Omicidio Fabio Ascione, indagini su un giovane imparentato a un ras di camorra

La vittima tornava dal lavoro, uccisa forse per errore

Un delitto senza colpevoli e con troppe versioni discordanti. A Ponticelli l’omicidio di Fabio Ascione continua a essere difficile da ricostruire, anche per il timore che circonda i possibili testimoni. L’inchiesta, però, starebbe progressivamente concentrandosi su una pista precisa. Tra le ipotesi considerate dagli investigatori, si apprende da un articolo di Luigi Sannino su «Repubblica Napoli», quella che nelle ultime ore viene ritenuta più solida porta a un ragazzo molto giovane, forse ancora minorenne o appena maggiorenne, che avrebbe esploso il colpo costato la vita al 20enne mentre si trovava a breve distanza da lui.

Attorno a questa ricostruzione pesa però un contesto che rende tutto più complicato. Chi era presente nella zona tra via Carlo Miranda e le cosiddette “Case di Topolino”, nei pressi del campetto sportivo dove i giovani erano soliti ritrovarsi, avrebbe fornito racconti poco affidabili o comunque non coincidenti. Gli inquirenti si trovano così davanti a un quadro frammentato, reso ancora più opaco dalla paura. Il sospettato, infatti, sarebbe parente di un ras di camorra del quartiere e questo, secondo la tesi investigativa, spiegherebbe il clima di omertà che finora ha impedito di ottenere una versione univoca dei fatti.

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Due piste ancora aperte

Il punto centrale dell’indagine è proprio questo: capire se Fabio Ascione sia stato raggiunto da un colpo partito in modo accidentale oppure se sia rimasto vittima della rappresaglia maturata poco prima tra gruppi di giovani di Ponticelli e di Volla.

La prima ipotesi, oggi ritenuta prevalente ma non definitiva, è quella di un omicidio colposo aggravato dal metodo mafioso. Secondo questa ricostruzione, il giovane ritenuto responsabile avrebbe esploso il colpo senza voler colpire la vittima: forse mentre maneggiava la pistola, forse mentre la scarrellava o la riteneva scarica. In questo scenario, il proiettile avrebbe prima urtato un palo dell’Enel per poi raggiungere il torace del 20enne.

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Resta però in piedi anche un’altra possibilità. Fabio Ascione potrebbe essere stato colpito per errore da uno dei quattro giovani arrivati da Volla a bordo di due scooter, intenzionati a vendicare quanto accaduto poco prima nella loro città. Le due piste convivono, perché al momento mancano elementi tali da chiudere il cerchio in maniera definitiva e da far scattare arresti.

La sequenza della notte

All’origine di tutto ci sarebbe stata una prima fase di tensione fuori da Ponticelli. Intorno alle 4 del mattino di martedì, secondo quanto emerso, un gruppo proveniente dal quartiere orientale di Napoli si sarebbe spinto fino a Volla, dove si sarebbe verificato uno scontro a fuoco senza feriti.

Dopo quell’episodio, dalla cittadina confinante sarebbero partiti in quattro, in sella a due scooter, con l’obiettivo di rintracciare chi aveva sparato. È in questo secondo passaggio che si colloca la morte di Fabio Ascione, raggiunto da un solo proiettile mentre si trovava nei pressi del campetto sportivo.

Le testimonianze raccolte tra gli amici della vittima e tra le altre persone presenti sul posto avrebbero potuto chiarire il punto più delicato dell’intera vicenda, cioè da dove sia partito lo sparo e in quale dinamica. Invece le versioni non coincidono e, in assenza di telecamere utili, la ricostruzione resta incompleta.

L’autopsia e gli elementi da chiarire

Uno dei passaggi decisivi sarà l’autopsia. L’esame potrà offrire indicazioni sulla traiettoria del proiettile e sulla distanza tra l’arma da fuoco e la vittima, elementi considerati essenziali per verificare quale delle due ipotesi sia più compatibile con i dati oggettivi. C’è poi un altro aspetto che gli investigatori considerano rilevante: sul luogo del delitto non sono stati trovati né bossoli né ogive. Un dettaglio, spiega ancora «Repubblica Napoli», che rende poco lineare la lettura di una possibile “stesa”, anche perché sarebbe stato esploso un solo colpo. Anche questo elemento contribuisce a rafforzare i dubbi sulla dinamica e a spiegare perché l’inchiesta proceda ancora senza un approdo definitivo.

Una vittima estranea allo scontro

Su un punto, invece, non ci sono incertezze. Fabio Ascione era estraneo a quanto accaduto tra i due gruppi di giovani. La sera di Pasquetta aveva lavorato al Bingo di Cercola. Finito il turno, aveva chiamato la madre per avvisarla che avrebbe preso un cornetto al bar prima di tornare. Poi, vedendo alcuni amici vicino al campetto sportivo, si era fermato con loro. È lì che la sua serata si è interrotta. Non era il bersaglio di una spedizione e non faceva parte dello scontro: si è trovato dentro una traiettoria di violenza che non lo riguardava.

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