La rabbia del giornalista: «Non mi presenterò più in aula»
Conosco Mimmo Rubio come persona e come giornalista, per averci lavorato assieme per tantissimi anni. Posso sottolineare che sia come uomo che come giornalista è una persona onesta, corretta, disponibile e coerente.
Per cui sapere che, a processi ancora in corso per le minacce ricevute dalla camorra, gli sia stata revocata la scorta non può che lasciarmi perplesso, tanto più che tra le motivazioni c’è anche quella che bisogna economizzare il servizio di tutela, come se la tutela dell’incolumità di chi ha il coraggio di denunciare, ben conoscendo il pericolo cui va incontro, fosse una questione di secondaria importanza.
Ebbene, no, non è, e non può essere, così. Caro Mimmo, alla solidarietà dei tantissimi colleghi e dell’Ordine aggiungi anche la mia e quella del Sud24.it. E sappi che, per quel poco che possiamo fare, noi saremo sempre al tuo fianco.
Mimmo Della Corte
Di seguito il duro sfogo pubblico affidato da Mimmo Rubio ai social dopo la revoca della scorta. Una presa di posizione netta, con cui il giornalista denuncia l’accaduto
Mimmo Rubio: «Basta, testimone di giustizia»
«Sono un caso nazionale: revocata la scorta a un giornalista che ha in corso processi per le minacce della camorra, reati di mafia. Non c’è nessun precedente di una personalità scortata per minacce mafiose, giornalista o testimone di giustizia, a cui è stata revocata la scorta prima della fine dei processi.
Non mi presenterò più in aula, prossima udienza a maggio, nemmeno per seguire il processo che vede imputato il capoclan Giuseppe Monfregolo e il ras Antonio Alterio, così come non mi presenterò più nel processo che inizierà a settembre e vedrà imputati altri tre esponenti del clan per le minacce che ho subìto. Non mi occuperò più della politica marcia del mio territorio dopo aver contribuito allo scioglimento del Comune per tre volte con denunce giornalistiche, e non solo.
Non mi rapporterò più con la Direzione investigativa antimafia, dove conoscono bene quante cose ho denunciato negli anni, non collaborerò più con la Prefettura con la quale ho contribuito a varie relazioni riservate dettagliate, non mi farò più audire dalla Commissione parlamentare antimafia. Basta!!!
Lo Stato mi ha abbandonato nel mentre sto nel mezzo dei processi per le minacce che ho subìto dalla camorra. Tra le motivazioni c’è anche quella che bisogna economizzare il servizio di tutela. Non voglio essere più «sentinella» di legalità e tutela della democrazia sul mio territorio. Rinuncio a fare il giornalista e valuto di lasciare la mia città e questo territorio incancrenito di camorra e malapolitica.
Lo Stato mi abbandona al mio destino nel mentre in questi ultimi due mesi ci sono stati due omicidi di camorra, tra cui una vittima innocente, e anche lì ho scritto qualcosa di alquanto delicato, e nel mentre sto facendo una guerra per denunciare tutte le mele marce della politica locale che stanno minando la campagna elettorale per le comunali di maggio, soggetti che hanno avuto, ed hanno, rapporti con ambienti della camorra.
La cosa grave di questa vicenda è anche un’altra. Prima della notifica avuta mesi fa dalla Prefettura, in città, anche tra parenti e familiari di esponenti della camorra, basta chiedere tra gli operai della NU nella mia città, sapevano già questa cosa. Così come qualche potente politico si vantava già in giro che mi avrebbero tolto la scorta. Era arrivata persino a colleghi giornalisti, nel mentre io non sapevo ancora nulla di “ufficiale”. Qualcosa di allucinante. Avrò calpestato i piedi a qualcuno con influenze che contano?»




