Dazi, indagine Usa sulla sovraccapacità industriale. L’Ue avverte: «Rispettino gli accordi»

Scendono le tariffe sulla pasta italiana

Washington accusa diversi partner globali di «eccesso strutturale di capacità produttiva» e avvia un’indagine commerciale che coinvolge anche l’Unione europea. La decisione dell’amministrazione Trump riapre il dossier sui dazi e riporta tensione nei rapporti tra Usa e Ue. La Casa Bianca ha infatti avviato nuove verifiche sulle politiche commerciali di alcuni Paesi terzi facendo ricorso alla sezione 301 del Trade Act, uno strumento che consente agli Stati Uniti di intervenire contro pratiche ritenute scorrette nel commercio internazionale. Tra i soggetti finiti sotto esame compare anche l’Europa.

La mossa permette a Washington di aggirare lo stop arrivato dalla Corte Suprema alla strategia commerciale del presidente americano. I giudici avevano infatti bloccato i dazi imposti sulla base dell’International Emergency Economic Powers Act, ma la nuova procedura avviata dalla Casa Bianca segue un percorso giuridico differente.

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Bruxelles pronta a reagire ma resta un cauto ottimismo

A Bruxelles la decisione americana è stata accolta con prudenza. Dalla Commissione europea hanno fatto sapere di aver preso atto dell’iniziativa. «Abbiamo preso nota dell’indagine. La Commissione reagirà in modo fermo e proporzionato» nel caso gli Stati Uniti dovessero infrangere l’intesa sui dazi, hanno fatto sapere da Palazzo Berlaymont.

Nonostante le tensioni, nelle istituzioni europee si respira anche un moderato ottimismo. Secondo quanto filtra da Bruxelles, nei giorni scorsi il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic ha avuto un colloquio telefonico con il segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent e con il rappresentante per il Commercio Jamieson Greer. Il contatto, avvenuto mentre Sefcovic si trovava a Strasburgo, avrebbe fornito rassicurazioni sulla volontà di Washington di rispettare l’intesa commerciale con l’Unione europea.

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L’accordo sui dazi e la tariffa del 15%

Secondo quanto riferito al commissario europeo, gli Stati Uniti intendono mantenere il quadro previsto dall’accordo sui dazi raggiunto a Turnberry. L’intesa stabilisce una tariffa del 15%, comprensiva della clausola della nazione più favorita.

In questa fase di transizione, diversi prodotti europei starebbero anche beneficiando di dazi inferiori, con tariffe attorno al 10%. L’indagine avviata nelle ultime ore da Washington sulla base della Sezione 310 del Trade Act potrebbe tuttavia rimettere in discussione l’equilibrio raggiunto e modificare gli scenari commerciali tra le due sponde dell’Atlantico.

Le accuse americane sulla sovraccapacità industriale

Nel merito dell’indagine, gli Stati Uniti sostengono che diversi Paesi – dalla Cina alla Svizzera, passando per l’Unione europea – presenterebbero «un eccesso strutturale di capacità e produzione in vari settori manifatturieri». Una ricostruzione respinta con decisione da Bruxelles. Il portavoce della Commissione europea, Olof Gill, ha ribadito la posizione dell’esecutivo comunitario. «Condividiamo la preoccupazione degli Stati Uniti in merito alla sovraccapacità strutturale nell’economia globale. Tuttavia, le fonti di tale sovraccapacità sono ben identificate e non si trovano in Europa», ha spiegato Gill.

Le incognite sull’intesa commerciale

La nuova iniziativa americana rischia inoltre di complicare il percorso di ratifica dell’accordo sui dazi all’interno del Parlamento europeo. Il presidente della commissione Commercio del Parlamento europeo, il socialista Bernd Lange, ha espresso dubbi sulla reale volontà americana di rispettare gli impegni assunti. «Non c’è ancora un chiaro impegno da parte del governo degli Stati Uniti a rispettare l’accordo Turnberry. Chi può garantire che l’esito finale non significhi dazi ancora più elevati per l’Ue? Non basta semplicemente dare per scontato, da entrambe le parti, che finiremo nel quadro dell’accordo Turnberry. Abbiamo bisogno di chiarezza», ha sottolineato Lange.

A rendere il quadro ancora più complesso contribuiscono anche le tensioni politiche tra Stati Uniti e Spagna legate alla guerra in Iran. Mercoledì sera Donald Trump è tornato a minacciare lo stop a qualsiasi rapporto commerciale con Madrid.

Dall’Italia segnali positivi sul dossier pasta

Un segnale di segno opposto è invece arrivato dall’Italia. La Farnesina ha comunicato che Washington, al termine di un’indagine durata diversi mesi, ha rivisto in modo significativo l’entità dei dazi provvisori antidumping annunciati lo scorso 4 settembre nei confronti di 13 marchi della pasta italiana.

La riduzione delle tariffe rappresenta una boccata d’ossigeno per l’export agroalimentare italiano. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, il taglio dei dazi consente di salvaguardare circa mezzo miliardo di euro di esportazioni di pasta italiana verso il mercato statunitense.

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