Nato, Giorgia Meloni: «Tensioni non positive, va rafforzata la colonna europea»

La premier: Putin al G20? Un errore

Tra tensioni internazionali e dossier aperti, Giorgia Meloni ribadisce da Cipro una posizione netta: la Nato va rafforzata, non indebolita, e ogni scelta deve muoversi in questa direzione. Il vertice europeo di Cipro diventa per Giorgia Meloni il luogo in cui chiarire la postura dell’Italia in una fase di rapporti complicati con Washington. La presidente del Consiglio arriva al summit mentre il canale diretto con Donald Trump non è ancora ripartito e mentre le frizioni tra Stati Uniti, Europa e Alleanza Atlantica continuano a pesare sul quadro diplomatico.

Meloni non forza i tempi del disgelo. La linea italiana resta ancorata al rapporto transatlantico, ma senza ignorare le tensioni aperte. «No, Trump non l’ho sentito, non c’è niente di particolare che stia facendo» per attenuare la tensione tra Roma e Washington, dice la premier, indicando una fase nella quale prudenza e attesa prevalgono su mosse affrettate.

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La distanza politica emersa negli ultimi giorni non cambia il punto di fondo: l’Italia non mette in discussione il legame con gli Stati Uniti. Ma, nella lettura di Palazzo Chigi, l’Alleanza Atlantica non può essere attraversata da scosse continue. Per questo l’attacco del Pentagono alla Spagna, con una email interna in cui si ipotizza la sospensione di Madrid dall’Alleanza Atlantica, viene accolto con forte preoccupazione.

«Queste tensioni non le vedo positivamente, credo che bisogna lavorare per rafforzare la Nato, per rafforzare la sua colonna europea, che è complementare all’Alleanza», sottolinea Meloni. È la sintesi della posizione italiana: nessuno strappo con Washington, ma neppure silenzio davanti a iniziative che rischiano di indebolire il fronte occidentale.

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Il caso Putin al G20 e gli attacchi da Mosca

Nel quadro già complesso si inserisce anche l’ipotesi di un invito di Vladimir Putin al G20 previsto in Florida a dicembre. Per Meloni sarebbe una scelta sbagliata, perché in questa fase non spetta all’Occidente concedere aperture al Cremlino, ma chiedere segnali concreti al leader russo.

«Io penso che questo sia il momento in cui siamo noi a chiedere a lui di fare qualche passo avanti, e non noi a farlo nei suoi confronti», afferma la presidente del Consiglio. Una posizione che consente a Meloni di marcare la distanza da Mosca e di mantenere una linea coerente con l’impostazione europea.

Il passaggio arriva dopo che la premier è finita nel mirino del conduttore russo filo-Cremlino Vladimir Solovyov, autore di attacchi duri nei suoi confronti. Anche per questo il messaggio da Cipro assume un valore politico preciso: l’Italia resta dentro il campo occidentale, ma intende contribuire a definirne la rotta con autonomia e responsabilità.

La presidente del Consiglio, allo stesso tempo, evita di trasformare le difficoltà con Trump in una frattura. «I rapporti con gli Usa sono sempre solidi», precisa. Il punto, semmai, è gestire una stagione in cui l’alleato americano appare più distante dall’Europa e in cui difendere ogni scelta del tycoon sarebbe politicamente rischioso anche sul piano del consenso.

Energia, Patto e Libano: i dossier del vertice

A Cipro Meloni porta anche i dossier europei. La proposta di scorporare le spese per la crisi energetica, seguendo la logica già applicata al modello Safe, incassa l’apprezzamento della Spagna. Più fredda, invece, la posizione di Ursula von der Leyen.

Il confronto prosegue anche con la Germania. Meloni vede in bilaterale il cancelliere Friedrich Merz e, sul Patto, riconosce che «le posizioni sono distanti ma cerchiamo di avvicinarle». Anche qui la linea è negoziale: partire dalle differenze, senza trasformarle in rottura.

Nel summit trova spazio anche il Medio Oriente. La presidente del Consiglio incontra il presidente libanese Joseph Aoun e conferma il fermo sostegno dell’Italia ai negoziati tra Israele e Libano. Il nodo centrale resta la sicurezza lungo il confine tra i due Paesi, dove la presenza internazionale viene considerata essenziale.

«Una presenza internazionale al confine tra Israele e Libano è necessaria. Il ruolo che gioca l’Italia può fare la differenza», afferma Meloni. La missione Unifil scadrà a fine anno e il governo attende le indicazioni delle Nazioni Unite. «Il segretario generale Guterres deve fare delle proposte su come continuare a garantire una presenza in Libano: vedremo quali saranno le proposte e ci regoleremo di conseguenza», aggiunge la premier.

Il coinvolgimento italiano potrebbe quindi proseguire anche in una cornice extra-Onu, un’eventualità destinata ad aumentare la tensione con Benjamin Netanyahu. Ma per Meloni il ruolo dell’Italia nel Sud del Libano resta parte di una strategia più ampia: restare alleati affidabili degli Stati Uniti, rafforzare l’Europa nella Nato e difendere, dove necessario, uno spazio autonomo di iniziativa diplomatica.

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