Caso Sigonella, Meloni: no agli Usa nel rispetto dei trattati, nessuna frizione

Palazzo Chigi esclude tensioni

Nel weekend più complicato per l’esecutivo si è aggiunto un elemento inatteso, affiorato solo dopo giorni di riservatezza istituzionale. Per Giorgia Meloni, infatti, il fine settimana segnato da tensioni politiche e ricostruzioni contrastanti si è intrecciato anche con il caso dello stop ai bombardieri americani nella base di Sigonella, una decisione assunta nella notte tra venerdì e sabato e concordata con il ministro della Difesa Guido Crosetto.

A precisarlo è Palazzo Chigi, in una giornata in cui si susseguono versioni non sempre coincidenti e in cui arriva anche l’annuncio del passaggio parlamentare della premier. Meloni riferirà infatti alle Camere giovedì 9 aprile sulle prospettive dell’esecutivo. Le opposizioni lo chiedevano già da sabato scorso e, secondo i suoi collaboratori, la presidente del Consiglio aveva già maturato questa scelta prima della capigruppo del Senato che ha poi calendarizzato l’appuntamento. In un primo momento la data individuata era il 10 aprile, ma la coincidenza con la festa della Polizia ha portato ad anticipare di un giorno.

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Il passaggio in Parlamento e il nodo Sigonella

Da Palazzo Chigi spiegano che si tratta di una mossa pensata per «chiarire una volta per tutte che il governo continua a lavorare anche dopo il referendum» e per illustrare «i provvedimenti su cui è quotidianamente impegnato». Non saranno comunicazioni formali, scelta rivendicata per non caricare ulteriormente il momento politico, e non è previsto alcun voto né al Senato né alla Camera.

Il passaggio, però, resta delicato, perché sarà inevitabile affrontare anche il tema delle basi militari americane. La diffusione della notizia sullo stop ai bombardieri statunitensi, rimasta riservata per tre giorni, avrebbe provocato sorpresa negli ambienti di Palazzo Chigi. In un primo momento quella decisione era stata attribuita a Guido Crosetto e questo ha alimentato voci su un possibile disallineamento tra la premier e il ministro della Difesa. Una lettura che, però, viene respinta: tra i due, assicurano fonti di governo, non esiste alcun problema.

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La decisione nella notte e le ricostruzioni

La nota diffusa da Palazzo Chigi non entra nei dettagli dell’episodio, avvenuto alle 3 del mattino di sabato. Secondo alcune ricostruzioni si sarebbe trattato di un semplice errore nel piano di volo trasmesso dagli americani. Stando invece ad altre versioni ufficiose, la richiesta di atterraggio a Sigonella avrebbe superato quanto consentito dai trattati bilaterali e il governo italiano avrebbe quindi opposto un rifiuto.

In quelle ore, viene sottolineato, non ci sarebbe stato il tempo materiale per coinvolgere il Parlamento, come la stessa Meloni aveva indicato in precedenti comunicazioni a Camera e Senato per casi di questo tipo. Nel giro di poche ore è stato invece informato il Quirinale, a cui è stato riferito che l’Italia aveva fatto valere le regole di ingaggio previste dagli accordi. Su decisioni di questa natura, in ogni caso, non è richiesto l’assenso del presidente della Repubblica.

I rapporti con gli Usa e la nuova fase del governo

La nota di Palazzo Chigi, peraltro, non assume una linea definitiva rispetto alle richieste provenienti da Washington, che verranno valutate «caso per caso». Nel testo si ribadiscono i rapporti “solidi” con gli Stati Uniti e non si entra nel merito delle missioni per cui vengono utilizzati i bombardieri, cioè la guerra all’Iran. Da quel comunicato, quindi, non emerge un cambio di postura nei confronti di Donald Trump. Il tono resta molto meno esplicito rispetto a quello usato domenica da Meloni per condannare il divieto imposto dalle autorità israeliane al cardinale Pizzaballa al Santo Sepolcro.

L’alleanza con Trump, viene fatto sapere, non è in discussione. Tuttavia, ai vertici del governo si registra incertezza nel valutare le mosse dell’ex presidente americano. Il tentativo di rilancio della premier passerebbe anche da una rimodulazione dell’equilibrismo nei rapporti con chi ha contribuito a infiammare il Medio Oriente, in una fase in cui, secondo alcune analisi, sul referendum avrebbe pesato anche la percezione di eccessiva accondiscendenza verso Washington.

A preoccupare Palazzo Chigi sono soprattutto le ricadute economiche della crisi. Il taglio delle accise scadrà il 7 aprile e sono allo studio un nuovo intervento sui carburanti e misure a sostegno delle imprese. Il problema, però, resta quello delle risorse disponibili. Per questo si attendono i dati Istat della prossima settimana, ritenuti decisivi per capire se l’Italia potrà uscire dalla procedura Ue d’infrazione. È da questo passaggio che dipende la possibilità di immaginare una manovra, l’ultima prima delle elezioni, meno rigida rispetto a quelle precedenti.

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