Il dolore del padre di Francesca Tucci: «Ho pagato per far morire mia figlia»

La famiglia nomina i consulenti per l’autopsia

«Ho pagato per far morire mia figlia». Sono parole pesantissime quelle pronunciate da Vincenzo dopo la morte di Francesca Tucci, deceduta al Cardarelli di Napoli dopo un intervento chirurgico. La giovane, originaria di Afragola, era stata sottoposta lo scorso 29 giugno a un delicato intervento eseguito in intramoenia nell’ospedale Cardarelli. Dopo complicanze post-operatorie si era reso necessario un re-intervento. Francesca Tucci è poi morta in terapia intensiva, a distanza di poche ore dal nuovo intervento.

Dopo la denuncia presentata dai familiari, la Procura di Napoli ha aperto un fascicolo e ha disposto il sequestro della salma per l’autopsia. È stato acquisito anche il materiale relativo alla cartella clinica della paziente dai poliziotti del Commissariato Arenella. Il procedimento è affidato al sostituto procuratore Mario Canale, della sezione «lavoro e colpe professionali», coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. Nel registro degli indagati risultano iscritti, come atto dovuto, tre sanitari. Tra loro c’è anche il chirurgo che ha eseguito l’intervento.

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L’ipotesi di reato è omicidio colposo in concorso. L’iscrizione consente agli indagati di nominare propri consulenti in vista degli accertamenti irripetibili. Il conferimento dell’incarico ai medici che si occuperanno dell’autopsia è fissato per martedì in Procura a Napoli. L’esame dovrà chiarire le cause del decesso e ricostruire i passaggi clinici successivi all’intervento.

La famiglia Tucci è assistita dagli avvocati Massimo Lanna, Massimo D’Errico e Francesco Petruzzi. «Sono stato chiamato dalla famiglia Tucci perché non si riusciva a trovare uno specialista di branca di parte da nominare per l’autopsia», spiega Petruzzi. A rappresentare gli interessi dei familiari, tra gli altri, ci saranno il medico legale Luca Scognamiglio, già impegnato nel caso del piccolo Domenico Caliendo, e il professore Maurizio Gentile.

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