Un compenso fisso potrebbe eliminare la corsa alle commissioni
Cambiano i compensi dei consiglieri comunali? La partita è aperta alla Camera, dove un emendamento punta a superare il gettone di presenza e a introdurre un’indennità fissa mensile. Una modifica che cambierebbe radicalmente il sistema attuale e che potrebbe avere anche un altro effetto: eliminare l’interesse economico a moltiplicare le sedute delle commissioni per accumulare gettoni. Una questione tutt’altro che teorica, soprattutto a Napoli, dove proprio i compensi dei consiglieri delle Municipalità sono da mesi al centro di verifiche della Procura regionale della Corte dei conti e della Guardia di Finanza.
Dal 4 al 25% dell’indennità del sindaco
La proposta prevede di sostituire il pagamento legato alla partecipazione alle singole sedute con un’indennità mensile parametrata a quella del sindaco. Sarebbe pari al 4% nei Comuni fino a mille abitanti, all’8% fino a 15mila, al 18% fino a 50mila, al 22% fino a 250mila e al 25% nei Comuni con più di 250mila abitanti. Il nuovo meccanismo non cancellerebbe però il legame tra presenza e compenso: per ogni assenza ingiustificata dai lavori sarebbe prevista una decurtazione pari a un ventesimo dell’indennità mensile.
La proposta non è ancora legge. L’emendamento, spiega un articolo di «La Repubblica» è stato presentato da quattro deputati del Partito democratico, tra i quali il napoletano Marco Sarracino, durante l’esame alla Camera del decreto sulla Pubblica amministrazione e gli enti territoriali. L’obiettivo è sostituire l’attuale sistema dei gettoni di presenza con un’indennità di funzione mensile.
Gettoni e commissioni, il caso Napoli
Alla base del provvedimento c’è anche quanto accaduto nelle dieci Municipalità di Napoli. La Procura regionale della Corte dei conti ha aperto un fascicolo e delegato gli accertamenti al Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. Le verifiche hanno interessato verbali, presenze e anche i filmati delle commissioni svolte da remoto.
La questione era stata rilevata successivamente anche a Palazzo San Giacomo: in un documento ufficiale del dicembre 2025, la Segreteria generale osservava come l’aumento del limite massimo dei gettoni percepibili sembrasse essersi tradotto in un incremento delle riunioni delle commissioni «fino a raggiungere anche il massimo delle sedute compensabili». Nello stesso atto venivano segnalate riunioni concentrate in stretta successione temporale, commissioni congiunte convocate più volte nella stessa giornata e persino il rischio di sovrapposizioni.
Le successive verifiche hanno fatto emergere anche modalità di partecipazione finite al centro delle contestazioni. Tra i casi figurano consiglieri collegati alle commissioni da remoto dal bar, dall’auto e persino dalla spiaggia. Sno arrivate anche contestazioni relative a gettoni maturati attraverso collegamenti estivi durante i quali alcuni partecipanti sarebbero comparsi in video in maglietta e costume. Non significa che tutti i consiglieri municipali siano coinvolti né che tutte le somme contestate costituiscano già un danno erariale definitivamente accertato: l’inchiesta contabile è ancora in corso e responsabilità e importi devono essere valutati posizione per posizione.
Il Comune ha iniziato a chiedere indietro i soldi
Nel frattempo il Comune di Napoli ha avviato verifiche proprie. Ad agosto sono partite le prime costituzioni in mora relative ai gettoni percepiti nel 2016, anche con l’obiettivo di interrompere i termini di prescrizione. Le prime comunicazioni hanno interessato consiglieri delle Municipalità I, VI, IX e X, mentre l’esame delle altre posizioni è proseguito nelle settimane successive. In un caso sono stati contestati 1.440 euro percepiti nel corso del 2016. Palazzo San Giacomo ha inoltre centralizzato la gestione della materia attraverso una struttura dedicata alle commissioni consiliari municipali, con l’obiettivo di uniformare controlli e procedure nelle dieci Municipalità.
Un’indennità per tagliare le storture
È proprio qui che il nuovo sistema potrebbe produrre uno degli effetti più rilevanti. Con un’indennità predeterminata, partecipare a cinque oppure a venti commissioni non consentirebbe di aumentare il compenso mensile. Verrebbe quindi meno l’incentivo economico a moltiplicare le sedute esclusivamente per maturare ulteriori gettoni.
Questo non significa automaticamente che la riforma produrrebbe un risparmio o un aumento complessivo per gli enti locali: tutto dipenderebbe dagli importi delle nuove indennità rispetto alle somme effettivamente corrisposte oggi. Potrebbe però eliminare alla radice alcune delle distorsioni emerse proprio nel caso napoletano, spostando il meccanismo dal pagamento per singola presenza a un compenso mensile accompagnato da penalizzazioni per le assenze. La partita, però, è ancora parlamentare.




