La proposta di Melillo e Piantedosi: «Intitolare piazza a Siani»
Non solo ruspe, ma un segnale segnale preciso contro la malavita: a Torre Annunziata ha preso il via l’abbattimento di Palazzo Fienga, per anni centro operativo della camorra locale. Per la città oplontina è il momento in cui un simbolo pesante comincia materialmente a sparire. Palazzo Fienga, base del clan Gionta, è stato l’edificio attorno al quale si è concentrata una lunga stagione di dominio criminale. Un potere capace di segnare Torre Annunziata e l’area circostante
- Melillo: «Intitoliamo la piazza a Giancarlo Siani»
- Fragliasso avverte: «Non è ancora la svolta»
- Salvini: «Politica sia unita nella lotta alle mafie»
- Piantedosi: «Da luogo esclusivo a luogo inclusivo»
- Manfredi: «Cancellazione rappresenta un simbolo di cambiamento»
- Meloni: «Simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti»
- Sangiuliano: «Torre Annunziata merita sviluppo, legalità e crescita»
L’avvio della demolizione arriva dopo un’attesa lunga quindici anni dallo sgombero, durato tre giorni e concluso il 15 gennaio 2015. Da allora il percorso è rimasto incagliato tra procedure, passaggi tecnici e necessità di espropriare immobili interni allo stabile riconducibili a persone estranee al contesto criminale. Il costo complessivo dell’operazione, tra abbattimento e successiva riqualificazione, è di 12,3 milioni di euro, coperti da fondi statali approvati dal Cipess. Al posto dell’ex bunker è prevista la realizzazione di un parco urbano e di una piazza della legalità.
Melillo: «Intitoliamo la piazza a Giancarlo Siani»
Il procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo ha posto il tema del nome da dare al nuovo spazio pubblico. Dopo l’abbattimento e la riqualificazione, ha osservato: «Dovrebbe seguire la realizzazione di una piazza, che dovrebbe essere chiamata “della legalità”. Mi sembra piuttosto strano che la legalità possa essere delimitata in una piazza, quindi suggerirei di intitolarla a Giancarlo Siani».
Per Melillo, il riferimento al giornalista ucciso dalla camorra non è soltanto commemorativo: «La vicenda processuale di Siani va ancora approfondita perché non tutta la verità è stata portata alla luce, ma quella accertata riporta che Siani ha svolto un ruolo fondamentale di giornalismo e diritto e dovere dell’informazione. Merita che la piazza che sorgerà in questo luogo sia dedicata a lui».
Il procuratore nazionale Antimafia ha definito Palazzo Fienga «sede sociale di un potere criminale sanguinario», ricordando il lavoro della magistratura napoletana e la difficoltà stessa di immaginare la rimozione di quel presidio. L’idea di «liberare» e demolire l’edificio, ha spiegato, fu accolta inizialmente con perplessità anche perché si trattava di «decine di migliaia di metri quadri abitati anche da persone estranee alla criminalità». Ma, ha concluso, «in alcuni contesti la ricostruzione è possibile solo abbattendo ciò che è impossibile rigenerare».
Fragliasso avverte: «Non è ancora la svolta»
A raffreddare il clima celebrativo è stato il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. Nel suo intervento ha scelto una linea netta, richiamando le criticità ancora presenti nel territorio e nella macchina amministrativa: «Ci sono ancora troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe ombre e troppe illegalità nel seno della stessa amministrazione comunale».
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Per Fragliasso, l’abbattimento del simbolo non basta da solo a certificare un cambiamento compiuto. «Ci vogliono meno cerimonie, meno dichiarazioni di principio e più azioni concrete che siano coerenti con le dichiarazioni programmatiche – ha sottolineato – solo così si potrà cogliere la cifra dell’effettivo cambiamento, solo allora potremo dire di aver voltato pagina».
Salvini: «Politica sia unita nella lotta alle mafie»
Il vicepremier Matteo Salvini ha insistito invece sulla necessità di accorciare i tempi dello Stato. «Finché abbattiamo ville confiscate ai mafiosi facciamo il nostro lavoro», ha detto, definendo l’avvio dell’intervento «un passo importante che arriva dopo 11 anni». Ma il ministro ha aggiunto che «c’è riflessione da fare sui tempi, visto che la ruspa arriva solo nel 2026» e che «semplicemente bisogna accelerare».
Salvini ha poi legato la lotta alla camorra alla presenza concreta dello Stato sul territorio: «La lotta a mafia, camorra e ’ndrangheta non si fa solo con convegni e parole, ma con i fatti. La camorra si combatte con infrastrutture, non con le parole». Ha citato i «26 miliardi di cantieri» in Campania e il piano casa che, entro un anno, dovrebbe recuperare «60mila case popolari anche in Campania». Infine l’appello politico: «Dividiamoci su altro, ma quando dobbiamo inseguire, perseguire e perseguitare questi maledetti, stiamo insieme».
Piantedosi: «Da luogo esclusivo a luogo inclusivo»
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito l’operazione la cancellazione di «un simbolo della presenza sanguinaria della camorra». L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare «questo luogo così brutto in una piazza aperta, da luogo esclusivo a luogo inclusivo aperto a giovani, anziani e bambini». Anche Piantedosi ha chiesto che la futura piazza sia intitolata a Giancarlo Siani, «perché il suo sacrificio è simbolico di cos’era questo territorio qualche decennio fa».
Per il titolare del Viminale, la restituzione dei beni confiscati è parte integrante del contrasto alle mafie: «La lotta a mafia si fa non solo con l’importantissima attività dei magistrati e delle forze dell’ordine, ma anche con la restituzione dei beni confiscati alla società, un risarcimento danni per la collettività».
Sulla lentezza delle procedure si è soffermata anche Chiara Colosimo, presidente della commissione parlamentare Antimafia: «Palazzo Fienga, Fort Apache, ci racconta come le procedure ordinarie non bastano. Servono commissari e operatività per evitare di rimanere in un limbo per troppo tempo». Colosimo ha poi richiamato il ruolo delle donne nei contesti criminali, citando Gemma Donnarumma: «Lei non è la moglie del boss Valentino Gionta, ma è un capoclan. Era colei che qui nascondeva arsenali da guerra».
Manfredi: «Cancellazione rappresenta un simbolo di cambiamento»
Il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi ha parlato di «grande soddisfazione» per una giornata che riguarda territori in cui la camorra, per anni, «si è sostituita allo Stato». Secondo Manfredi, ci sono momenti in cui «la cancellazione rappresenta un simbolo di cambiamento» e altri in cui «dei simboli devono scomparire». Per questo, ha aggiunto, «tanti passi in avanti sono stati fatti e bisogna farne altri, è una battaglia di tutti».
Meloni: «Simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti»
Sui social è intervenuta anche la premier Giorgia Meloni: «L’avvio dei lavori di demolizione di Palazzo Fienga a Torre Annunziata, per decenni la “roccaforte” logistica del clan camorristico Gionta, lancia un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti». Al loro posto, ha aggiunto, devono nascere «luoghi di vita, comunità e legalità».
Sangiuliano: «Torre Annunziata merita sviluppo, legalità e crescita»
Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Campania, ha dichiarato: «L’abbattimento di Palazzo Fienga a Torre Annunziata costituisce un fatto assolutamente positivo, un avanzamento della civiltà nella lotta irrinunciabile contro la camorra e suoi simboli. Sono orgoglioso di aver dato da ministro un modesto aiuto affinché ciò si realizzasse nel segno della collaborazione istituzionale. Torre Annunziata ha una storia nobile e persone perbene, merita sviluppo, legalità e crescita».




