Il 69enne si trovava in auto in una zona isolata
Un nome che arriva dalle vecchie guerre di camorra e un agguato consumato nel cuore dei Monti Lattari. Raffaele Afeltra è stato ucciso ieri sera a Pimonte. Conosciuto come «‘o burraccion’», Afeltra aveva 69 anni ed era considerato uno storico boss del clan Afeltra-Di Martino. Il suo nome affondava le radici nella stagione più violenta della criminalità organizzata vesuviana: negli anni Ottanta era stato protagonista delle guerre di camorra che coinvolgevano i clan D’Alessandro e Imparato.
Più recentemente era tornato libero dopo una condanna per estorsione. Aveva tentato di sottrarsi alla pena con una latitanza iniziata nel dicembre precedente e terminata nel marzo 2019, quando si era costituito a Siena.
L’agguato è scattato intorno alle 21, in una zona molto isolata di Pimonte. Afeltra si trovava all’interno di una Fiat Panda quando i sicari hanno aperto il fuoco utilizzando un fucile calibro 12. Almeno quattro i colpi esplosi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Castellammare di Stabia e del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire la dinamica dell’esecuzione e soprattutto per individuarne la matrice.
Il contesto nel quale è maturato l’omicidio resta da chiarire. L’area dei Monti Lattari è interessata dalla presenza di piantagioni illegali di cannabis indica, anche di grandi dimensioni, e proprio gli affari legati alla droga potrebbero rappresentare una delle piste investigative. Tra le ipotesi c’è anche quella di un possibile regolamento di conti. Il delitto si inserisce inoltre in una fase nella quale il Vesuviano è da tempo attraversato da fibrillazioni tra le cosche, elemento sul quale gli investigatori dovranno verificare eventuali collegamenti con l’uccisione di Afeltra.



