Meloni esclude la crisi e rilancia: governo avanti fino a fine legislatura

L’esecutivo tira dritto dopo il referendum

Nessuna crisi, nessuna elezione anticipata: Giorgia Meloni chiarisce in Parlamento la linea del governo dopo il referendum sulla giustizia, tra riforme ancora aperte e nuove priorità economiche e sociali. Nel suo intervento alla Camera, la presidente del Consiglio parte dall’esito della consultazione sull’ordinamento giudiziario: riconosce una partecipazione significativa e un confronto politico acceso, pur «non sempre nel merito», ribadendo che il risultato è stato «chiaro» e va rispettato. Ma allo stesso tempo sottolinea il rammarico per «aver perso l’occasione» di intervenire su un nodo che l’esecutivo considera ancora centrale: «per noi la riforma della giustizia rimane una necessità». Da qui l’invito a non archiviare il dossier e a mantenere aperto «il cantiere» con un approccio condiviso.

Nessuna crisi, governo fino alla scadenza

Su questo passaggio si innesta il chiarimento politico più netto: l’esito del referendum non modifica la tenuta dell’esecutivo né la sua prospettiva temporale. Meloni respinge le ipotesi circolate nelle ultime ore – rimpasto, “fase due”, elezioni anticipate – liquidandole come dinamiche estranee all’impostazione dell’attuale maggioranza: «Niente alchimie di Palazzo».

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La linea indicata è quella della continuità fino alla fine della legislatura. Il governo, afferma, resta pienamente operativo e non ha motivo di sottrarsi al giudizio elettorale quando arriverà il momento. Anzi, la scelta di non dimettersi viene rivendicata come coerente con l’impegno assunto: anche se «sarebbe convenuto sul piano tattico», l’esecutivo intende restare in carica per l’intero mandato. «Non scapperemo, non indietreggeremo», insiste, ribadendo l’obiettivo di «governare come fanno le persone serie».

Nello stesso passaggio viene archiviata anche la lettura di una maggioranza in difficoltà. «Nessuna “ripartenza”», perché – sostiene – l’attività dell’esecutivo non si è mai interrotta, nemmeno nella gestione di quella che definisce la fase internazionale più complessa degli ultimi decenni.

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Agenda interna: fisco, lavoro, sicurezza e casa

La parte centrale dell’intervento è dedicata alle priorità operative. Sul piano economico, la prossima legge di bilancio dovrà intervenire sul carico fiscale. Parallelamente, il governo intende rafforzare il capitolo sicurezza, anche attraverso l’assunzione di 10mila ausiliari.

Sul lavoro, Meloni annuncia nuove misure contro il cosiddetto lavoro povero, che saranno varate nel Consiglio dei ministri collegato alla Festa dei Lavoratori, con un rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva. Sul fronte abitativo, l’obiettivo indicato è quello di ampliare l’offerta di alloggi a prezzi calmierati: oltre centomila unità in un arco di dieci anni.

Nel passaggio sulla legalità, la premier interviene direttamente sulle polemiche legate a una fotografia pubblicata da alcuni quotidiani con un referente del clan Senese. Rivendica il proprio impegno personale: «Combatto la mafia fin da ragazzina e continuerò a farlo fino al mio ultimo respiro», aggiungendo che «sui rapporti tra questo governo e la criminalità organizzata parlano i fatti».

Accanto alla difesa politica, arrivano due proposte: sostenere il testo, a prima firma di Chiara Colosimo, sulla possibilità di togliere la potestà genitoriale ai boss mafiosi, e chiedere alla Commissione Antimafia di concentrarsi anche sui tentativi di infiltrazione nei partiti, «compreso FdI».

Energia, Europa e politica estera

La dimensione internazionale entra come variabile decisiva per l’azione di governo. Meloni difende le scelte adottate sul fronte energetico, spiegando che di fronte al rischio di uno choc dei prezzi è «preciso dovere del presidente del Consiglio fare tutto il possibile», anche attraverso missioni nei Paesi del Golfo.

Se la crisi dovesse aggravarsi per effetto del conflitto in Medio Oriente, l’Europa – sostiene – dovrebbe intervenire con strumenti straordinari, compresa la sospensione del Patto di stabilità, già sperimentata durante la pandemia. In questa direzione va anche la richiesta di sospendere temporaneamente l’Ets per il termoelettrico, almeno finché i prezzi non rientreranno.

Da qui un richiamo più ampio al ruolo di Bruxelles, chiamata a reagire a un contesto globale in rapido mutamento: serve, secondo la premier, un approccio meno ideologico e più ancorato alla realtà.

Sul piano geopolitico, Meloni sottolinea lo spiraglio di de-escalation nella guerra in Iran – «eravamo ad un punto di non ritorno» – e ribadisce l’invito a Israele a fermare l’offensiva in Libano. Riguardo ai rapporti transatlantici, riconosce una fase di difficoltà ma rivendica una collocazione «testardamente» occidentale: l’equilibrio tra Europa e Nord America è, a suo avviso, condizione necessaria per evitare «paralisi» e «irrilevanza». Infine, sulla vicenda di Sigonella, precisa che l’Italia si è «attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati».

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