Attentato a Sigfrido Ranucci, arrestato l’ex editore Valter Lavitola

Ricercato anche Tavares Gomes Clesio

L’ex editore e imprenditore Valter Lavitola è stato arrestato dai carabinieri su disposizione del gip di Roma nell’ambito dell’indagine sull’attentato compiuto davanti alla villa del giornalista Sigfrido Ranucci. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, riguarda Lavitola e Tavares Gomes Clesio, quest’ultimo ancora ricercato. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati.

I due sono gravemente indiziati dei delitti di concorso in detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, con l’aggravante di aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. L’inchiesta nasce dall’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025 a Pomezia, nella frazione di Torvaianica, ai danni di Sigfrido Ranucci.

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Lavitola era stato perquisito il 4 luglio e convocato in procura l’8 luglio, quando si era avvalso della facoltà di non rispondere rendendo comunque dichiarazioni spontanee. Per gli inquirenti avrebbe avuto il ruolo di mandante dell’attentato. L’indagine è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi: avviata dal pm Carlo Villani, successivamente passato alla guida della procura di Velletri, è ora seguita dal pm della Dda Edoardo De Santis. Già il 30 giugno le investigazioni avevano portato all’arresto di quattro persone, gravemente indiziate di essere gli esecutori materiali della deflagrazione.

Il ruolo attribuito a Lavitola e Gomes

Nel provvedimento cautelare, Lavitola è indiziato «di aver concepito il disegno delittuoso, dando mandato a Gomes di individuare i soggetti in grado di reperire l’esplosivo e di compiere l’attentato dimostrativo davanti alla villa del giornalista». Secondo gli investigatori, avrebbe inoltre «partecipato personalmente, insieme a Gomes, a un primo sopralluogo esplorativo sul luogo del delitto in data 15 settembre 2025».

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A Gomes viene invece attribuito il ruolo di raccordo operativo per conto di Lavitola. Secondo l’accusa avrebbe reclutato e istruito gli esecutori materiali campani e, dopo aver preso parte al sopralluogo del 15 settembre, avrebbe «coordinato e partecipato a una seconda ricognizione sul litorale laziale il 10 ottobre 2025, mettendo a disposizione del commando l’autovettura del suocero».

Tabulati, veicoli e cellulari nell’indagine

«Le misure restrittive si fondano su un impianto accusatorio solido e concorde», sottolineano i carabinieri. Le risultanze investigative «derivano dall’analisi incrociata dei tabulati telefonici e telematici delle celle serventi l’area dell’attentato, dal tracciamento dei veicoli coinvolti nelle fasi preparatorie e dall’esame forense dei telefoni cellulari in uso agli indagati, che hanno smentito i tentativi di precostituirsi degli alibi difensivi».

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