Omicidio di Davide Carbisiero: indagini per far luce sui punti oscuri

Da ricostruire il movente e la presenza di eventuali complici

È ancora da ricostruire il contesto in cui è maturato l’omicidio del 20enne Davide Carbisiero, ammazzato all’alba del 13 aprile, domenica delle Palme, in una sala slot di Cesa, nel Casertano, con un colpo di pistola alla giugulare esploso da un 17enne del posto, che è stato fermato su disposizione della Procura per i minorenni di Napoli.

Il 17enne, che si è costituito ai carabinieri perché sapeva di essere ricercato, ha ammesso di avere sparato, ma gli inquirenti – i carabinieri del Gruppo di Aversa, coordinati dalla Procura della Repubblica per i Minori di Napoli – mantengono il riserbo più stretto perché continuano ad indagare alla ricerca di eventuali complici del ragazzo e per definire il quadro che fa da sfondo al delitto. Dopo il fatto i carabinieri hanno ritrovato anche l’arma del delitto, una calibro 8.

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Oggi si terrà la convalida del fermo del minore, e in quella sede è probabile che emerga anche un movente più chiaro. Allo stato si ipotizza una lite tra giovani, che peraltro si conoscevano, e resta ancora in piedi la pista dello spaccio, anche se perde peso il regolamento di conti come quelli che avvengono tra le organizzazioni criminali.

Escluso il coinvolgimento della camorra

Di certo, né la vittima né l’omicida sono legati – anche tramite parentele – a clan di camorra, tanto che il sostituto della Dda di Napoli Vincenzo Ranieri, intervenuto domenica sul posto per verificare un eventuale coinvolgimento dei clan locali, non ha poi partecipato all’interrogatorio del 17enne, sentito infatti alla presenza del sostituto della Procura per i minori. E non sono emersi elementi per collegare il delitto al papà della fidanzata di Carbisiero, che ha avuto un ruolo importante, peraltro recente, nello spaccio di stupefacenti nella zona.

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Familiari estranei alla criminalità

Il 17enne fermato, figlio di genitori separati, è uno studente e frequenta un istituto superiore; il contesto familiare non è in alcun modo legato alla criminalità locale, men che mai organizzata. E anche il 20enne veniva da una famiglia senza problemi di questo tipo. Sull’episodio è intervenuto il sindaco di Cesa Enzo Guida, secondo cui «perdere la vita a 19 anni resta sempre un fatto inspiegabile, qualsiasi siano le circostanze in cui avviene un simile fatto. E quel che sconcerta è la facilità con cui dei minori abbiano la disponibilità di armi».

«Al momento – aggiunge il sindaco – non si conoscono le ragioni di un simile gesto. Sappiamo che le forze dell’ordine ed i magistrati hanno lavorato e stanno lavorando in maniera professionale ed incessante per fare luce su questa drammatica vicenda. Avere a Cesa un territorio coperto, per ora, dall’80% da telecamere di video-sorveglianza, ha rappresentato un utile supporto alle indagini. E’ altresì evidente che in questo momento ci sono due famiglie che, per ragioni diverse, sono sconvolte dal dolore», ha concluso.

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