La legalità è la precondizione di ogni autentica democrazia
La catena dei fatti è nota: lo scioglimento per infiltrazione camorristica di due comuni importanti, per storia e demografia, Castellammare di Stabia e Torre Annunziata, la vicenda del comune di Ercolano dove il segretario cittadino del Pd e una consigliera partecipano ad una festa con un personaggio del narcotraffico, gli scioglimenti dei comuni di Sarno e Pagani in provincia di Salerno, addirittura quello di un capoluogo come Caserta, tutti pezzi di un puzzle inquietante che mostra l’esistenza di un «sistema sinistra», spesso a trazione Pd, permeato dai poteri criminali.
Non più singole mele marce ma un sistema capillare e diffuso di rapporti con il crimine organizzato che soggioga una popolazione di centinaia di migliaia di cittadini onesti, superiore al numero degli abitanti di Bologna. Questo scenario che penalizza lo sviluppo e la convivenza civile in ampi territori della Campania, oltre ad inquinare il valore dell’espressione democratica del voto, ci fa porre domande alle quali i partiti della sinistra devono risposte.
La precondizione della democrazia
Non si può predicare la legalità al centro e poi arruolare, in nome del potere, chiunque in periferia. La legalità è una precondizione della democrazia, quindi di una convivenza civile e dello stesso sviluppo. È inquietante quello che ha dichiarato l’ormai ex sindaco di Castellammare, il giornalista, Luigi Vicinanza. Lo riprendiamo testualmente dall’Ansa: «Io sono stato lasciato solo. E questa città è stata vittima di una lotta interna al Pd. Sono stato accusato di avere imbarcato liste inquinate. Ma quelle liste furono compilate e firmate dall’attuale segretario regionale, all’epoca commissario del Pd, sulla sede del partito, con l’avallo della segretaria Schlein. Se non ne erano convinti, potevano negare il simbolo del partito alle elezioni».
Le città le cui amministrazioni sono abitate da una stragrande maggioranza di cittadini onesti e operosi, sono città di grandi tradizioni e valori, l’inquinamento della politica colpisce soprattutto loro. Perché risulta evidente che i commissari prefettizi, per quanto eccellenti funzionari dello Stato, non possono garantire quella visione, l’impegno per grandi progetti di cui questi territori avrebbero bisogno.
Il caso Torre Annunziata
Risuonano ancora le parole del procuratore capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, pronunciate in occasione dell’abbattimento di Palazzo Fienga, storica roccaforte del clan Gionta di Torre Annunziata: «È un importante azzeramento rispetto al passato, ma occorre fare ancora tanto perché Torre Annunziata si affranchi completamente dal giogo della criminalità organizzata. Mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e dell’amministrazione comunale. Sto ancora aspettando questo segnale. Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe illegalità, anche in seno all’amministrazione comunale. Servono meno programmi, meno dichiarazioni di principio, meno cerimonie e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche. Solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento».
L’abuso delle liste civiche
Una delle questioni centrali in questo panorama è l’abuso delle liste elettorali «civiche», che di civico, in quanto di autentica partecipazione democratica dei cittadini, non hanno nulla ma sono il veicolo per le infiltrazioni mafiose nelle amministrazioni. I partiti tradizionali hanno un nome da difendere, una proiezione nazionale da tutelare, e quando compilano le liste chiedono i certificati penali, casellario e carichi pendenti del candidato, mentre nelle liste civiche prive di qualsivoglia filtro entra di tutto.
La denuncia delle infiltrazioni della politica e del malaffare non esaurisce il tema della qualità della vita in un ampissimo territorio che parte dai quartieri di Napoli, San Giovanni, Barra, Ponticelli e arriva fino a Castellammare di Stabia. Un’area che ingloba il celebre «Miglio d’oro», l’antica Oplontis, percorre una costa meravigliosa sfregiata dalla colata di cemento degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. «La provincia addormentata» secondo il titolo del celebre libro di Michele Prisco, uno dei figli nobili di Torre Annunziata.
Per storia e tradizione questo territorio non merita di essere in queste condizioni, qui i cittadini dovrebbero riprendere il loro destino mettendo al centro la rigenerazione urbana, la qualità delle strade, il verde pubblico, la scuola, le imprese e il lavoro. I pendolari hanno subito inerti una gestione delle linee ferroviarie ex-Circumvesuviana (EAV) paragonabile all’Inferno. Un vero e proprio disastro, fatto di inefficienze e ritardi, di vicende oscure, lesivo anche dei principi di legalità. Diritto alla mobilità, diritto alla salute, diritto al rispetto dell’ambiente, diritto all’istruzione, diritto a vivere bene. Diritti ad ora negati.
*Gennaro Sangiuliano
Capogruppo dell’opposizione in Consiglio regionale della Campania
Già Ministro della Cultura e direttore del Tg2




