Audio privato di Sangiuliano, Maria Rosaria Boccia e un giornalista a giudizio

La registrazione sarebbe state acquisita indebitamente

La procura di Roma porta a giudizio Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo per la diffusione di frammenti audio di una conversazione privata tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini.

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L’accusa contestata è di interferenze illecite nella vita privata. Secondo la procura, i fatti sarebbero avvenuti «perché, in concorso fra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso e anche in tempi diversi, diffondevano frammenti della registrazione della conversazione intrattenuta» tra l’ex ministro e la moglie.

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Quanto alla provenienza dei frammenti, secondo l’accusa si tratta di una «registrazione che Boccia si era procurata indebitamente avendo imposto a Sangiuliano di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie sotto la minaccia di recarsi a casa loro, pubblicandoli sui canali social Facebook ed Instagram della testata giornalistica Anteprima 24 e sul sito on line della stessa».

I frammenti audio sarebbero stati pubblicati a partire dal 26 agosto 2025. Il decreto individua come persone offese Gennaro Sangiuliano e Federica Corsini. L’inchiesta si è avvalsa delle denunce querele sporte da entrambi e degli accertamenti condotti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Roma. Maria Rosaria Boccia e il giornalista dovranno comparire davanti al Tribunale di Roma il prossimo 3 dicembre 2026.

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Per ottobre è invece fissato un altro processo a carico di Boccia, imputata per stalking aggravato, lesioni, interferenze illecite nella vita privata, diffamazione e una contestazione relativa a false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi.

La replica

Dopo la notifica, è arrivata la replica dei legali di Maria Rosaria Boccia, Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi: «Apprendiamo con immenso stupore quanto notificato in data odierna. All’esito delle indagini è stata prodotta una capillare memoria che probabilmente non è stata neanche letta. I frammenti diffusi nell’intervista presentavano il logo di una trasmissione televisiva (nella fattispecie Report) e di conseguenza erano all’epoca dei fatti reperibili in rete. L’unica condotta posta in essere da Boccia nel caso di specie è stata l’approvazione della collaborazione inviata dalla testata Anteprima 24 via social dell’intervista stessa, al pari di altri tantissimi utenti. Sarebbe ora che termini questo accanimento giudiziario. Ad ogni modo siamo certi che venga dimostrata l’assoluta assenza di responsabilità in capo alla nostra assistita nel corso del processo».

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