Meloni in Bahrein: rafforzare dialogo e cooperazione economica

La premier ospite d’onore al summit del Consiglio del Golfo a Manama

«L’Italia sarà per il Golfo la porta d’accesso all’Europa, darà un impulso ancora più forte a una cooperazione economica che oggi vale 35 miliardi di dollari l’anno, ma che non esprime ancora il vero potenziale della nostra relazione».

Dopo dieci anni – gli ultimi erano stati la britannica Theresa May (2016) e il francese François Hollande (2015) – un leader europeo è stato invitato (quest’anno si è tenuta a Manama, la capitale del Bahrein) alla riunione del Consiglio di cooperazione del Golfo che, oltre al Bahrein, riunisce Emirati Arabi Uniti, Qatar, Arabia Saudita, Oman e Kuwait. Per la premier Giorgia Meloni si è trattato di «un riconoscimento» del lavoro portato avanti dal governo, anche nel ruolo di mediazione svolto in Medio Oriente.

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E dei rapporti che è riuscita a crearsi con i Paesi del Ccg, un’organizzazione creata nel 1981 a Riad, capitale dell’Arabia Saudita, per rafforzare il coordinamento economico, politico e sociale tra i sei Paesi che si affacciano sul Golfo arabo-persico e che si confronta separatamente con Stati Uniti e Unione europea.

Una nuova diplomazia energetica

Meloni è stata accolta come ospite d’onore. Ed ha proposto di tenere a Roma un prossimo summit al quale far partecipare i Paesi del Golfo e quelli del Mediterraneo. Altra proposta: «Vogliamo porre le basi – ha detto dopo aver firmato alcuni memorandum di intesa tra l’Italia e il Bahrein – di una nuova diplomazia energetica per moltiplicare le opportunità di cooperazione tra Europa, Africa, Italia e Golfo, e offrire opportunità decisive per il successo della transizione».

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La premessa è stata che l’Italia è «una nazione che porta nel proprio dna caratteristiche come il dialogo, la capacità di confrontarsi con tutti e il rispetto per i suoi interlocutori», anche se «il dialogo non deve mirare all’omologazione o alla cancellazione delle differenze. Tutt’altro». Ma la cooperazione tra l’Italia e i Paesi del Golfo «che alcuni vorrebbero rendere impossibile» può «prosperare riccamente per molto tempo ancora» ed essere più strutturata, la riflessione del capo dell’esecutivo.

Insomma Roma può fare da ponte tra il Golfo Persico e il Mediterraneo, «contando ad esempio su un hub cruciale come Trieste, il porto più a nord del Mediterraneo e lo storico accesso marittimo ai Balcani e al resto dell’Europa centrale e orientale». Raccogliendo le sfide «nello sviluppo di interconnessioni economiche, sempre più decisive nello scenario economico globalizzato e altamente innovativo che stiamo vivendo. Penso all’India-Middle East Corridor, il progetto infrastrutturale ed economico per collegare le principali città portuali dell’India, del Medio Oriente e dell’Europa», ha detto la premier.

Ugualmente strategico «è il dominio della connessione digitale, in un momento in cui i dati stanno diventando sempre più il nuovo carburante delle nostre società», ha sottolineato il presidente del Consiglio, «uno dei principali progetti che ci coinvolge è la costruzione del Blue Raman Cable, la dorsale marittima per collegare l’Europa all’India attraverso l’Italia, il Mediterraneo e la Penisola Arabica».

Percorsi condivisi

Intervenendo al vertice del Consiglio di cooperazione dei Paesi del Golfo il capo dell’esecutivo ha sottolineato anche che «serve un accordo credibile con l’Iran» sul nucleare e ha chiesto di lavorare insieme contro «le crescenti tensioni in Europa legate a episodi di radicalismo islamico». «In diversi contesti europei assistiamo sempre più al fenomeno del separatismo islamico, ovvero alla mancata accettazione, da parte di alcune comunità islamiche, delle leggi e delle consuetudini delle nazioni europee», ha osservato Meloni. E, dunque, è «essenziale costruire percorsi condivisi volti a scongiurare il proselitismo fondamentalista in Europa».

Martedì sera la premier ha incontrato il re del Bahrein, Hamad bin Isa Al-Khalifa, insieme al principe ereditario e primo ministro, Salman bin Hamad Al-Khalifa, e ieri ha avuto altri incontri bilaterali, tra questi con l’emiro del Kuwait, il sultano dell’Oman e il primo ministro dell’Arabia Saudita. Prima di lasciare Manama ha, infine, visitato la cattedrale di Nostra Signora d’Arabia, la più grande cattedrale dei Paesi del Golfo, diocesi che raccoglie quasi due milioni di fedeli e che «comprende» Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein.

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