in una sorta di pagoda, con grandi finestre disposte su due livelli. Nel piano inferiore si trova una rampa che conduce dalla sala circolare alla sala delle Meraviglie, luogo a cui solo la famiglia reale aveva accesso.
Essendo un luogo magicamente suggestivo, è avvolto da diverse storie, una delle quali suppone che in passato sia stato costruito per diventare il luogo d’amore di re Ferdinando IV e Lucia Migliaccio e che addirittura i due si sposarono segretamente con rito morganatico nell’autunno del 1814, appena otto giorni dopo la morte della regina Maria Carolina.
La dimora viene inoltre associata, nell’immaginario popolare, alla casa della Fata Turchina per la somiglianza con alcune atmosfere del film «Le avventure di Pinocchio» di Luigi Comencini. Una ricostruzione smentita, ma ancora molto radicata: d’altronde, chi può vivere in un posto magico se non una fata?




