Lavoro, Meloni: «Basta soldi a pioggia, incentivi a chi rispetta i lavoratori»

Stop ai fondi pubblici per chi delocalizza o viola le regole

Le risorse pubbliche non sono «soldi dello Stato», ma denaro raccolto con tasse e sacrifici dei lavoratori. Da questo principio Giorgia Meloni parte, al congresso nazionale della Uil a Padova, per spiegare la linea del governo sugli incentivi all’occupazione: sostegni a chi rispetta le regole, non finanziamenti indistinti.

Una linea che la presidente del Consiglio collega ai paletti introdotti per l’accesso agli incentivi, in un mercato del lavoro che, ha sottolineato, sta mostrando «segnali particolarmente incoraggianti». «Noi sappiamo bene che per anni lo Stato ha distribuito soldi a pioggia a tutti, anche a chi delocalizzava, a chi non rispettava le regole sulla sicurezza. Noi abbiamo anche qui con coraggio scelto di dire basta, perché i soldi che lo Stato distribuisce non sono soldi suoi, sono i soldi che raccoglie dalle tasse e dai sacrifici dei lavoratori di questa nazione e vanno spesi con equità, con responsabilità e con l’obiettivo di migliorare la condizione di vita delle persone».

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Nel mercato del lavoro, spiega Meloni, questo significa che «quelle risorse devono essere destinate a chi applica contratti giusti e rispetto ai diritti dei lavoratori. Tutto questo ci consente anche di combattere quei contratti pirata, che applicano condizioni sfavorevoli quando non addirittura umilianti. Anche questa è una vittoria che dobbiamo considerare di tutti, dello Stato, dei lavoratori, delle imprese, dei datori di lavoro che fanno il proprio mestiere rispettando la legge e che sono anch’essi vittima di chi applica dumping contrattuale e salariale».

Donne lavoratrici e crescita dell’Italia

La premier richiama poi il ruolo dell’occupazione femminile: «Il futuro dell’Italia, mi dispiace signori, dipende dalle donne e segnatamente dalle donne lavoratrici e questa continuerà ad essere una nostra priorità». Meloni si dice «fiera» del fatto che «sia stato in questi anni che abbiamo raggiunto il tasso di occupazione femminile più alto di sempre», ma avverte: «Non possiamo e non dobbiamo accontentarci, dobbiamo fare di più, perché se solo l’Italia riuscisse a colmare il divario di occupazione femminile che ha con la media europea noi risolveremmo gran parte dei nostri problemi di crescita economica e di sostenibilità previdenziale».

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La presidente del Consiglio lega il tema anche a una questione culturale: «Non ci dobbiamo prendere in giro, troppi messaggi che io considero devastanti sono stati veicolati in questi anni, hanno finito per convincere molte persone che la famiglia, cioè la prima forma di welfare delle nostre società fosse obsoleta, che i figli fossero un limite, un fardello, una scelta incompatibile con quella dell’affermazione. Su questo penso che dobbiamo lavorare insieme, come dobbiamo lavorare insieme ovviamente sugli strumenti concreti che dobbiamo offrire».

Precarietà e giovani senza futuro

Sulla precarietà, Meloni distingue nettamente instabilità e flessibilità: «La precarietà non è flessibilità, la precarietà è la vita che non puoi programmare, è il ragazzo a cui la banca non concede il mutuo, a cui il proprietario non affitta la casa perché non ha un contratto stabile, perché di fatto non viene considerato un lavoratore a tutti gli effetti, un lavoratore come gli altri».

La premier richiama quindi le parole del segretario della Uil, PierPaolo Bombardieri: «Il segretario Bombardieri ha definito quel ragazzo un fantasma: mi ha colpito molto perché è vero, è una metafora che è molto ben centrata». Da qui l’obiettivo indicato davanti al congresso: «Io penso che il nostro compito, il mio compito, il vostro compito, il compito del Governo e di ognuno di voi» sia «ridare un volto, un nome, un futuro a quei fantasmi».

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