Abusivismo, demolite 60 strutture da pesca lungo il fiume Volturno | Video

Lungo una tratta di 9 chilometri

Sono in corso a Castel Volturno (Caserta) le opere di demolizione, per un costo di quasi 600mila euro, disposte dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere delle strutture da pesca realizzate abusivamente lungo l’ultimo tratto del fiume Volturno, per una lunghezza di circa 9 chilometri a partire dalla foce.

Le indagini condotte dai carabinieri forestali e dai militari della Capitaneria di Porto di Castel Volturno hanno accertato la sussistenza di reati come l’occupazione abusiva di suolo demaniale, l’abusivismo edilizio, la violazione di norme paesaggistiche e sulla tutela idraulica e delle acque pubbliche.

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Le strutture abusive demolite

Oggetto della demolizione, iniziata a marzo e della durata di tre mesi, sono 60 strutture realizzate parecchi anni fa, e costituite da tralicci e cavi d’acciaio capaci di sostenere una grossa rete da pesca, detta «Cala Cala», delle dimensioni di 10 metri per dieci, di un locale realizzato sulla sponda del fiume in cui sono posizionati l’argano e il verricello azionati da un motore a scoppio o elettrico che servono a movimentare in verticale la grossa rete, di attrezzature varie e di piccoli natanti necessari per recuperare il pescato sotto la rete; i manufatti abusivi, è emerso, sono stati realizzati tramite l’utilizzo di container fuori uso, parti metalliche o in muratura che poggiano su basi di cemento con pareti coibentate in lamiera.

Il coordinamento tra enti per l’abbattimento

Per approntare la demolizione è stato necessaria un’opera di raccordo da parte della Procura guidata da Pierpaolo Bruni dei vari enti competenti dal punto di vista amministrativo per i manufatti abusivi, ovvero della Regione Campania che è soggetto gestore della proprietà demaniale, della Provincia di Caserta che è competente per l’officiosità idraulica del fiume e del Comune di Castel Volturno che si occupa della materia urbanistico-edilizia.

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Così il Comune ha emesso per ognuna delle 60 strutture ordinanza di abbattimento, la Regione ha stanziato 593mila euro per la demolizione in favore della Provincia, soggetto attuatore che ha elaborato il progetto esecutivo degli interventi e bandito la gara d’appalto, aggiudicato da una società di Afragola (Napoli). I fondi sono stati anticipati dalla Regione e saranno poi recuperati. I rifiuti residuo dell’abbattimento saranno poi oggetto di valutazione da parte dei carabinieri e dei militari della Capitaneria.

Il ripristino del territorio

In una nota, la Procura di Santa Maria Capua Vetere spiega che «al termine dell’intervento si restituirà alla collettività la fruizione di questo intero tratto del Volturno, con le sponde libere da manufatti abusivi, cavi, tralicci e reti che, oltre a costituire un intralcio al libero deflusso delle acque, tralicci, rappresentano un forte impatto negativo per il paesaggio naturale e il simbolo del perdurare di annose situazioni di illegalità in questo territorio».

Legalità e lotta all’abusivismo nel territorio

Continua dunque la particolare attenzione verso l’area del Comune di Castel Volturno della Procura sammaritana, dove c’è un pool di magistrati che vi si dedica quotidianamente. A febbraio è iniziata la demolizione anche di una settantina di case abusive realizzate nell’altra degradata località di Bagnara, e utilizzate per le vacanze anche da esponenti del clan camorristico Belforte di Marcianise.

Lunedì 31 marzo, invece, è stata smantellata con undici arresti una banda di rom con base a Castel Volturno e specializzata in furti in appartamento in tutta Italia; ma ciò che è emerso con preoccupazione è l’esistenza di un enclave di rom nella degradata località di Destra Volturno, formatasi in appena un anno e mezzo grazie all’enorme quantità di case dal prezzo ormai molto basso, che i rom hanno comprato in contanti da proprietari italiani.

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