Napoli, il caso dei turisti fantasma: la Regione sconfessa il Comune

A Palazzo San Giacomo trasformano ogni transito in presenza

Il turismo da record a Napoli esiste. Ma solo nei sogni dell’amministrazione di Gaetano Manfredi. La Regione Campania, con dati ufficiali, ridimensiona tutto e riporta le presenze in citta a circa 3,5 milioni a fronte dei 13,9 milioni segnalati dal Comune. Una distanza, come si apprende da un articolo di Francesco Parrella per il «Corriere del Mezzogiorno», che supera i dieci milioni di presenze e che emerge chiaramente da un decreto dirigenziale di Palazzo Santa Lucia, pubblicato sul Burc sulla classificazione dei Comuni costieri, in linea con i dati Istat. Altro che semplice scostamento: qui cambia proprio la fotografia dei flussi turistici.

A rileggerle oggi, le dichiarazioni degli ultimi anni suonano quasi come un’altra storia. Il sindaco parlava di una crescita continua, sostenendo che Napoli fosse ormai «una meta internazionale» e «un grande brand» capace di trainare non solo la Campania ma l’intero Sud, con numeri «in aumento costante». Parole che, alla luce dei dati regionali, sembrano più una costruzione comunicativa che una rappresentazione aderente ai flussi reali.

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Quando i numeri cambiano anche la classificazione

Il decreto regionale non si limita ai flussi. Inserisce Napoli tra le località balneari a «ordinaria valenza turistica». Una definizione che ha effetti concreti: per i concessionari demaniali si traduce in uno sconto sul canone anche del 50%. Un inquadramento che stride con l’immagine di una città presa d’assalto dai visitatori. Anche perché, nello stesso provvedimento, Sorrento e altre 23 località tra Cilento, Costiera amalfitana e isole del Golfo vengono classificate ad «alta valenza turistica», senza alcun alleggerimento sull’imposta regionale sulle concessioni demaniali ad uso turistico ricreativo. Il contrasto è evidente: mentre Napoli viene considerata “ordinaria”, altre destinazioni della regione sono riconosciute come ad alta intensità turistica.

Chi viene contato (e chi no)

Anche le parole dell’assessore Teresa Armato, rilette oggi, aiutano a capire il perché di questa distanza. L’attrattività della città veniva descritta come «enorme», con una crescita dei turisti stranieri e un turismo interessato a cultura, monumenti, spettacoli e musica. Ma nello stesso ragionamento si apriva a un concetto molto più ampio di presenza: non solo chi soggiorna, ma anche chi si ferma poche ore, chi «viene a fare la passeggiata» o sbarca da una crociera. Ed è proprio qui che il racconto si incastra con il metodo.

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Il Comune utilizza i dati delle celle telefoniche, includendo di fatto anche i transiti di pochi minuti. La Regione Campania, invece, conteggia i pernottamenti nelle strutture ricettive, alberghiere ed extralberghiere. Presenze effettive, dunque, legate ai soggiorni e rapportate anche alla capacità disponibile: nel 2024 i posti letto censiti nel capoluogo erano 42.642. Due criteri diversi, due risultati opposti.

La mappa dei flussi reali

Dentro questo perimetro, Napoli resta comunque in testa alla classifica regionale con circa 3,5 milioni di presenze nel 2024. Subito dietro c’è Sorrento, poco oltre i 3 milioni. Seguono Forio d’Ischia (970 mila), Salerno (quasi 500 mila), Maiori (circa 400 mila), Capri (397 mila) e Giugliano in Campania (386 mila). In fondo alla graduatoria, Torre Annunziata, con 4.284 presenze.

Numeri che restituiscono una fotografia chiara dei flussi turistici in Campania. Ma soprattutto che, messi accanto alle cifre diffuse dal Comune, ridimensionano drasticamente il racconto di una crescita fuori scala. Alla fine, più che un boom, emerge una distanza netta tra narrazione e dati certificati. E sono questi ultimi, oggi, a smentire un sistema di conteggio che, includendo anche i passaggi, finisce per trasformare ogni presenza in turismo.

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