Roberto Fico e Gaetano Manfredi: il potere con il freno a mano tirato

Tempi lunghi per la nuova giunta regionale: «Prima di Natale? Vedremo»

Chi aspetta di vedere a breve la nuova squadra di Roberto Fico può anche smettere di controllare l’orologio. Qui non è una questione di ore né di giorni: sarà una faccenda di pazienza e stomaco duro. Perché la prima giunta della Regione Campania a guida Fico si annuncia come un esercizio di lentezza applicata, con tempi talmente dilatati da far sembrare «immediato» persino ciò che, di solito, non lo è.

Il presidente ostenta serenità e si presenta come se tutto fosse normale: niente nervosismi, nessuna fretta, nessuna parola di troppo. In pubblico evita commenti, si schernisce, lascia scivolare via i nomi, finge di non sentire le domande più scomode. Ma Fico sa benissimo di essere in difficoltà: attorno alla giunta lo scontro per le cariche è noto a tutti, e il vero problema non è trovare i profili migliori, bensì far convivere pretese e veti in una partita che va avanti da settimane.

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Lo dice lui stesso, con la calma di chi prova a spegnere un incendio usando un bicchiere d’acqua. «Se nominerò la giunta prima di Natale? Vediamo…», afferma a chi gli chiede lumi. «Non commento tutto quello che è stato scritto in questi giorni, perché ho visto tanti nomi di ogni tipo. Io sto lavorando in modo molto tranquillo e sono già su molti file. Credo che faremo un ottimo lavoro, credo nel protagonismo delle forze politiche e quindi faremo una giunta importante per dare risultati importanti alle persone, perché è solo questo il motivo per cui siamo qui». Traduzione: si va avanti piano, molto piano, e se qualcuno spera in scelte rapide rischia di restare deluso.

Una capacità decisionale degna di un bradipo

La lentezza, però, non è un’esclusiva del neopresidente. A fargli da sponda c’è Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, che ha dichiarato che con Roberto Fico «c’è una grande sintonia». Un’uscita che non sorprende nessuno: il sindaco è stato il principale sponsor di Fico, quindi la sintonia è quasi un atto dovuto. Semmai la vera affinità è un’altra, più concreta: entrambi mostrano una capacità decisionale degna di un bradipo. Non è un insulto, è una descrizione operativa.

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Anche il primo cittadino partenopeo, infatti, dovrebbe provvedere a un rimpasto della giunta di Palazzo San Giacomo dopo le dimissioni di Luca Trapanese, anche considerando che al Pd manca da due anni un tassello in sostituzione di Paolo Mancuso. Ma anche il sindaco ha detto chiaro e tondo che prima occorrerà sistemare la giunta regionale della Campania.

I nodi

E mentre i due si muovono con prudenza estrema, con la velocità di una lumaca, c’è chi non ha alcuna intenzione di aspettare in silenzio. Il Partito democratico guidato da De Luca junior è un problema serio per il pentastellato e per l’ex rettore: pesa, condiziona, complica. E rende la formazione della giunta una maratona senza traguardo, in cui ogni passo avanti sembra richiedere una trattativa interminabile.

Poi c’è Clemente Mastella, che ha aggiunto rumore a un quadro già rumoroso. Da oltre dieci giorni il leader sannita si lamenta perché dalla nuova giunta sarà escluso il figlio Pellegrino, nonostante un ottimo risultato alle elezioni. Non è una polemica nata ieri e non è nemmeno evaporata: continua, si trascina silente, resta lì, come un promemoria costante del fatto che la partita delle poltrone è tutto fuorché chiusa.

A far scattare l’irritazione di Mastella è stato un paletto già fissato da Fico: niente assessori tra consiglieri regionali eletti e «trombati». Una linea che chiude automaticamente la porta proprio a Pellegrino e che ha spinto l’ex ministro ad alzare la voce. Lo stesso principio esclude anche Lucia Fortini, fedelissima di Vincenzo De Luca ed ex assessora all’istruzione, e altri deluchiani della prima ora.

La delega alla Sanità? Meglio evitare nuovi scontri

Nel frattempo, mentre la giunta resta lontana, il presidente si tiene stretta la delega alla Sanità, forse proprio per evitare nuovi scontri visto che è una materia molto cara all’ex governatore Vincenzo De Luca. «Essendo arrivato qua e avendo, ma anche prima, iniziato a elaborare tanti dossier ho valutato che è importante in questo momento che la delega la devo tenere io. Questa è la mia decisione e quindi poi vedremo nei prossimi 18 mesi se ci sarà un nuovo assessore o assessora alla sanità». Anche qui, il lessico è quello della gradualità: si decide dopo, si valuta più avanti, si guarda nei prossimi mesi. Meglio ancora se nei prossimi diciotto.

Nel pacchetto dei dossier c’è anche il piano di rientro e il ricorso al Consiglio di Stato dopo la sentenza del Tar Campania. Sul punto Fico sostiene di stare «lavorando molto», promettendo comunicazioni quando le avrà. Quanto alle aree interne, non è ancora stabilito se ci sarà un assessorato dedicato: si valuta una soluzione diversa, magari un’unità organizzativa, per affrontare più rapidamente alcune situazioni su trasporti e sanità. Tema complesso, dice Fico. E tema caro, peraltro, proprio a Mastella.

Per certificare il metodo, Fico annuncia di lavorare anche durante le feste. «Lavorerò anche a Natale». E aggiunge: «La Regione è una macchina grande – ho iniziato a trattare i vari dossier con i dirigenti e le direzioni generali. In un tempo breve, spero per questa settimana o massimo per la prossima, avrò incontrato tutte le direzioni generali». Poi, tornando alla giunta, la conferma che tutto procede con quella cadenza lenta e controllata che ormai è un marchio di fabbrica: «c’è un’interlocuzione generale con i partiti» e «questa settimana ci occuperemo anche della giunta».

Ecco, «ci occuperemo». Il verbo perfetto per chi vuole allungare i tempi senza dirlo. In Campania la giunta di Fico arriverà. Prima o poi. Ma chi spera in una scossa immediata farebbe bene a mettersi l’anima in ordine, perché qui la velocità non è prevista. È proprio esclusa.

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