Truffa alle assicurazioni: 30 indagati tra medici, professionisti, giudici di pace e avvocati

Sentenze compiacenti in cambio di denaro e beni di lusso

Giudici di pace e avvocati, consulenti, medici, periti: sono trenta i professionisti sottoposti a perquisizione dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza perché coinvolti nell’indagine su falsi incidenti stradali coordinata dalle Procure della Repubblica di Roma e Santa Maria Capua Vetere. Significativo il dato dei giudici di pace indagati, per cui procede la Procura capitolina: sono tre su quattro in servizio all’ufficio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, tutti inseriti nel sistema truffaldino denunciato da una compagnia assicurativa, che aveva notato delle anomalie nelle pratiche relative ad una decina di incidenti stradali.

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Come significativo è anche il giro d’affari, pari a 2,2 milioni di euro, stimato dagli inquirenti per il solo 2024, visto che l’indagine è partita a fine 2023. Tutte le persone coinvolte rispondono di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe in danno di assicurazioni. Determinante – è emerso dalle indagini degli investigatori della Squadra Mobile di Caserta e del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria di Caserta delle Fiamme Gialle – il ruolo degli avvocati (una decina quelli indagati) che curavano l’iter concernente i falsi sinistri, tenevano contatti con i medici nominati (tre quelli coinvolti) come consulenti dai giudici di pace e con i medici e gli avvocati designati delle compagnie assicurative.

La tesi investigativa

Dal canto loro i giudici di pace, in cambio di somme di denaro ma anche beni di lusso come orologi, avrebbero emesso sentenze compiacenti in favore degli avvocati, accogliendo le richieste di risarcimento per danni conseguenti a lesioni fisiche e morali subite da diversi soggetti a seguito dei falsi incidenti.

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C’erano inoltre gli intermediari, che si occupavano di individuare le persone che denunciavano i falsi sinistri e di pagarli con somme che andavano in media dai 100 ai 150 euro per ogni incontro, ovvero nel caso andassero a farsi refertare negli ospedali o ricevessero la visita dei consulenti; falsi denuncianti che poi ricevevano anche un saldo finale, a chiusura della pratica, di 4-500 euro.

Le indagini hanno fatto emergere come i sinistri, seppur differenti per tempi, luoghi e soggetti coinvolti, presentassero anomalie e dinamiche del tutto sovrapponibili, come per esempio l’investimento di pedoni su strisce pedonali o di soggetti a bordo di biciclette (anche a due posti “tandem”), ovvero il mancato sopraggiungere sul posto di operatori delle Forze di Polizia; circostanze che hanno fatto ipotizzare che dietro questi sinistri vi fosse un’unica regia, ovvero un sistema che facesse capo alle medesime persone

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