Medio Oriente, da Meloni segnale a Netanyahu: sospeso memorandum sulla difesa con Israele

Il governo sospende l’accordo dopo settimane di frizioni crescenti

Un segnale politico chiaro arriva da Roma: sospeso il rinnovo dell’accordo di difesa con Israele. Il governo italiano ha deciso di fermare il rinnovo automatico del memorandum di cooperazione militare e della difesa con lo Stato ebraico, segnando una presa di distanza politica da Benjamin Netanyahu, uno degli alleati coinvolti nella guerra in Iran.

A ufficializzare la scelta è stata Giorgia Meloni, al termine di un punto stampa al Vinitaly di Verona. La presidente del Consiglio ha spiegato che la decisione è stata assunta «in considerazione della situazione attuale» e ha ribadito la linea dell’esecutivo: «quando ci sono cose che non condividiamo noi agiamo di conseguenza».

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La scelta del governo e il peso politico della decisione

Il passaggio era tutt’altro che simbolico. Nella giornata in cui il memorandum sarebbe stato automaticamente rinnovato in assenza del recesso di una delle parti, il governo ha scelto invece di bloccare il meccanismo e trasformare quella scadenza in un messaggio politico preciso rivolto all’esecutivo israeliano.

L’intesa rappresenta una cornice per la cooperazione nel settore della difesa e comprende anche lo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica nell’ambito delle forze armate. Il memorandum era stato siglato nel 2003, durante il governo Berlusconi, poi era entrato in vigore nel 2016 con il governo Renzi. Cinque anni dopo, con il governo Draghi, era stato esteso per un uguale periodo.

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Stavolta, però, la linea è cambiata. La decisione è maturata dopo lunghe riflessioni ed è stata condivisa da Meloni con Antonio Tajani e Guido Crosetto. È stato poi il ministro della Difesa a compiere il passaggio formale, scrivendo all’omologo israeliano Israel Katz la lettera di sospensione del memorandum.

Le tensioni con Israele e la linea di Palazzo Chigi

Secondo quanto filtra dall’esecutivo, proseguire con l’accordo non sarebbe stato più politicamente sostenibile. Nelle ultime settimane il governo aveva già alzato i toni con Israele, in particolare dopo il divieto imposto al cardinale Pizzaballa di accedere al Santo Sepolcro e dopo gli attacchi al contingente italiano Unifil.

Nelle valutazioni politiche del governo hanno avuto un peso anche le piazze pro-Pal, considerate nell’analisi della sconfitta referendaria. La sospensione viene quindi letta come una scelta di coerenza con una posizione che Palazzo Chigi ha ritenuto necessario rafforzare con un atto concreto. La linea, comunque, non viene presentata come definitiva. L’orientamento dell’esecutivo è che l’Italia sia pronta a riattivare il memorandum nel momento in cui la controparte sarà guidata da un governo con un atteggiamento diverso. Per il presidente del Senato Ignazio La Russa, «ancora una volta il governo ha preso una posizione di equilibrio».

Le reazioni in Italia, in Israele e in Iran

Da Israele è arrivata una replica improntata alla minimizzazione. Il Ministero degli esteri ha sostenuto che la sospensione «non danneggerà la nostra sicurezza», aggiungendo che quel memorandum «non ha mai avuto un contenuto concreto», nonostante fosse stato firmato, entrato in vigore ed esteso nel corso degli anni.

Sul piano politico italiano, le opposizioni hanno giudicato corretta la decisione, pur definendola tardiva. A luglio, infatti, nel pieno della crisi umanitaria a Gaza, la Camera aveva bocciato una mozione presentata da Riccardo Magi, di +Europa, che chiedeva la sospensione dell’accordo. In quella circostanza il governo aveva sostenuto che il memorandum fosse uno strumento di dialogo utile a far prevalere le ragioni della diplomazia. Fino a quel momento, quindi, nulla lasciava immaginare una svolta imminente.

Anche dall’opposizione israeliana è arrivato un affondo contro Netanyahu. Yair Lapid, leader del partito centrista Yesh Atid, ha definito la decisione italiana «un nuovo fallimento di Netanyahu»: «Torneremo, formeremo un governo – avverte Yair Lapid, leader del partito centrista Yesh Atid – e Israele sarà di nuovo il Paese che tutti volevano amare».

Di segno opposto la lettura arrivata da Teheran. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha citato l’Italia tra i Paesi da lodare per le prese di posizione «contro il bellicismo e i crimini del regime sionista». Nella maggioranza, Matteo Salvini ha espresso assenso alla sospensione, ma senza entrare nelle motivazioni della scelta: «Non lo so, non l’ho fatta io».

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