Automotive, Filosa attacca frontalmente l’Ue: «Normative dannose e sbagliate»

L’ad di Stellantis: «Più investimenti se cambiano le regole in Europa»

L’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, ha rivolto un duro attacco all’Unione Europea e alle sue politiche ambientali, giudicate troppo penalizzanti per l’industria automobilistica. Da Parigi, durante il quarto Automotive Industry Day organizzato dalla Pfa francese, Filosa ha lanciato un appello diretto a Bruxelles: «Le normative europee sono molto sbagliate sulle autovetture e molto, molto, molto sbagliate sui veicoli commerciali».

«Serve libertà d’innovazione per tornare a investire in Europa»

Il manager ha precisato che Stellantis potrà aumentare gli investimenti nel Vecchio Continente solo se verrà rivisto il divieto di vendita delle auto a benzina. «I costruttori europei devono essere liberi di innovare in tecnologie diverse da quella puramente elettrica», ha spiegato Filosa durante un’intervista congiunta al Financial Times insieme a Ola Källenius, amministratore delegato di Mercedes-Benz e presidente dell’Acea.

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Filosa ha sottolineato che non si tratta di una posizione isolata. «C’è un forte consenso tra costruttori – anche Renault e Mercedes erano presenti all’evento – fornitori e sindacati sulla necessità di grandi cambiamenti normativi, da attuare rapidamente». Secondo l’amministratore delegato, solo una revisione tempestiva delle regole potrà «restituire ai clienti europei la libertà di scegliere il veicolo che desiderano, di cui hanno bisogno e che possono permettersi». Il dirigente ha aggiunto che questa condizione è «il prerequisito per un ritorno alla crescita in Europa, l’unica regione che ha continuato a contrarsi dopo il Covid».

L’allarme sulla dipendenza dalla Cina

Filosa ha poi puntato il dito contro un altro nodo cruciale: la vulnerabilità industriale del continente. «La sovranità industriale dell’Europa è a rischio a causa della dipendenza dalla Cina», ha dichiarato. Il manager ha ricordato come Pechino abbia «costruito il proprio ecosistema indipendente a partire da oltre 20 anni fa», mentre l’Europa – ha avvertito – «avrà bisogno di almeno 10 anni per ricostruire una certa indipendenza industriale».

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