Camorra, truffe informatiche del clan Mazzarella con un 25enne «prestato» dai Licciardi

Dodici persone in carcere, 4 ai domiciliari

Si presentavano come operatori antifrode, agenti della polizia postale o militari dell’Arma dei carabinieri, inducendo le vittime a fidarsi e a compiere bonifici per bloccare presunte operazioni illecite sui conti correnti: è uno dei passaggi centrali dell’indagine che ha portato a 16 misure cautelari, 12 arresti in carcere e 4 finiti ai domiciliari, eseguite a Napoli.

I carabinieri del nucleo investigativo di Napoli hanno dato esecuzione, su delega del Procuratore della Repubblica Distrettuale di Napoli, a un’ordinanza di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere e del divieto di dimora in Campania. Il provvedimento è stato emesso dal G.I.P. del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti di 16 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione per delinquere, frode informatica e accesso abusivo a sistemi informatici, reati aggravati dalle finalità mafiose.

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L’indagine e il legame con il clan Mazzarella

L’inchiesta, complessa e articolata, è stata sviluppata tra il 2022 e il 2024 dal nucleo investigativo carabinieri di Napoli, anche mediante mirate attività tecniche, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli. Gli accertamenti hanno consentito, sotto un profilo gravemente indiziario, di documentare l’operatività di un’associazione per delinquere ritenuta riferibile al clan Mazzarella, attivo a Napoli e provincia e dedito alla commissione di truffe informatiche.

Secondo quanto emerso dalle indagini, tra i destinatari della misura figurerebbero i capi promotori del sodalizio e, tra questi, vi sono anche elementi di spicco della citata consorteria camorristica.

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L’hacker in «prestito»

Un ruolo centrale nell’organizzazione delle truffe informatiche sarebbe stato svolto da un hacker di 25 anni, ritenuto collegato al clan camorristico Licciardi e indicato dagli inquirenti come il principale ideatore del sistema fraudolento. Il giovane sarebbe stato richiesto dal clan Mazzarella ai Licciardi.

A sottolineare il rilievo del dato investigativo è stato il procuratore aggiunto della Dda di Napoli Sergio Amato, intervenuto in conferenza stampa insieme al procuratore Nicola Gratteri: «I Licciardi autorizzano i Mazzarella ad avvalersi di questa persona e questo ci fa comprendere le dinamiche in tempo di pace tra clan generalmente tra loro rivali».

Phishing, vishing e caller ID spoofing: come agiva il sodalizio

L’attività fraudolenta sarebbe stata portata avanti in Italia e, in alcuni casi, anche nel territorio iberico. Gli associati, secondo gli inquirenti, riuscivano a truffare le vittime attraverso attività di phishing, mediante e-mail contraffatte, e di vishing, con telefonate fraudolente costruite per apparire credibili.

Tra le tecniche contestate c’è anche il caller ID spoofing, cioè la modifica del numero del chiamante in modo da far comparire quello dell’istituto di credito della persona contattata. In questo modo la vittima, convinta di parlare con un operatore della propria banca, finiva per rivelare dati sensibili. In altri casi il raggiro proseguiva con l’inoltro di link successivi che conducevano a siti “clone”, predisposti per acquisire ulteriori informazioni riservate.

L’indagine ha inoltre accertato, sempre sotto il profilo gravemente indiziario, che gli autori dell’azione criminale si qualificavano come operatori antifrode, agenti della polizia postale o militari dell’Arma dei Carabinieri. Con questo espediente convincevano le persone offese a disporre bonifici in loro favore, sostenendo che fosse necessario farlo per scongiurare supposte operazioni illecite sui rispettivi conti correnti. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari è stato disposto anche un sequestro preventivo per quasi 1 milione di euro.

Due gruppi criminali

Due i gruppi individuati, uno capeggiato Da Ciro Mazzarella, l’altro da Michele Mazzarella e tra i destinatari delle misure cautelari figura anche Marianna Giuliano. «Le mafie sono contemporanee, – ha detto nel corso di una conferenza stampa il procuratore di Napoli Nicola Gratteri – e lo è anche la camorra che ho visto molto evoluta nell’ambito informatico e nel dark web, una criminalità capace di commettere reati attraverso la tecnologia».

«Nella Procura di Napoli c’è una sezione specializzata in reati informatici che con polizia, carabinieri e guardia di finanza riescono a fare questo tipo di indagine e scoprono continuamente nuovi modi per commettere questa tipologia di reati. Noi cerchiamo di stare al passo e i miei colleghi, con le forze dell’ordine, oggi i carabinieri, sono riusciti a dimostrare reati che era difficile dimostrare», ha spiegato Gratteri.

Dalle indagini è emerso  ancora che a una vittima sono stati sfilati, in un sol colpo quasi 60mila euro, e che in un giorno, la batteria di truffatori, che agivano in una centrale telefonica localizzata a Napoli Est, era capace di appropriarsi attraverso due distinti modus operandi anche diverse centinaia di migliaia di euro, 2-300mila euro. L’efficacia del loro operato è testimoniato dal fatto che tra le vittime figura anche una dipendente bancaria che è riuscita a salvarsi grazie a una telefonata fatta al responsabile della sicurezza dell’istituto bancario per il quale lavora.

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