La replica con missili su Israele e basi americane
Raid congiunti contro «centinaia di obiettivi militari iraniani»: così Israele e Stati Uniti hanno aperto un nuovo fronte diretto con la Repubblica islamica dell’Iran, in una delle giornate più tese degli ultimi anni. L’operazione, avviata all’alba, ha investito simultaneamente più città – da Teheran a Isfahan, da Qom a Karaj, fino a Kermanshah e Tabriz – segnando un salto di qualità nello scontro tra Washington, Tel Aviv e il regime iraniano.
Le prime esplosioni nella capitale hanno fatto da detonatore a una crisi che, nel giro di poche ore, si è trasformata in conflitto aperto su scala regionale. Mentre i raid colpivano infrastrutture e installazioni militari, Teheran ordinava la controffensiva: missili e droni sono stati lanciati contro Israele e contro basi statunitensi nel Golfo.
Nel mirino vertici politici e militari
L’Esercito israeliano ha annunciato di aver centrato nell’ovest dell’Iran «centinaia di obiettivi militari iraniani, compresi lanciamissili», in un’azione coordinata con le forze armate americane. Ma, secondo quanto riferito da funzionari israeliani ad Axios, la portata dell’operazione andava oltre il semplice indebolimento dell’apparato bellico. Tra i bersagli indicati figuravano la Guida Suprema Ali Khamenei e il presidente Masoud Pezeshkian. L’agenzia ufficiale Irna ha però assicurato che il capo dello Stato è «sano e salvo e non ha alcun problema».
Un alto funzionario israeliano ha spiegato che l’obiettivo è «creare tutte le condizioni per la caduta del regime iraniano», aggiungendo: «Il nostro obiettivo è l’intera leadership iraniana – politica e militare – passata, presente e futura. Gli sviluppi dipenderanno anche dalla misura in cui il popolo iraniano si ribellerà».
Secondo il sito Ynet, Israele ritiene di aver eliminato Mohammad Pakpour, comandante dei Guardiani della Rivoluzione, nominato dopo la morte di Hossein Salami nella guerra dei 12 giorni della scorsa estate. Channel 12 ha riferito che la residenza di Khamenei sarebbe stata completamente distrutta, anche se non è chiaro se la Guida Suprema fosse presente. Il New York Times, citando immagini satellitari, parla di danni significativi al compound di Teheran e del crollo di alcune strutture interne. Una fonte iraniana ha fatto sapere che Khamenei sarebbe stato trasferito «in una località sicura».
Colpita anche la casa dell’ex presidente Mahmoud Ahmadinejad. E sempre Channel 12 stima «con alta probabilità» la morte di Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di difesa dell’Iran e consigliere politico della Guida Suprema, descritto come «l’uomo forte dietro il programma nucleare dei Pasdaran» e «tra le figure più estremiste del regime».
La smentita da Teheran
Da Teheran, tuttavia, arriva una versione opposta. L’agenzia Fars, rilanciata da al-Jazeera, sostiene che «godono di perfetta salute» il presidente Pezeshkian, il capo del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale Ali Larijani e i vertici delle Forze Armate. Notizie analoghe includono anche Khamenei e il capo della magistratura iraniana.
La risposta iraniana
La reazione iraniana è stata affidata ai Pasdaran, che hanno avviato «attacchi con missili e droni» contro Israele. Esplosioni sono state avvertite a Gerusalemme e Tel Aviv. Secondo emittenti arabe, la rappresaglia ha preso di mira obiettivi statunitensi nell’intera area del Golfo. Le forze iraniane avrebbero colpito la base di Al Udeid in Qatar, Al Salem in Kuwait, Al Dhafra negli Emirati Arabi Uniti e la base della Quinta Flotta in Bahrein.
Ad Abu Dhabi almeno una persona è morta in seguito al lancio di diversi ordigni contro gli Emirati. L’agenzia di stampa emiratina ha definito l’azione «una flagrante violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale: ci riserviamo il pieno diritto di rispondere a questa escalation». Esplosioni sono state udite anche a Dubai, secondo troupe della Cnn. Altri scoppi sono stati segnalati nei pressi del consolato degli Stati Uniti a Erbil, nel nord dell’Iraq, come riferito da testimoni all’Afp.
Washington: «Minaccia esistenziale»
«I militari degli Stati Uniti hanno avviato grandi operazioni di combattimento in Iran. Il nostro obiettivo è difendere gli americani eliminando le minacce imminenti provenienti dal regime iraniano», ha dichiarato Donald Trump in un video diffuso su Truth.
«Questo regime terroristico non potrà mai avere un’arma nucleare. Lo dico di nuovo, non potranno mai avere un’arma nucleare», ha scandito, accusando Teheran di aver «tentato di ricostituire il loro programma nucleare» e di continuare «a sviluppare missili a lungo raggio». «Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria. Annienteremo la loro Marina».
Il presidente americano ha lanciato un ultimatum ai Pasdaran: «Alle Forze Armate, alla Polizia dico che dovete deporre le armi e avrete una immunità totale o sarà morte certa». Poi l’appello diretto alla popolazione: «Prendete il controllo del vostro governo. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo, sarà vostro. Probabilmente sarà la vostra unica occasione per generazioni». E ancora: «L’ora della vostra libertà è a portata di mano», invitando a «non lasciare le case» perché «bombe cadranno ovunque». Al Washington Post ha ribadito: «Tutto ciò che voglio è la libertà per il popolo. Voglio una nazione sicura, ed è quello che avremo».
Netanyahu: creare un Iran libero e amante della pace
Sul fronte israeliano, il ministro della Difesa Israel Katz aveva parlato di «attacco preventivo contro l’Iran per rimuovere le minacce per lo Stato di Israele». Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che «Israele e Usa hanno avviato un’operazione per rimuovere la minaccia esistenziale rappresentata dal regime terroristico in Iran», aggiungendo che «È giunto il momento per tutti i settori della società iraniana» di «liberarsi dal giogo della tirannia e creare un Iran libero e amante della pace».
«È un passo drastico e storico», ha scritto su X il presidente israeliano Isaac Herzog, ringraziando Trump e Netanyahu «nella speranza porti un cambiamento storico per noi e per tutto il Medio Oriente».
Palazzo Chigi e Farnesina: allerta per gli italiani
Da Roma, Palazzo Chigi ha espresso «vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici». Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha presieduto una conferenza telefonica con Antonio Tajani, Matteo Salvini, Guido Crosetto, Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence, analizzando la situazione anche alla luce della sicurezza dei cittadini italiani nell’area.
«Il Governo invita tutti i connazionali alla massima prudenza e a seguire con attenzione le indicazioni fornite dalle Ambasciate d’Italia nella regione e dalla Farnesina».
L’Unità di Crisi segue l’evoluzione degli eventi e ha diffuso i numeri di emergenza: Ambasciata d’Italia a Teheran (00989121035062), Ambasciata d’Italia a Tel Aviv (00972548803940), Consolato Generale a Gerusalemme (00972505327166), Unità di Crisi (0636225, unita.crisi@esteri.it).




