Domenico Caliendo, la difesa di Oppido: «Il cuore era già arrivato quando iniziò la cardiectomia»

Spunta un fotogramma estrapolato dalle copie forensi

La difesa di Guido Oppido porta al Riesame un nuovo tassello sulla cronologia del trapianto eseguito al piccolo Domenico Caliendo: un’immagine ripresa alle 14.31 all’interno della sala operatoria del Monaldi. Il fotogramma, estrapolato dalle copie forensi del materiale sequestrato, mostra un operatore sanitario con una mano all’interno del box aperto alla ricerca del cestello contenente il cuore destinato al bambino, mentre la cardiectomia era già stata avviata. Per gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, il documento potrebbe incidere sulla ricostruzione dei momenti più delicati dell’intervento del 23 dicembre 2025, conclusosi con il trapianto di un cuore risultato danneggiato dal ghiaccio secco.

Domenico, due anni e mezzo, è morto il 21 febbraio successivo. Oppido è indagato insieme ad altri sei colleghi e davanti al Tribunale del Riesame chiede l’annullamento dell’interdizione dalla professione medica per dodici mesi disposta nel giugno scorso dal gip Mariano Sorrentino. Al centro del procedimento cautelare c’è anche la posizione della sua vice Emma Bergonzoni, sospesa per sette mesi. Tra le contestazioni figura anche quella di falso in cartella clinica.

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La sequenza tra le 14.26 e le 14.34

Uno dei punti più discussi riguarda la successione tra la cardiectomia, cioè la rimozione del cuore malato di Domenico, e l’arrivo in sala operatoria dell’organo del donatore proveniente da Bolzano. Nel referto operatorio viene indicato che la cardiectomia sarebbe stata eseguita «nel mentre» rispetto all’arrivo del cuore destinato al trapianto. La Procura sostiene invece che Oppido avrebbe iniziato l’operazione prima che il box fosse arrivato in sala e prima della sua apertura.

La difesa propone una diversa lettura della sequenza temporale. Secondo Manes, il primo elemento significativo è l’ingresso del box in sala operatoria alle 14.26. Cinque minuti dopo, alle 14.31, il fotogramma mostra già un operatore sanitario con la mano all’interno del contenitore aperto, mentre cerca il cestello e dal box fuoriesce il fumo prodotto dal ghiaccio secco. Alle 14.34, inoltre, un altro video mostrerebbe il cuore con attività contrattile.

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Per Sorge, l’immagine delle 14.31 contraddice anche le dichiarazioni secondo le quali soltanto alle 14.34 si sarebbe cominciato ad aprire il contenitore e il box sarebbe stato ancora chiuso. «Ciò, a nostro parere, smonta l’ipotesi della Procura di Napoli», sostiene il legale, secondo cui il materiale documenterebbe la «contestualità tra cardiectomia e apertura del box con il cuore del donante». La difesa sottolinea inoltre che nessuno avrebbe riferito a Oppido informazioni sulle condizioni del contenitore prima dell’intervento.

Al Riesame anche la superperizia

I giudici hanno acquisito anche la superperizia di 533 pagine commissionata dal gip e si sono riservati la decisione sulle misure interdittive. Il documento sarà discusso nell’incidente probatorio fissato per il 12 e 13 novembre, ma potrebbe incidere già sulla valutazione cautelare del Riesame.

Secondo quanto emerge dalla perizia, i tecnici nominati dal giudice hanno ritenuto la condotta di Oppido e Bergonzoni relativa alla cardiectomia conforme alle regole mediche previste nelle situazioni di emergenza. Un ulteriore elemento sul quale le difese puntano per contestare la ricostruzione dell’accusa e chiedere la revoca delle interdizioni.

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