Dopo l’ennesima intrusione, restano i problemi di sicurezza e manutenzione
Settembre è iniziato in salita per la biblioteca Deledda di Ponticelli. La struttura, che avrebbe dovuto riaprire al pubblico il 1° settembre dopo la pausa estiva, ha dovuto rimandare la ripresa delle attività dopo aver subito un’intrusione, con furti e danneggiamenti all’interno degli spazi. È stato necessario procedere con una sanificazione prima di poter nuovamente accogliere gli utenti.
Una riapertura turbolenta, dunque, che ha riportato l’attenzione su problemi che accompagnano la biblioteca da tempo e che vanno ben oltre quanto accaduto negli ultimi giorni. A raccontarlo sono Roberto Malfatti della cooperativa Se.Po.Fà e Anna Nasti, responsabile della biblioteca e membro di Noi@Europe.
Tre realtà del territorio per tenere viva la biblioteca
Oggi sono tre le realtà impegnate nelle attività della biblioteca Grazia Deledda: Se.Po.Fà, Terra di Confine e Noi@Europe. La loro presenza è iniziata a partire dal 2020, dopo un primo progetto ministeriale, per poi diventare progressivamente sempre più centrale. Le organizzazioni si occupano della catalogazione, della comunicazione e della gestione quotidiana della struttura. Sono state proprio loro, dopo l’ultima intrusione, a presentare denuncia. Un impegno che negli anni ha consentito di portare avanti le attività della biblioteca, ma che incontra inevitabilmente dei limiti quando le difficoltà riguardano aspetti che vanno oltre la gestione ordinaria: dalla manutenzione alla sicurezza fino alle condizioni dell’area circostante.
La Deledda si trova infatti all’interno del Parco De Simone, in un contesto nel quale diverse situazioni di abbandono finiscono per ripercuotersi anche sulla biblioteca. Malfatti segnala in particolare la presenza, nelle vicinanze, di un ex asilo nido abbandonato nel quale entrano ragazzi e persone senza dimora e dal quale, in alcuni casi, le intrusioni arrivano fino agli spazi della biblioteca. Nell’ultimo episodio sono stati portati via materiali di cancelleria e danneggiati alcuni oggetti, tra cui degli armadietti. Non si tratta, però, del primo furto subito dalla struttura: in passato è stato sottratto anche un computer. A rendere più complicata la situazione è inoltre l’assenza di un sistema di sicurezza.
«Quando la struttura è aperta e presidiata, gli episodi diminuiscono»
Anna Nasti ricorda come le intrusioni abbiano accompagnato soprattutto i periodi nei quali la biblioteca è rimasta chiusa: «In passato abbiamo già subito alcuni furti. Questi sono avvenuti sistematicamente nei momenti in cui la biblioteca è rimasta chiusa, nel periodo Covid, per periodi brevi o prolungati: quando invece la struttura è aperta e presidiata, gli episodi di furto o intrusione diminuiscono sensibilmente, fino ad annullarsi quasi del tutto».
Non ci sono stati soltanto furti. Negli anni si sono verificati anche episodi di vandalismo che Nasti riconduce soprattutto a «bravate di adolescenti e preadolescenti» inseriti in «un contesto privo di alternative». Episodi come l’apertura degli estintori o il lancio di pietre hanno interessato anche la scuola adiacente. La risposta, però, non è stata soltanto quella di proteggere fisicamente la struttura. Dopo i ripetuti danneggiamenti ai vetri sono state installate delle grate alle finestre, mentre parallelamente gli operatori hanno provato ad avvicinare alcuni dei ragazzi.
«Cerchiamo di comprendere le motivazioni che sono dietro questi comportamenti, aprendo un dialogo e mostrando che esistono modi diversi di vivere il tempo e lo spazio. Con alcuni ragazzi ci siamo riusciti: oggi abbiamo costruito un rapporto, e capita che passino in biblioteca». Un elemento che restituisce anche il ruolo che un presidio culturale può assumere in un territorio nel quale gli spazi e le alternative a disposizione dei più giovani sono limitati.
I lucernari danneggiati da diciassette mesi e una sala ancora inagibile
Ai problemi di sicurezza si aggiungono quelli strutturali. Nell’aprile del 2025 una violenta tempesta che colpì Napoli e provincia danneggiò alcuni dei lucernari della biblioteca di Ponticelli. Da allora sono trascorsi diciassette mesi e l’intervento definitivo non è ancora arrivato. «Alcuni lucernari della biblioteca si sono danneggiati e sono rimasti scoperti per mesi. Solo nell’estate scorsa sono stati coperti con dei teli, che però nel frattempo si sono usurati, aggravando la situazione», racconta Nasti. Alle aperture danneggiate si aggiungono infiltrazioni provenienti anche da lucernari che, pur non essendo rotti, risultano scollati. La competenza per l’intervento è del Comune.
Secondo quanto riferito dalla responsabile della biblioteca, la Municipalità ha comunicato che i lavori sarebbero stati effettuati entro il 2026, ma al momento non sono ancora partiti. Le conseguenze non sono marginali. Al primo piano resta infatti inagibile la Sala Mancini, la sala più grande della Deledda, riducendo gli spazi a disposizione soprattutto durante i mesi invernali. «È evidente che una biblioteca privata della sua sala più grande abbia subito un forte depotenziamento, soprattutto nei mesi invernali».
«Attorno alla biblioteca un collasso dei servizi pubblici»
L’intrusione che ha complicato la riapertura di settembre diventa così soltanto l’ultimo episodio di una situazione più ampia. Da una parte ci sono le realtà che quotidianamente portano avanti le attività della biblioteca; dall’altra rimangono questioni che, dalla manutenzione alla sicurezza degli spazi pubblici, non possono essere affrontate esclusivamente da chi gestisce le attività culturali. È proprio su questo punto che arriva l’appello di Nasti. «La situazione che si registra attorno alla biblioteca è quella di un vero e proprio collasso dei servizi pubblici. Un collasso tanto più grave perché la comunità rischia di abituarsi ad esso. Noi non vogliamo assuefarci a questo disastro».
Se.Po.Fà, Terra di Confine e Noi@Europe chiedono quindi che il lavoro portato avanti quotidianamente sul territorio non finisca per trasformarsi nella sostituzione delle responsabilità istituzionali. «Siamo consapevoli della complessità del contesto in cui operiamo. Chiediamo però che l’impegno quotidiano di chi opera sul territorio non si traduca in una sostituzione sistematica delle funzioni che competono alle istituzioni». Per chi vive quotidianamente la Deledda, quindi, la questione non riguarda soltanto l’ultimo furto e neppure esclusivamente la biblioteca, ma il contesto di abbandono che la circonda. «Non è più tempo di analisi e promesse: le istituzioni devono assumersi le proprie responsabilità con atti concreti, perché ogni ulteriore ritardo è una scelta politica, non un’inevitabile fatalità».




