Fabbrica abusiva esplosa a Ercolano: altri due arresti

Una persona in carcere e una ai domiciliari

Un ragazzo di 18 anni, appena diventato padre, e due sorelle ventenni persero la vita in quell’esplosione. Lavoravano da poco in quella fabbrica abusiva di fuochi artificiali realizzata in una casa alla periferia di Ercolano intestata a una tredicenne. Ora a Napoli e a San Giuseppe Vesuviano, i carabinieri della Tenenza di Ercolano stanno eseguendo una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Napoli nei confronti di due persone. Gli indagati devono rispondere di diversi reati relativi a quanto avvenuto lo scorso 18 novembre in via Patacca, al civico 94, a Ercolano dove persero la vita tre giovani, due gemelle di anni 26, Aurora e Sara Esposito, e di un ragazzo di anni 18, Samuel Tafciu, che lì lavoravano a nero.

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Gli arresti dei carabinieri riguardano Vincenzo D’Angelo, 31 anni, a cui la Procura e il gip di Napoli contestano i reati di omicidio volontario con dolo eventuale, fabbricazione di esplosivi non convenzionali e non riconosciuti di tipo pirotecnico e sfruttamento di manodopera in spregio alla normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Per lui il giudice ha disposto il carcere.

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Domiciliari invece per Raffaele Boccia, 64 anni, indagato in concorso per i reati di fabbricazione di esplosivi non convenzionali e non riconosciuti di tipo pirotecnico.

Le indagini

Le indagini sono state condotte sotto il coordinamento della DDA (procuratore aggiunto Ricci), dai carabinieri della tenenza di Ercolano, guidati dal comandante Gerardo Avolio. I militari, a distanza di otto giorni dall’esplosione, fermarono il 38enne Pasquale Punzo, per gli stessi reati contestati a D’Angelo; da allora è in carcere.

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I botti inesplosi, trovati sul luogo della tragedia, sono risultati nella disponibilità una società pirotecnica di San Giuseppe Vesuviano, gestita di fatto da Raffaele Boccia, che li aveva venduti illecitamente agli altri due indagati senza peraltro registrarne i movimenti. Boccia avrebbe venduto, sempre ai due, elevati quantitativi di perclorato di potassio e polvere di alluminio, sapendo che questo materiale sarebbe stato utilizzato per la fabbricazione di esplosivi non convenzionali di tipo pirotecnico.

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