Allo studio misure per imprese e mercati
La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran finisce al centro dei vertici convocati a Palazzo Chigi. Il governo italiano valuta i possibili effetti sul sistema energetico e sull’economia nazionale, mentre assicura che nel breve periodo non si registrano criticità per le forniture di gas. L’attenzione dell’esecutivo, spiegano fonti di governo, resta «massima», anche se per ora non emergono preoccupazioni immediate per la sicurezza energetica del Paese.
Il tema è stato affrontato nelle riunioni convocate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a quattro giorni dall’esplosione della guerra con l’attacco di Usa e Israele all’Iran e la controffensiva di Teheran, che ha colpito anche Cipro. Gli incontri a Palazzo Chigi sono serviti a fare il punto sia sulla sicurezza degli italiani nelle aree del Medio Oriente e del Golfo sia sulle possibili ripercussioni economiche del conflitto.
Se la crisi dovesse risolversi nell’arco di un mese, valutano al governo, potrebbe non essere necessario adottare interventi straordinari, anche se sono allo studio «possibili azioni di mitigazione».
La premier ha definito l’escalation militare «una nuova pericolosa crisi internazionale», intervenendo a un evento dedicato agli 80 anni del voto alle donne in Italia. In quella sede Meloni ha espresso anche «ammirazione e profonda gratitudine» per le donne iraniane che «con la loro tenacia ci ricordano quanto preziose siano le conquiste ottenute».
Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano per ribadire che «l’Italia non è in guerra». Non risultano invece contatti diretti tra il governo italiano e il presidente americano Donald Trump o il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Vertice con Eni e Snam: analisi sui mercati dell’energia
Il confronto a Palazzo Chigi si è articolato in due riunioni. Alla prima hanno partecipato, oltre a Meloni e Tajani, i ministri Guido Crosetto (Difesa) e Gilberto Pichetto (Ambiente e sicurezza energetica), insieme ai sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari. Al centro del confronto gli «sviluppi della crisi» e le «ulteriori misure per assistere e garantire la sicurezza dei cittadini italiani presenti nelle aree coinvolte», ambito nel quale il governo assicura «massimo impegno».
Successivamente il vertice è stato allargato ai vertici delle principali società energetiche pubbliche: Claudio Descalzi e Agostino Scornajenchi, amministratori delegati rispettivamente di Eni e Snam. Con loro è stata effettuata «un’analisi dell’impatto attuale e potenziale delle ostilità sui mercati dell’energia e sull’economia», insieme alla valutazione di «azioni di mitigazione che il governo potrebbe adottare nel breve e medio periodo».
Il ministro Tajani ha spiegato che sono allo studio misure «soprattutto per le imprese che si occupano di commercio con l’estero». Con alcune di queste aziende sono già stati avviati colloqui «per valutare gli aiuti che si possono dare». Tuttavia è ancora presto per immaginare provvedimenti da portare in Consiglio dei ministri: il prossimo Cdm potrebbe riunirsi venerdì e potrebbe essere dedicato al Piano casa.
Gas, stoccaggi e tensioni politiche
Sul fronte energetico, spiegano fonti dell’esecutivo, «non ci sono problemi nel breve periodo». Le scorte obbligatorie di opportunità risultano «corpose» e lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i traffici energetici, non è stato chiuso. Secondo i dati di Snam, gli stoccaggi a novembre sfioravano il 95%.
Anche sul gas naturale liquefatto l’impatto appare limitato: per l’Italia il Gnl rappresenta circa un terzo delle importazioni complessive, nonostante il Qatar abbia bloccato la produzione nel principale impianto mondiale. L’attenzione del governo resta comunque puntata sull’andamento del Ttf, il prezzo del gas europeo scambiato alla Borsa di Amsterdam, mentre presto sarà necessario programmare i nuovi stoccaggi in vista dell’inverno prossimo. Non sono invece previste modifiche al decreto bollette, con cui l’esecutivo punta a disaccoppiare «di fatto» il prezzo dell’elettricità da quello del gas.
Sul piano europeo oggi sono convocati i gruppi di crisi dell’Ue sull’energia, mentre Meloni si aspetta «risposte concrete» dal Consiglio europeo del 19 marzo. Alla vigilia del vertice la presidente del Consiglio sarà in Parlamento per le comunicazioni, mentre il 13 maggio è previsto il premier time in Senato.
L’Iran e le basi italiane
Nel frattempo le opposizioni chiedono che il governo riferisca prima alle Camere sulla crisi iraniana. Il centrosinistra attacca anche il ministro della Difesa Guido Crosetto. «Riguarda l’intero governo – l’affondo del Pd con Peppe Provenzano – se Crosetto dice che i Servizi non potevano non sapere e i Servizi dicono che non sapevano nulla. Se c’è un problema tra il ministro della Difesa e l’autorità delegata ai Servizi bisogna discuterne in Parlamento».
Il Movimento 5 stelle chiede le dimissioni del ministro: «I suoi chiarimenti sulle sue ferie in zona di guerra sono contraddittori e grotteschi». Il partito guidato da Giuseppe Conte sollecita inoltre chiarimenti «se le basi di Sigonella e la stazione Muos di Niscemi sono già coinvolte».
Alla polemica replica lo stesso Crosetto: «Su Muos e Sigonella ed altro sono pronto a rispondervi ma vorrei ricordarvi cosa vi ho già detto in Parlamento: l’utilizzo delle basi militari sul territorio nazionale, specie quelle Usa, avviene in aderenza ad accordi quali il Nato Sofa del 1951, il Bilateral Infrastructure Agreement del 1954 aggiornato nel 1973 e attualizzato con il Memorandum d’intesa Italia-Usa del 1995. Come si può facilmente notare, quindi, tali cornici giuridiche regolamentano queste attività da decenni e nessun governo ha avvertito l’esigenza di modificarle».




